Si è tenuto al MIUR questa mattina, inizio ufficiale dell’estate, il primo dei tre incontri del tavolo tecnico della DIRIGENZA, propedeutici alla stesura dell’atto d’indirizzo di area per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro 2016-2018.

Erano presenti tutte le sigle sindacali, e, per l’Amministrazione, in apertura dei lavori, la dott.ssa Capasso e altri due dirigenti.

Per DIRIGENTISCUOLA hanno partecipato Francesco G. Nuzzaci e Sandro Calabrese.

Mentre tutti, ragionevolmente, si attendevano una proposta dell’Amministrazione su cui discutere, è stato invece reiterato l’invito – ancora! – dell’ennesimo giro di tavolo per acquisire le posizioni dei sindacati, da tempo abbondantemente partecipate alla medesima e pubblicizzate sulla stampa.

Con queste premesse si è un po’ andati a ruota libera e ogni sigla ha replicato il proprio copione, con la CGIL ad insistere per un’intesa ad excludendum tra l’Amministrazione e le altre tre componenti della monolitica Quadriate, forte del 52% di rappresentanza della categoria e dunque padrona del contratto, che così potrebbe derogare alle norme di legge, anche se qualificate imperative!

In procinto di conclusione della seduta è arrivato il Capodipartimento dottoressa De Pasquale, che ha riproposto la questione del nuovo profilo del dirigente scolastico, lasciato intendere come imprescindibile condizione preliminare per un trattamento economico armonizzato con quello di tutte le altre dirigenze vere, cioè non aggettivate.

DIRIGENTISCUOLA ha preso subito la parola per ribadire che:

  1. La dirigenza nelle istituzioni scolastiche e formative è una dirigenza gestionale piena, difatti disciplinata dalle generali disposizioni del D. Lgs. 165/01, integrate dalla norma speciale dell’art. 25 e dalle pari disposizioni speciali figuranti nella legge 107/15. Semmai è una dirigenza più complessa rispetto all’archetipo della dirigenza amministrativa pura, in ragione del peculiare luogo di esercizio della funzione, non di certo assimilabile a un mero ufficio del ministero: dunque non c’è bisogno di (ri)definire nessun profilo, propedeutico all’atto d’indirizzo di area!
  2. Necessita, semplicemente, garantirle, da parte del suo datore di lavoro – e di scriverlo in cima all’atto di indirizzo! –, un trattamento economico che:

a)- come misura minima e immediata assicuri la stessa retribuzione di posizione fissa di cui godono i suoi normali dirigenti amministrativi e i suoi dirigenti tecnici peraltro non titolari, e dunque privi delle afferenti responsabilità, di una pur larvale struttura organizzativa;

b) incrementi significativamente la retribuzione di posizione variabile media, collegata all’effettiva complessità di un’istituzione scolastica quale ente dotato di soggettività giuridica e preposto alla progettazione-erogazione-rendicontazione di un servizio pubblico tecnico-professionale, di rilievo costituzionale e di qualità non inferiore agli standard di sistema;

c) renda esigibile una retribuzione di risultato seria e soprattutto non sperequata – 1700 euro annui lordi medi a fronte dei 30.000 euro annui lordi medi sempre dei dirigenti amministrativi e tecnici di pari fascia: ultimi dati ufficiali del 2014 –, costruendo un dispositivo di valutazione dirigenziale snello e in grado di funzionare, idoneo a riscontrare – e adeguatamente remunerare – le capacità organizzative e gestionali, nonché il grado di raggiungimento degli obiettivi previamente formalizzati nel provvedimento d’incarico.

Su tutto questo – o quasi – ci è parso che i nostri partner abbiano concordato: nessun profilo da riscrivere per chi già è doppiamente dirigente. E di sicuro non quello di un, più o meno surrettizio, Coordinatore didattico.

Così come – ci sembrerebbe aver compreso – hanno convenuto che:

a) nella nuova area dirigenziale Istruzione e Ricerca le previste – peraltro come eventuali – sezioni speciali potranno ben regolare particolari istituti normativi che tengano conto di una sua strutturale disomogeneità, ma in nessun caso queste dovranno essere utilizzate per replicare quelle barriere retributive che proprio il dimezzamento delle aree contrattuali ha voluto quantomeno contenere;

b) nell’atto d’indirizzo va rimarcato che una consistente quota delle risorse occorrenti per l’equiparazione retributiva è costituita da economie (sostanzialmente è un autofinanziamento), come dettagliato nella piattaforma contrattuale di DIRIGENTISCUOLA, non da ora resa pubblica e, ovviamente, consegnata all’Amministrazione;

c) Il nuovo contratto, incluse le eventuali sezioni speciali, dovrà tradursi in un organico ed autoconsistente testo normativo, senza dover rincorrere per rinvio i diversi istituti sparsi nelle precedenti edizioni.

Vedremo nel prossimo e decisivo incontro del 28 giugno quanto, e come, sarà recepito di quel che si è discusso nella bozza dell’atto di indirizzo che l’Amministrazione si è impegnata a presentare, articolato in macro aree.

E verificheremo se i tanti emersi elementi di convergenza tra le storiche sigle e DIRIGENTISCUOLA troveranno conferma e, soprattutto, reali prospettive per una dirigenza non più figlia di un dio minore.