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PEREQUAZIONE, ORA BASTA PROMESSE: È IL MOMENTO DELL’EQUIPARAZIONE, E SUBITO

PEREQUAZIONE, ORA BASTA PROMESSE: È IL MOMENTO DELL’EQUIPARAZIONE, E SUBITO

In attesa della pubblicazione del “decreto scuola 2026” in Gazzetta Ufficiale, ecco alcune nostre riflessioni relative all’annunciato stanziamento di fondi (14 milioni è la cifra che circola) per incrementare il FUN e intraprendere la strada della “progressiva armonizzazione” retributiva con le altre dirigenze pubbliche di pari fascia. In attesa di uno stanziamento significativo e strutturale, inutile nascondere le nostre profonde perplessità…

 

Dopo oltre 25 anni di dirigenza, riecco la “progressiva armonizzazione” della retribuzione dei dirigenti scolastici. Ma sono formule sterili e già viste, modellate sulle false rivendicazioni di chi non ha a cuore la categoria. Accompagnate peraltro da uno stanziamento totalmente insufficiente.

Fratta: “Non siamo certo di fronte alla novità epocale che si vorrebbe far credere. Altro che progressiva armonizzazione, quella strada è già partita nel 2017. Più progressivo di così! Ora servono risorse, tempi certi e fatti. I 14 milioni ventilati sono una goccia nell’oceano: si stanzino subito le ulteriori risorse e si ponga fine a una vicenda dai contorni tragicomici. Ci auguriamo che questo sia solo un anticipo, in attesa degli ulteriori stanziamenti in Legge di Bilancio a completamento della perequazione. Anzi, dovrebbero darci gli arretrati!”

 

Ed eccoci al redde rationem, anzi al “redde peraequationem”, la madre di tutte le battaglie sindacali per la dignità professionale – che giocoforza passa anche per quella economica – dei dirigenti scolastici. Nelle pieghe del decreto legge del 24 settembre, tanto discusso per altre ragioni che ben conosciamo, si scova una disposizione che, letta superficialmente, potrebbe fare la felicità degli oltre 7mila DS italiani: si parla infatti, in maniera esplicita, di equiparazione retributiva dei dirigenti scolastici rispetto alle altre aree dirigenziali pubbliche. Fin qui, tutto ok. 

Peccato che, come già scrivemmo un anno e mezzo fa (correva il maggio del 2025), il diavolo si celi nei dettagli: che poi in questo caso tanto dettagli non sono, visto che l’espressione “progressiva armonizzazione” che si legge nel testo, detto in parole povere, significa tutto e nulla e riprende pari pari l’espressione che la sedicente sigla dei presidi, “capeggiata” da uno che preside non è e non appartiene nemmeno alla nostra area contrattuale, utilizza regolarmente nei propri comunicati con i quali tiene buona la categoria fingendo di tutelarla. Ma guarda un po’ le coincidenze. Insomma, gli ingredienti sono già tutti sul tavolo per continuare a portare avanti una presa in giro che dura ormai da oltre un quarto di secolo. E a ulteriore dimostrazione c’è anche la cifra che circola: 14 milioni. Sta a ciascuno fare il conto di quanto sarà progressiva, di questo passo, questa benedetta perequazione che già ci spetta di diritto da anni…

Va anche ricordato, per estrema completezza, che la promessa della perequazione ci era già stata fatta da tempo, e precisamente in quell’ormai lontano 2017 quando, grazie a Dirigentiscuola, la categoria ottenne dall’allora ministro Fedeli un preciso impegno con tanto – allora sì – di cronoprogramma dalle tempistiche congrue: entro tre tornate contrattuali si sarebbe dovuta raggiungere la piena equiparazione. La promessa fu mantenuta in parte, con l’eccezione della retribuzione di risultato. 

Un breve sunto delle puntate precedenti per chi non c’era (sono moltissimi i neods che, evidentemente, non sono tenuti a conoscere la storia): dopo anni di generici incrementi del Fun (che poi sempre soldi dei ds sono), la svolta arrivò proprio a partire dal 2017, quando venne finalmente quantificato il “buco retributivo” da colmare. Da allora non ci furono più alibi: e guarda caso, Dirigentiscuola è rappresentativa dell’Area a partire dal triennio 2016-2018. Non è una coincidenza quantomeno sospetta? E chi sedeva prima a quei tavoli cosa faceva? Dormiva sugli allori di più o meno evidenti compromessi con l’Amministrazione mentre Dirigentiscuola, fin dalla sua prima apparizione sui tavoli contrattuali, portava a casa conquiste concrete. 

Per capire quanto concrete, continuiamo con la storia: proprio allora, mentre Dirigentiscuola scendeva in piazza (e gli altri si affrettavano a seguirla affannosamente per salire all’ultimo sul carro e non fare figuracce con la categoria), il legislatore prendeva atto della questione e in Parlamento venne finalmente quantificata in modo molto netto la distanza allora esistente. In particolare per i dirigenti scolastici l’indennità di posizione fissa era poco più di 3500 euro/anno mentre quella degli altri dirigenti superava i 12mila! Il differenziale era di circa 8.600 euro annui per dirigente, solo sulla parte fissa. La relazione tecnica calcolava un fabbisogno complessivo di circa 95 milioni di euro annui per colmare quel differenziale sulla base di circa 8.000 dirigenti scolastici (tanti erano allora).

Con la legge di bilancio 2018 arrivò lo stanziamento ad hoc. In particolare: 37 milioni nel 2018; 41 milioni nel 2019; 96 milioni annui dal 2020, specificamente per la progressiva armonizzazione (l’espressione compariva già allora nelle carte, non è quindi certo una novità di oggi) della retribuzione di posizione parte fissa dei dirigenti scolastici con quella degli altri dirigenti.  A seguire, con il CCNL 2016-2018, sottoscritto nel 2019, viene recepita questa impostazione (come promesso dal Ministero). La retribuzione di posizione parte fissa passa dal 1° gennaio 2018 a poco più di 6mila euro, e dal 31 dicembre 2018, con effetto sull’anno successivo, a oltre 12.500 euro. Contemporaneamente lo stipendio tabellare viene portato a regime a 45.260,73 euro. Ma anche qui non siamo ancora davanti alla piena equiparazione dell’intero trattamento economico. Con il CCNL 19-21, firmato solo nel 2024, vengono adeguati tabellare e parte fissa e la questione si sposta sempre più sulla parte variabile della posizione (fasce, per intenderci) e sulla retribuzione di risultato, entrambe alimentate dal FUN. In sostanza, la “progressiva armonizzazione” già promessaci quasi 10 anni fa, nonostante le importantissime conquiste ottenute per la categoria da Dirigentiscuola (e lo ribadiamo senza tema di smentite), si è arenata nelle paludi della discontinuità politica e amministrativa che ha caratterizzato gli ultimi anni – e non solo – della nostra storia. Il risultato (è proprio il caso di dirlo) è che la retribuzione media dei dirigenti scolastici, per quanto sensibilmente migliorata, è ancora distante almeno 20mila euro da quella dei dirigenti di altre aree (a partire dalle Funzioni Centrali, cui guarda caso appartiene il sedicente “capo dei presidi”). 

E adesso? Dopo tutto questo, e dopo più di 25 anni di prese in giro, dobbiamo ancora leggere che prende il via la “progressiva armonizzazione” della nostra retribuzione? Non facciamoci troppe illusioni, è la classica formula che, messa così, suona come un rinvio sine die di qualcosa che ci spetta di diritto. Come dimostra anche, lo ripetiamo, la cifra che circola: 14 milioni! Praticamente una goccia nell’oceano, dopo tanti anni di attesa! Caro Ministro e cari sindacati di categoria, questa progressiva armonizzazione è già partita un decennio fa (guarda caso da quando anche noi sediamo a quei tavoli), ora è il momento di completarla e dare esecuzione a quanto già promesso, non di rinnovare – perdipiù con le stesse parole vuote e pochi spiccioli di contentino – promesse già fatte. Si quantifichino e si stanzino in fretta le ulteriori risorse necessarie (che si aggirano, euro più o euro meno, intorno ai 300 milioni) e si chiuda una volta per tutte uno dei capitoli più surreali – e, diciamolo, vergognosi – della dirigenza pubblica italiana. Durato fin troppo “grazie” al tacito consenso di sigle sindacali che a tutto pensano fuorché agli stipendi dei dirigenti. Per le ragioni che più volte abbiamo ribadito e che sarebbe fin ridondante ripetere: e vedrete che quando si inizierà a parlare seriamente di equiparazione, qualcuno alzerà la manina e metterà in campo l’ennesimo distrattore, che sia il diritto di sciopero, la pantomima sugli arretrati, le manfrine sul Cin o chissà cos’altro, regolarmente presentato come grande successo: quella sarà la “prova del nove”.  

E’ molto chiaro il Presidente nazionale Dirigentiscuola Attilio Fratta: “La categoria ha bisogno di risposte concrete, non dell’ennesima presa in giro. Dopo oltre 25 anni ci sentiamo ribadire la storiella della “progressiva armonizzazione”: qualcuno dovrebbe dirci cosa ci può essere di più progressivo di un iter che va avanti da un quarto di secolo! E’ ora di abbassare la maschera e dirsi le cose come stanno, ma soprattutto stanziare le risorse strutturali e riconoscere ai dirigenti scolastici la dignità economica che spetta loro da troppo tempo. Anzi, lancio una provocazione: dovremmo addirittura ricevere gli arretrati di 25 anni di mancato riconoscimento economico della dirigenza!”. 

Prosegue Fratta: “Ai colleghi ripeto: non  fatevi ingannare da formule trite e già viste, modellate ad hoc da chi non vuole muovere concretamente un passo a favore della dirigenza scolastica. Siamo pronti ad ogni iniziativa perché l’adeguamento, giunto all’ultimo passaggio necessario, venga messo in cantiere subito. Ormai la valutazione dei dirigenti scolastici è una previsione di legge, e al risultato deve corrispondere un’adeguata retribuzione. Più chiaro di così non si potrebbe. Ci auguriamo che i 14 milioni di cui si parla siano solo un anticipo, in attesa degli ulteriori stanziamenti strutturali in Legge di Bilancio a completamento della perequazione: ora aspettiamo solo i fatti, e che si ponga finalmente la parola fine a una vicenda dai contorni tragicomici”. 



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