Sia pure con un ragionamento tortuoso e non privo di imbarazzi, l’Amministrazione, nell’incontro specifico chiesto da DIRIGENTISCUOLA, la cui delegazione era composta dal Segretario Generale Fratta, Francesco G. Nuzzaci e Maria Catena Trovato,   ha dovuto ammettere la non obbligatorietà della compilazione del Portfolio e sue proliferanti appendici per chi ha rifiutato il dispositivo messo a punto dalla Direttiva 36/16 e del tutto distonico rispetto alle prescrizioni di legge, che si propongono, semplicemente, di rilevare sia i comportamenti organizzativo-gestionali che il grado di raggiungimento degli obiettivi codificati nel provvedimento d’incarico e nella diretta disponibilità del soggetto valutato: come per tutti i dirigenti pubblici, inclusi i pari livello dirigenti amministrativi e tecnici del medesimo datore di lavoro.

Dunque,  è stato assicurato che non sarà operata nessuna schedatura a stigmatizzare la disobbedienza degli oltre 2.000 colleghi, il 33% della categoria,  resisi indisponibili a fungere da cavia per prolungare artificiosamente la vita di quell’ectoplasma pomposamente denominato Sistema di valutazione della dirigenza scolastica, che progressivamente:

  • è stato convertito in una solipsistica narrazione da parte dei destinatari. O di chi per loro;
  • è stato svincolato da ogni legame con la retribuzione di risultato;
  • è stato depauperato, contra legem, di ogni differenziazione classificatoria del merito, sia in positivo che – per elementare nesso logico – in negativo, secondo le graduazioni figuranti nell’art. 21 del D. Lgs. 165/01;
  • è stato oggetto di proroga dei termini e di integrazione degli obiettivi regionali in corso d’opera;
  • è stato pertanto svilito in un’ulteriore improduttiva molestia burocratica.

Il Dr. Previtali, alla specifica richiesta di motivazione sull’annotazione apparsa nel portale e poi scomparsa, ha precisato che si è semplicemente trattato di un errore del sistema precedentemente impostato e al quale non era stata apportata la necessaria modifica attesa la disobbedienza civile proclamata da DIRIGENTISCUOLA.

Il Segretario Fratta, preso atto, della giustificazione ha comunque evidenziato che la miccia era stata innescata dalla sibillina nota dello stesso Previtali che, pur non avendone il potere, annunciava l’invio di un format agli UU.SS.RR. per valutare i disobbedienti. 

La reazione del 33% è stato un ottimo segnale. Se, insieme alla DIRIGENTISCUOLA, altre sigle si impegnassero nella tutela della categoria, invece di pubblicare comunicati di incontri fantasma con la Ministra, il dato potrebbe salire ulteriormente e l’Amministrazione dovrà prendere atto che la categoria non è più disposta a subire molestie burocratiche.

Di più, a conclusione del predetto incontro, l’Amministrazione ha dato mostra di volersi confrontare con la proposta di DIRIGENTISCUOLA, già consegnatale in un corposo documento tecnico, di una valutazione seria di una dirigenza vera: vale a dire conforme a legge, analoga a quella cui è sottoposta la restante dirigenza pubblica; che – giova ripeterlo – si propone di verificare il raggiungimento degli obiettivi e l’appropriatezza dei comportamenti organizzativi, gli uni e gli altri formalizzati in anticipo nel provvedimento d’incarico, contenuti in un’unica scheda e lasciando all’interessato la libertà di allegare la ritenuta documentazione significativa che li comprovi. Senza compilazione di portfolii e suoi ingombranti ammennicoli, né visite di nuclei e colloqui via skype, né assistenze tutoriali.

Si è pertanto più che pronti a verificarne la sua reale volontà. Ancor prima delle futuribili nuove convocazioni dell’apposito Osservatorio.

L’incontro si è concluso con il formale impegno dell’Amministrazione di chiarire l’equivoco e assicurare la categoria che non ci sarà e non ci potrà essere alcuna conseguenza per i disobbedienti attesa anche la non obbligatorietà della compilazione del portfolio.

Soddisfatta la delegazione DIRIGENTISCUOLA che si è resa disponibile a qualsiasi incontro per migliorare il sistema della valutazione che tutti dicono di volere ma che tutti osteggiano per evitare la corresponsione della retribuzione di risultato, così come aviene per tutti gli altri dirigenti della P.A.