Non spetta a un sindacato rappresentativo di Area entrare direttamente nel merito dellipotesi del nuovo CCNL del riconfigurato comparto Scuola-Università-Ricerca, sottoscritta da CGIL-CISL-UIL all’alba del 9 febbraio u.s. dopo una trattativa notturna no-stop (!) Né è suo interesse indagare le ragioni che hanno motivato le ora dissenzienti altre due sigle rappresentative a procrastinarne la firma, magari a dopo le elezioni per il rinnovo delle RSU.

Saranno le categorie incise, in particolare i docenti, ad apprezzare un’ ipotesi di contratto frutto di una scelta giusta e responsabile…un contratto di svolta che fa da ponte al nuovo triennio 2019-2021, laddove vi si prefigurano magnifiche sorti e progressive, ma che intanto – tutto giocato in fase difensiva – ne accentua la loro massiva tutela impiegatizia, che preclude a un qualsivoglia riconoscimento professionale.

Oppure saranno sempre gli stessi a squalificarlo come ignobile mancetta preelettorale che non va oltre i 50 euro mensili netti (che è più di quello che hanno avuto rispetto all’Intesa del 30 novembre 2016, secondo la gongolante ministra Fedeli), dopo che si è raccattato un po’ di qua e un po’ di là ma mandandosi in cavalleria tutto il 2016 e tutto il 2017. La mancetta, comunque, lo scrive l’ARAN, sarà in busta paga al “termine dell’iter procedurale di controllo del testo contrattuale”, ossia all’inizio dell’estate!

Spetta però a un sindacato di Area evidenziare il vantato scardinamento della legge 107/15 nei suoi aspetti più innovativi (c.d. chiamata diretta o per competenze, bonus premiale, formazione permanente-strutturale-obbligatoria) e il tentativo – la cui riuscita sembra però più ostica – di attutire e/o ritardare gli effetti della recente novella apportata al D. Lgs. 165/01 in materia di rapporto di lavoro e di irrogazione delle sanzioni disciplinari: l’uno e l’altro per dare meno potere ai dirigenti scolastici.

Ovviamente, è tutto da verificare il preteso avvenuto riequilibrio tra legge e contratto per via negoziale, che non può modificare norme imperative. Sta però di fatto che l’irresponsabile cedimento del Governo metterà in grave difficoltà i dirigenti scolastici, che le predette norme imperative sono obbligati a rispettarle per quanto di competenza. Perché gli appigli offerti alla loro dichiarata controparte datoriale indurranno agevolmente la Triplice e le altre due sigle sindacali di comparto che vi si affiancheranno a puntare sul ventre molle del sistema, che peraltro – e le ultime vicende di questi giorni, vedi caso Regina Margherita, ne forniscono eloquente testimonianza – non potrà di certo fare affidamento sul sostegno della sua Amministrazione.

Incredibile, ma vero! Il nuovo contratto, si legge nel comunicato ARAN, è in coerenza con l’Intesa del 30 novembre 2016 tra Governo e Organizzazioni sindacali, con il quale, parola di Ministra, le OO.SS. hanno barattato la signoria del contratto con la perequazione retributiva dei dirigenti!

Quadro allucinante. Non si riesce a capire come il 52,46% dei dirigenti scolastici possa  tollerarlo: Le OO.SS. firmano un accordo con il quale, in cambio della signoria del contratto di COMPARTO, si recupera potere contrattuale, si ripristinano le materie derubricate a informativa, si prevedono nuovi istituti contrattuali per rendere difficile la vita del dirigente, rinunciando alla perequazione. Quale altra categoria arriva perfino a pagare…tante conquiste? Previsioni che DIRIGENTISCUOLA ha denunciato dal giorno successivo all’accordo del 30 novembre 2016 nella speranza che la categoria aprisse gli occhi.  Li aprirà almeno ora che le previsioni sono state tradotte in norme e istituti contrattuali?