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CONCORSO DIRIGENTI SCOLASTICI, NUOVO RICORSO AL TAR: 64 POSIZIONI SOTTO ACCUSA

CONCORSO DIRIGENTI SCOLASTICI, NUOVO RICORSO AL TAR: 64 POSIZIONI SOTTO ACCUSA

Una candidata esclusa dai posti messi a bando contesta i requisiti di accesso di decine di vincitori della procedura riservata. Se le irregolarità fossero confermate, il Ministero potrebbe essere costretto a rivedere decine di incarichi già assegnati.

Altro temporale in arrivo sul reclutamento dei dirigenti scolastici. E stavolta potrebbe davvero assumere le proporzioni di una tempesta. Apprendiamo da una testata di settore che davanti al Tar per il Lazio pende un ricorso da “far tremar le vene e i polsi”. 

Si tratta di un contenzioso che, da mesi, attraversa silenzioso le burrasche addensatesi via via sul famigerato concorso del 2017, ma che ora sta emergendo in tutta la sua chiarezza con la notifica per pubblici proclami alle controparti, preclusiva dell’atto finale del ricorso, e con l’udienza fissata in Camera di Consiglio per oggi 24 giugno.

A fare guerra – questa volta una guerra “fratricida” – è una candidata “riservista” esclusa dai posti messi a concorso (qualche decina di posizioni oltre i 519 a bando).  Il punto centrale non è la sua esclusione, ma la contestazione dei requisiti di accesso di alcuni candidati ammessi alla procedura straordinaria. In particolare, la normativa consentiva l’accesso solo a partecipanti del concorso DS 2017 che avessero un contenzioso amministrativo ancora pendente al 28 febbraio 2023 relativo al mancato superamento delle prove. 

Secondo la ricorrente, tra gli ammessi vi sarebbero persone – di cui diverse decine già in servizio nelle scuole – che non rientravano in tali condizioni per non aver proposto ricorso entro i tempi o per altre irregolarità procedurali e/o sostanziali. Non solo: addirittura vi sarebbero candidati che non avrebbero nemmeno sostenuto la prova preselettiva. Le posizioni contestate sono svariate: sta di fatto che, se tutto ciò venisse confermato, sarebbe un terremoto perché costringerebbe il Ministero a correre ai ripari anche, nei casi estremi, revocando incarichi dirigenziali già assegnati. 

In sostanza, dopo aver ottenuto l’accesso agli atti, la ricorrente sostiene che almeno 64 candidati tra i primi 590 classificati potrebbero non avere i requisiti richiesti. 

A proposito di MIM: uno tra gli aspetti più discussi riguarda proprio le verifiche effettuate dal Ministero. Il quale ha dichiarato di aver pubblicato e controllato a campione le autodichiarazioni di soli 10 candidati, pur affermando di aver verificato la veridicità delle dichiarazioni prima dell’approvazione della graduatoria e di aver escluso chi risultava privo dei requisiti. I ricorrenti ritengono che un controllo così limitato sia insufficiente rispetto a una procedura basata in larga parte sull’autocertificazione (del resto, nei controlli a campione si dovrebbe verificare almeno il 20% delle posizioni), e accusano il MIM di eccesso di potere per difetto di istruttoria.

In attesa che si pronunci il giudice amministrativo, non ci resta che segnalare questa ennesima tegola su una procedura, come sappiamo, già martoriata a causa di un’Amministrazione – e di una politica – ondivaghe e incapaci di agire con buonsenso e credibilità. La questione, ora, non è più solo fra “ordinaristi” e “riservisti”, ma tra appartenenti alla medesima graduatoria. Stiamo assistendo a quello che, quattro secoli or sono, il filosofo Thomas Hobbes avrebbe definito un bellum omnium erga omnes. Quando ci si mette il malgoverno, si smarrisce ogni certezza. Tranne una: comunque andrà a finire, a perderci sarà sempre la scuola. 

“Voglio augurarmi – conclude il Presidente Fratta – che tutti i candidati non abbiamo prodotto false autocertificazioni. Prima del Giudice deve essere l’Amministrazione a controllare e prendere i provvedimenti del caso per il rispetto della legge ma anche, se non soprattutto, dei colleghi inclusi nella stessa graduatoria che sarebbero stati scavalcati da chi non avrebbe i requisiti. Perché l’Amministrazione non ha fatto le obbligatorie verifiche? Perché si è limitata, se la notizia è vera, a controllare solo 10 autocertificazioni? E con quale criterio sarebbero state scelte? Possibile che nel Bel Paese i responsabili non vengano mai puniti? Si dimentica che la scuola è il luogo della formazione e che per formare bisogna essere formati? Nell’interesse di tutti possiamo solo augurarci che anche questa ennesima vicenda si chiuda il prima possibile.”

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