Il primigenio solenne proposito della Signora Ministra, poi progressivamente defilatasi, di formalizzare, per la parte di sua competenza, un atto d’indirizzo per la perequazione retributiva dei dirigenti delle istituzioni scolastiche con tutti gli altri dirigenti pubblici e l’obiettivo di risolvere l’intollerabile emergenza salariale su cui il granitico cartello formato da CGIL, CISL, UIL, SNALS aveva dato mostra di essere disposto anche ad immolarsi, hanno concluso – nello stesso giorno che duecentoventotto anni fa segnò la gloriosa presa della Bastiglia – la pantomima degli appositi tavoli tecnici, realizzando la miserabile convergenza di un impegno a muoversi in direzione di una progressiva armonizzazione delle retribuzioni: perfetta replica dell’ipocrita formula delle sterili dichiarazioni congiunte apposte in calce ai tre precedenti contratti collettivi nazionali di lavoro.

     I tre punti proposti dall’Amministrazione ieri (progressiva armonizzazione della posizione di parte fissa a quella degli altri dirigenti, necessità di delineare il profilo del dirigente scolastico e necessità di chiarire i criteri del FUN per corresponsione della retribuzione di posizione e di risultato…anche con riguardo alle reggenze),  lo spacchettamento della nuova AREA ISTRUZIONE E RICERCA, in tre sezioni (dirigenza scolastica, università, ricerca), e il plauso di tutte le OO.SS. del comparto a simili vergognose proposte, non hanno bisogno di commenti. Sono in perfetta linea con le premesse inerenti l’accordo del 30/11/2016: niente allineamento retributivo, niente perequazione!

     A criticare le proposte, con toni molto diversi, ma con contenuti sostanzialmente uguali, ANP e DIRIGENTISCUOLA. Resta da verificare se le rimostranze ANP sono reali o strategiche atteso che è responsabile, anche più delle altre OO.SS., dell’attuale situazione!

  Di fronte alle criticità denunciate dalla DIRIGENTISCUOLA e, soprattutto, l’irrinunciabilità della perequazione,  le OO.SS.  della quadruplica, prevedendo le reazioni dei propri soci, hanno messo in scena l’ennesima pantomima. Nel III giro di tavolo qualcuno ha chiesto timidamente i tempi della progressiva perequazione  e qualcun altro, con incredibile coraggio, ha parlato di sofferenza della dirigenza e di perequazione come obiettivo irrinunciabile! nonostante i reiterati e ripetuti riferimenti a tenere fede agli impegni dell’accordo del 30/11/2016. Proprio vero! Sindacalisti e politici pensano a ciò che dicono, ma non dicono ciò che pensano, nella convinzione che il “popolo” sia distratto o ignorante e si possa continuare a ingannare impunemente.

    Nel frattempo, mentre la categoria si appresta ad essere ancora una volta turlupinata,  la più rognosa tra tutte le dirigenze pubbliche si è ulteriormente gravata delle responsabilità portate in dono dalla legge 107/15 e del potenziale contenzioso insito nei poteri di diretta irrogazione ai propri dipendenti, docenti  inclusi per espressa statuizione del D. Lgs. 75/17, di sanzioni disciplinari sino a dieci giorni di sospensione dal servizio e dallo stipendio, mentre tutti gli altri dirigenti normali non avranno motivo di particolari angosce non potendo andare oltre l’evanescente rimprovero verbale, che neanche richiede la contestazione degli addebiti.

    Ma che importa?

    Il rischio delle elezioni anticipate non è più dietro l’angolo e il leader della Signora Ministra avrà tutto il tempo necessario per confezionare la propria narrazione agli italiani, magari attingendo dal suo libro appena dato alle stampe.

  E la Quadriate – cui la categoria, realizzando un autentico capolavoro di autolesionismo, ha regalato il potere, con il 52% di rappresentanza, di firmare da sola il contratto della sua dichiarata controparte – potrà, in cambio del concesso via libera ai decorosi 85 euro mensili lordo Stato, spadroneggiare, con l’esame congiunto esteso a tutto campo dal citato decreto 75/17, anche sulle materie pure formalmente sottratte alla contrattazione e/o protette da norme imperative: chiamata per competenze, bonus premiale e quant’altro possa essere sottratto alle prerogative del preside sceriffo.

  E che importa, ancora, se la Corte costituzionale, con la sentenza 178/15, ha statuito che il nuovo contratto, susseguente alla sopravvenuta incostituzionalità della moratoria tremontiana-montiana, deve dare piena attuazione al principio della proporzionalità della retribuzione, ponendosi come strumento di garanzia della parità di trattamento, dunque non potendosi più continuare a remunerare come un quadro un soggetto avente qualifica dirigenziale?

  Se, consumatasi questa indecorosa farsa, i dirigenti scolastici vorranno continuare ad essere maltrattati sarà una loro scelta.

Se invece intendono salvaguardare la loro dignità troveranno un alleato in DIRIGENTISCUOLA, che, come già comunicato, se nell’ atto di indirizzo ufficiale non sarà data priorità all’allineamento retributivo della dirigenza scolastica, chiederà alla categoria, fornendo tutte le istruzioni e indicazioni necessarie, di mettere in atto l’unica azione possibile per recuperare la propria dignità.

I dirigenti scolastici non saranno costretti a conquistare la Bastiglia e a mettere la ghigliottina in piazza. Dovranno solo azionare un’arma molto più potente ed efficace che produce effetti sicuri e immediati, se si renderanno conto che l’atto di indirizzo vincola l’ARAN non le OO.SS. che hanno il potere e la forza di condizionare anche il Governo. Bisogna SOLO costringerle a farlo.