Tra numeri che seguono la direzione del vento, promesse impossibili e riunioni carbonare, le immarcescibili “tre carte” colpiscono ancora. Vatti a fidare dei politici… La categoria merita di meglio.
Venghino, signori, venghino… il gioco delle tre carte continua, e chissà fino a quando durerà.
Pensando di porre fine all’indecente spettacolo al quale siamo stati costretti assistere quasi quotidianamente, il 3 febbraio avevamo chiesto alla DGPER un incontro informale per definire i criteri degli affidamenti degli incarichi per il prossimo anno scolastico. Dopo una breve tregua il gioco è ripreso con l’aggiunta di altri giocolieri. Non bastavano i sindacati a dire ad ognuno quello che voleva sentirsi dire.
Trenta, sessanta, settanta, cento. Numeri (tranne l’ultimo) magari buoni per il lotto, se non fosse che identificano plasticamente l’ultimo capitolo dell’infinita querelle sul reclutamento DS 2026-2027, che ormai sta raggiungendo tonalità e sfumature tragicomiche. Non senza scivoloni, dichiarazioni sibilline e cadute di stile non solo da parte sindacale, ma anche – ciò che è più preoccupante – ad opera di ben noti esponenti del mondo politico. Gli stessi che continuano a vantare i loro meriti per aver apertamente e platealmente sostenuto una parte a danno dell’altra, alla faccia dell’imparzialità e dell’equità sancite dalla Costituzione. Un parlamentare, come un magistrato, DEVE agire secondo un sacrosanto principio: LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, ne va della tenuta delle istituzioni.
Ma andiamo con ordine: le cifre di cui sopra, che si aggiungono ai fantomatici “60” e “40” (rectius: almeno 60% e fino al 40%) tanto decantati in questi mesi a proposito delle percentuali di assunzione dalle graduatorie dei due concorsi attualmente vigenti (ordinario e riservato), sono relative alle percentuali di mobilità interregionale originarie (30%) e a quelle di volta in volta sbandierate dal pifferaio di turno per trarre in inganno ora questa ora quella platea di portatori di interesse. Ieri il 30, poi per 2 anni il 100 (per effetto di interventi di legge), domani chissà.
Ma da dove viene tutto questo improvviso interesse per la mobilità? Semplice: dal fatto che a un certo punto qualcuno (leggi: qualche politico che si è reso conto che manca poco più di un anno alle elezioni e che a Palazzo Madama si entra in 200) ha capito che la mobilità era una preziosa carta da giocare per tenere vive le speranze (sulla pelle dei tantissimi fuori regione) di una parte ben precisa, sinora tenuta in palmo di mano, coccolata e illusa dai politici medesimi in quanto loro “figlia” (il termine non è nostro, è stato usato in almeno un paio delle ormai innumerevoli riunioni “carbonare” che ormai si registrano a cadenza quasi settimanale).
E alla fine lo hanno dovuto ammettere anche loro (pur non senza tentennamenti e “pause strategiche”): la legge (la legge, non DirigentiScuola o altri soggetti!) stabilisce una gerarchia precisa. Prima di qualsiasi altra operazione, i posti disponibili in ciascuna regione vengono accantonati per i vincitori del concorso ordinario ancora in attesa di immissione. Solo dopo questo accantonamento, e solo se residuano posti, si procede alla mobilità interregionale. Soltanto i posti che sopravvivono a entrambe le fasi vengono ripartiti secondo il criterio del almeno 60% al concorso ordinario e fino al 40% al riservato. Questa la realtà definita dalla legge, e comprensibilmente, visto che ad oggi chi ha superato la procedura riservata, bandita per 392 posti (precisazione non secondaria) è ex lege considerato “idoneo”, dunque titolare di legittimo interesse e non, come i vincitori dei posti messi a bando, di diritto soggettivo.
Ma spieghiamoci ancora meglio: io, politico di turno, prometto 100 pur sapendo che c’è una legge che mi permette di prometterti al massimo 40, al netto di altri accantonamenti destinati a portatori di diritto soggettivo e alla mobilità, allora che faccio? Non potendo agire sul diritto soggettivo più di quanto abbia già fatto (annullando per legge una restituzione sacrosanta), cerco di giocare sul margine per la mobilità, ovviamente mettendo in difficoltà altri colleghi che, specie per effetto del disastroso concorso campano del 2011, da anni lavorano lontano da casa.
Ecco svelate anche tutte le resistenze “politiche” nell’inserire già in Ccnl, come da noi chiaramente richiesto il 20 aprile, la quota 100% alla mobilità interregionale, senza attendere che sia il legislatore a metterci mano invadendo le prerogative sindacali! Ma… c’è un ma: se il 100% lo mettiamo per contratto, come potersi vantare, poi, di aver ottenuto la deroga per legge, quindi per politica? Magari dopo essersi accordati, nei corridoi, su una percentuale di mezzo… diciamo… il 70? E giù a mendicare altri voti, in un’eterna campagna elettorale: ecco come, ad esempio, la politica condiziona il tavolo contrattuale, decidendo di fatto a monte ciò che dovrebbe essere sancito da un accordo tra le parti. E con la faccia tosta di affermare pubblicamente che loro garantiscono il 70%, anzi lo avrebbero già garantito visto che è la percentuale riportata nella bozza del CCNL!!
Ma lo sanno lor signori che è materia contrattuale? E che i sindacati rappresentativi dovrebbero difendere invece di chiedere emendamenti alla politica e sempre nella speranza di rastrellare da una parte qualche voto e dall’altra quattro deleghe?
Per inciso, tutti bravi a promettere il 100% quando si sapeva che i posti sarebbero stati zero o giù di lì. Un po’ meno bravi (o più attenti) da quando qualche posto c’è, dunque anche la mobilità diventa un terreno interessante (o scivoloso), merce di scambio per accontentare chi, altrimenti, avrebbe prospettive di assunzione geologiche?
Ecco dunque il gioco delle tre carte: via quella che perde, ecco quella che vince. Anzi no, prendiamone un’altra ancora. “Lavoreremo sul 70%” allora. Così contenti questi, non contenti gli altri. E via a promettere piani straordinari mirabolanti, che prevederebbero decine di migliaia di scuole in Italia e che ovviamente sono infattibili… Senza considerare che, con questo sistema, non ci sarebbe alcun aumento di posti reale, ma solo uno spostamento delle disponibilità non sempre in linea con il principio di equità (in questo “gioco di scambio” potrebbe addirittura verificarsi che un vincitore di concorso risulti penalizzato e non possa legittimamente aspirare, ad esempio, a tornare nella propria regione).
Ora: capiamo a malapena i sindacati, che hanno un ruolo e sulle tessere ci vivono e costruiscono la propria forza e rappresentatività ai tavoli negoziali. Ma che addirittura il mondo politico, quello che dovrebbe presidiare la certezza del diritto, si metta a prendere in giro le persone sparando numeri a seconda di come cambia il vento, quello lo riteniamo non solo aberrante, ma senza mezzi termini vergognoso.
Eppure qualcuno ci casca ancora. Del resto lo diceva anche il celebre evangelista: “Gli uomini preferirono le tenebre alla luce”. Una bugia ben raccontata è sempre più gradita che una scomoda verità. Peccato che sulla realtà si può costruire, mentre le frottole hanno fondamenta di terracotta. Perché dunque non dire alla gente le cose come stanno? Semplice, è la regola più antica del mondo: un colpo al cerchio, uno alla botte, intanto divido e faccio il bello e il cattivo tempo. Con buona pace, dicevamo, della certezza del diritto. Così si è finito per alimentare una deriva che fin dalla nostra richiesta di chiarimenti del 3 febbraio, con l’apertura di un tavolo informale poi andato a rotoli per colpa di “qualcuno”, abbiamo in tutti i modi cercato di scongiurare.
Non nascondiamo la nostra preoccupazione: la categoria merita di più e di meglio.
Ci sia consentito un invito o suggerimento ai nostri politici.
Il problema si può, se non risolvere, attenuare, per via politica. Ed è questo il loro ruolo. Sono due anni che lo ripetiamo. Le soluzioni sono due:
- Incrementiamo il numero dei posti sdoppiando le scuole sovradimensionate. Si recuperano almeno 500 posti.
- Ripristiniamo il vecchio istituto dell’incarico di dirigenza (una volta di presidenza) abolendo quello delle reggenze. Si recuperano altri 300 posti.
Con 800 assunzioni il problema che loro stessi hanno creato si risolverà in poco tempo. Oltre agli interessati ne guadagnerà la scuola e… aumenteranno anche i consensi elettorali, e non solo da parte dei diretti interessati ma anche del POPOLO SOVRANO.
Basta con il gioco delle tre carte. Basta con il prendere in giro le persone e basta con la marea di comunicati monotematici. E’ forse un sistema per non parlare dei tanti altri problemi del pianeta scuola? E’ un distrattore il gioco delle tre carte?