Concorso dirigenti scolastici 2017 e controlli sui titoli dei candidati: dai 64 posti sub iudice alla diffida di un gruppo di ordinaristi, da quest’ultima alle minacce per chi aderirà alla causa penale, la vicenda si aggrava. Fratta: “Non parteggiamo per nessuno, è un fatto di pura giustizia. Potevamo restare in omertoso silenzio come gli altri, in fondo non abbiamo nulla da guadagnarci: ma noi siamo diversi e vogliamo solo che la situazione si chiarisca. La gente non deve aver paura ma pretendere giustizia. Noi ci siamo. Invito il Ministro ad intervenire tempestivamente”. Lo stralcio di una segnalazione pervenutaci.
Nemmeno un mese fa abbiamo sollevato il tappeto su una questione su cui regnava un silenzio imbarazzante (e capire perché non è difficile). Vale la pena sintetizzarla e svelarne i nuovi, inquietanti sviluppi.
La vicenda – Tutto parte da un ricorso, promosso innanzi al TAR Lazio da una portatrice di legittimo interesse, che metteva in discussione la legittimità di almeno 64 posizioni nella graduatoria della procedura riservata ex D.M. 107/23. A fine giugno, poi, un gruppo di docenti inseriti nella graduatoria del concorso ordinario, destinati all’assunzione dall’a.s. 2026/27 (e dunque anch’essi virtualmente danneggiati), ha diffidato il Ministero dell’Istruzione e del Merito, per tramite di un legale, a verificare – come dovrebbe essere di prassi – i requisiti di accesso dei candidati della procedura riservata. Secondo il ricorso e la successiva diffida, diversi candidati ammessi alla procedura riservata potrebbero non possedere i requisiti previsti dalla legge: tra le anomalie segnalate figurano ricorsi non autonomi, contenziosi non più pendenti alla data del 28 febbraio 2023, impugnazioni relative ad atti diversi dal mancato superamento delle prove e, nei casi più gravi, candidati che non avrebbero nemmeno superato la preselettiva.
La generica replica del MIM – Sotto accusa anche i controlli effettuati dal Ministero, che avrebbe verificato a campione appena dieci autodichiarazioni, circostanza ritenuta insufficiente dai ricorrenti. Perplessità a cui il MIM non ha fornito concreta risposta, di fatto invitando gli esponenti a rivolgersi al Giudice: “A seguito della diffida formalmente trasmessa al Ministero dell’Istruzione e del Merito, finalizzata ad ottenere la verifica della sussistenza dei presupposti richiesti per l’ammissione dei candidati alla procedura riservata – si legge in uno stralcio di una segnalazione a noi pervenuta – l’Amministrazione ha fornito un riscontro che, a nostro giudizio, si è limitato ad affermazioni generiche e meramente formali, senza chiarire se sia stata realmente effettuata una verifica puntuale delle singole posizioni né rispondere alle specifiche contestazioni formulate. Tale risposta ha ulteriormente alimentato il timore che possano non essere stati svolti gli indispensabili controlli preventivi richiesti in una procedura concorsuale pubblica destinata all’accesso ad una delle più elevate funzioni della pubblica amministrazione scolastica”.
Gli ulteriori (inquietanti) sviluppi – Ed è proprio qui che si apre il terzo capitolo di questa inquietante vicenda, che continuiamo a sperare senza fondamento (in caso contrario ci sarebbero, a guidare le nostre scuole, decine di persone prive di titolo): visto il riscontro laconico, tranchant e, va detto, non propriamente incoraggiante del MIM, che suonava come un invito ad adire le vie legali, si parla ora di una denuncia penale contro i responsabili dei mancati controlli e contro chi – qualora acclarato – avesse dichiarato il falso per trarne iniquo vantaggio, a cui i (presunti) danneggiati sono stati invitati ad aderire. Va anche detto en passant che, nonostante l’iniziativa sia partita da un gruppo di ordinaristi, i maggiori danneggiati potrebbero essere proprio i riservisti, diversi dei quali, oltre ad essere stati iniquamente scavalcati, si vedrebbero ulteriormente ridurre le possibilità di accesso al ruolo.
Il clima di “forte preoccupazione” – Intanto la querelle è proseguita e si è decisamente aggravata, fino ad arrivare alle voci, pervenute anche a Dirigentiscuola, di pressioni e intimidazioni nemmeno troppo velate da parte di noti esponenti politici (e non solo) nei riguardi di chi, giustamente, vuole vederci più chiaro proseguendo sulla strada del contenzioso e delle denunce. Siamo stati letteralmente invasi da segnalazioni di questo tipo. Saremmo davvero al “mondo alla rovescia”, in cui chi dovrebbe tutelare la legge sarebbe il primo a vantarsi di non farla rispettare. “Parallelamente a tale vicenda – prosegue la segnalazione di cui sopra – si è progressivamente instaurato un clima che desta forte preoccupazione. Diversi candidati riferiscono di essere stati destinatari di messaggi intimidatori, pressioni e comunicazioni anonime finalizzate a scoraggiare ogni iniziativa diretta a chiedere il rispetto della legge e l’accertamento della regolarità della procedura concorsuale. Alcuni hanno manifestato un concreto timore nel proseguire le proprie azioni di tutela per paura di possibili ritorsioni personali o professionali… È profondamente allarmante che cittadini i quali esercitano un diritto riconosciuto dall’ordinamento – chiedere il rispetto delle norme e l’accertamento della regolarità dell’azione amministrativa – possano sentirsi intimiditi o indotti al silenzio. Una simile situazione rischia di determinare un grave vulnus alla fiducia dei cittadini nelle istituzioni, alimentando la convinzione che il semplice esercizio dei propri diritti possa esporre a forme di pressione incompatibili con uno Stato di diritto”. Chiude il segnalante: “Chiediamo soltanto che venga accertata fino in fondo la regolarità dell’azione amministrativa, che siano verificati tutti i requisiti previsti dalla legge per l’accesso alla procedura riservata e che siano approfondite, con il massimo rigore, le segnalazioni concernenti il clima intimidatorio denunciato da numerosi candidati”.
Il commento del Presidente Fratta – “Noi non parteggiamo per gli uni o per gli altri – chiarisce il presidente nazionale di Dirigentiscuola, Attilio Fratta –. Anche se ormai in questo Paese può sembrare strano, per noi è un puro fatto di giustizia: ci preoccupiamo soltanto del rispetto della legge e dei diritti di chi potrebbe essere stato danneggiato. Sarebbe dovere palese dell’Amministrazione effettuare tutte le verifiche necessarie senza costringere i cittadini a rivolgersi ai giudici come invece ormai avviene regolarmente: in quest’ultimo caso, comunque, occorre avere il coraggio di andare fino in fondo per ottenere i dovuti chiarimenti. Trovo inquietante sentir parlare addirittura di intimidazioni agite da ben noti esponenti politici, che dovrebbero essere i primi a garantire la legalità, nei confronti di chi ha manifestato l’intenzione di aderire alla causa penale. Spero siano soltanto voci ma, se accertate, configurerebbero una situazione gravissima”.
“Noi siamo diversi” – Prosegue Fratta: “Sia chiaro: non ci muoviamo motu proprio, ma a seguito di numerose segnalazioni di situazioni inaccettabili che si vanno via via aggravando. Avremmo potuto benissimo restarcene in omertoso silenzio, come tutti gli altri sindacati che non battono ciglio per timore di perdere deleghe, ma noi siamo diversi. Siamo sempre stati e sempre saremo per la giustizia, l’equità, l’imparzialità e la trasparenza dell’azione amministrativa: sono principi-cardine di una Costituzione per cui intere generazioni hanno combattuto e si sono sacrificate, e che non possono essere calpestati dal politico o dal sindacalista di turno. Noi continuiamo a sperare che si tratti di un grosso equivoco, ma vogliamo che la situazione si chiarisca una volta per tutte, e se a farlo deve essere un giudice, ben venga!”
Giusto pretendere chiarezza – Conclude Fratta: “A tutti coloro che stanno subendo o dovessero subire intimidazioni diciamo con chiarezza di avere il coraggio di andare avanti. Queste situazioni non devono esistere, chi si sente leso ha tutto il diritto di chiedere ciò che è giusto. Come si possono qualificare certe intimidazioni? Come si può definire un metodo del genere? E se si è nel giusto, di cosa aver paura? Dirigentiscuola vi starà accanto fino alla fine, a presidio della trasparenza e della correttezza”.
L’appello al Ministro Valditara: “Rivolgo infine un caloroso appello al Ministro Valditara: Ministro, prenda in mano la situazione. Non costringa le persone a ricorrere al Giudice. Lei dovrebbe essere il primo a controllare che le norme siano rispettate. Ordini ai responsabili di pubblicare le verifiche che asseriscono di aver effettuato. Ne va della Sua dignità e onorabilità.”