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INDICAZIONI NAZIONALI 2025, La “BUSSOLA” DEL MIM

INDICAZIONI NAZIONALI 2025, La “BUSSOLA” DEL MIM

Si è svolto oggi al Ministero l’incontro di presentazione del piano formativo sulle Nuove indicazioni infanzia e primo ciclo: da una progettazione ripensata al “nuovo umanesimo”, tante le idee su come affrontare le non facili sfide di una società (e di una scuola) in rapida trasformazione. Presenti il Ministro Valditara e il Capo dipartimento Palumbo. 

 

Roma, 16 settembre 2026 – Organizzato dalla SAFI (Scuola di alta formazione dell’istruzione), si è tenuto questa mattina presso il MIM il seminario nazionale di presentazione del piano formativo sulle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, dal significativo titolo “Le nuove indicazioni nazionali 2025, una bussola per navigare nel futuro della scuola 5.0”. Presenti, per gli interventi istituzionali, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione Carmela Palumbo, il Direttore generale degli ordinamenti scolastici Antonella Tozza e la Direttrice generale SAFI Antonietta D’Amato.Per DirigentiScuola, presso la Sala Aldo Moro di Via Trastevere, era presente Pasquale Annese, Vicepresidente Nazionale.

Le Indicazioni e la progettazione scolastica – Il Ministro, in apertura, ha posto l’accento sulla necessità che le Indicazioni nazionali trovino terreno fertile nei contesti progettuali ed operativi delle singole istituzioni scolastiche, ricordando a tale riguardo i positivi risultati degli studenti italiani certificati dalle recenti prove OCSE, che hanno visto una crescita delle competenze dei nostri studenti soprattutto in scienze e matematica. Ha poi ricordato il quadro coerente di disposizioni normative adottate a supporto di tali risultati, a partire dai finanziamenti “Agenda Sud” e “Agenda Nord”, ed ha posto l’accento anche sui percorsi – ormai non più sperimentali – del 4+2. Un cenno è andato anche ai risultati estremamente positivi nel modello di inclusione, con la scuola italiana che è assurta a riferimento internazionale.

Si apre una fase importante – Palumbo ha ricordato la decorrenza dal 1° settembre 2026 delle Indicazioni nazionali a partire dalle classi prime. Si apre ora la fase della progettazione delle scuole, chiamate a tradurre nel proprio curricolo verticale quella che si prospetta come una nuova visione di progetto educativo: le Indicazioni, infatti, non costituiscono un programma prescrittivo rigido, ma rappresentano un quadro di riferimento nazionale che lascia ampi spazi al contesto territoriale di riferimento, nell’ambito della Raccomandazione europea sulle competenze-chiave per l’apprendimento permanente, legando l’acquisizione delle nozioni teoriche alla capacità dello studente di utilizzarle per risolvere problemi reali. Equità delle opportunità e qualità culturale non sono antitetiche ed anzi devono camminare insieme; e d’altra parte non è tanto il numero delle proposte che individua una scuola di eccellenza, quanto piuttosto la sua capacità di affrontare la complessità e di offrire vera qualità. Una scuola inclusiva, d’altro canto, non è quella che rinuncia alla profondità dei contenuti, ma quella che mette a disposizione di tutti gli strumenti adeguati per fruirne al meglio. In tale contesto, per realizzare questa idea di scuola è necessaria la competenza professionale dei suoi docenti e, al contempo, la fiducia dell’amministrazione nel senso di responsabilità e nella volontà, da parte di chi vi opera, di formarsi per crescere.

I due step della formazione – Nel suo contributo introduttivo, Tozza ha messo in rilievo, quale misura di accompagnamento, il modello di formazione pensato dal Ministero, che sarà diviso in due fasi: una prima di 20 ore a livello nazionale, destinata a tutti gli operatori della scuola (dirigenti scolastici compresi), seguita da una seconda fase più operativa (laboratori professionalizzanti) a livello regionale, rivolta al solo personale docente. Già da oggi, e fino al 30 novembre, sarà possibile iscriversi tramite l’apposita piattaforma ministeriale “Scuola Futura”. Solo dopo il conseguimento di relativo attestato sarà possibile iscriversi agli step successivi, targettizzati alle singole realtà scolastiche. Nel merito dei contenuti formativi, D’Amato ha posto l’accento su come ogni cambiamento culturale e pedagogico possa e debba tradursi poi in reali pratiche educative, e su quanto sia necessario supportare le scuole con appositi interventi formativi.

Dalle relazioni al “nuovo umanesimo” – A seguire Loredana Perla, Coordinatrice del Piano di Formazione e accompagnamento alle nuove Indicazioni, si è soffermata sul ruolo formativo delle esperienze relazionali, sociali e morali nell’ambito dei percorsi scolastici. Nel prosieguo dei lavori Vincenzo Vespri, Ordinario di Analisi matematica e informatica all’Università di Firenze, è partito dai dati OCSE PISA che certificano una superiorità schiacciante dei paesi dell’est asiatico, il cui approccio metodologico appare molto simile ai costrutti pedagogici dei metodi “Montessori” e “Castelnuovo”: quest’ultimo, in particolare, prende le mosse da un apprendimento di tipo esperienziale per  arrivare poi ad una successiva fase di astrazione. C’è però il classico “convitato di pietra”: le competenze che tra una decina di anni anni questi studenti dovranno possedere quando si troveranno ad entrare nel mondo del lavoro e, più in generale, nei mutati contesti sociali. Che tipo di impostazione dare alle discipline Stem, dunque, anche alla luce di una Intelligenza artificiale che risponde prima e meglio ai quesiti più complessi? Questa la grande sfida cui le Indicazioni nazionali cercano di dare risposta. E quest’ultima è ben delineata: un nuovo umanesimo che consenta di governare il tecnicismo contemporaneo. Più attenzione al processo, al ragionamento piuttosto che al risultato finale che potrebbe essere coadiuvato dall’IA. Spostando l’obiettivo formativo sui “perchè” e sul senso, si potranno affrontare le sfide cognitive e culturali dei prossimi anni, IA compresa.

Scuole “ad alta infiammabilità ideologica” – Una prospettiva più squisitamente educativa è stata fornita da Adolfo Scotto di Luzio, Ordinario di Storia della pedagogia all’Università di Bergamo. Noto storico e pedagogista, ha posto l’accento in premessa su come la scuola sia da sempre soggetta “ad alta infiammabilità ideologica”: una condizione da cui le Indicazioni nazionali rischiano di essere fagogitate. Sfatando il “mito” delle “due culture” (scientifica e umanistica), il docente ha sottolineato la sostanziale unità del sapere, che si manifesta in una pluralità di abiti fisici e cognitivi. Visione che le nuove Indicazioni, rispetto a quelle del 2012, fanno propria, abbracciando la visione di un “nuovo umanesimo”, centrale nella formazione dell’uomo e del cittadino. Le varie discipline, dunque, devono trovare un terreno metodologico comune, superando quella frammentazione del sapere tanto deleteria in un’epoca complessa quale quella in cui viviamo.

 

Rimandiamo ad altri approfondimenti tra cui il webinar di marzo 2026 disponibile in AGENDA365 alla voce LE NUOVE INDICAZIONI NAZIONALI 

 

 

 

 

 

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