Mentre la categoria guadagna 20mila euro/anno meno del più povero degli altri dirigenti pubblici, il sindacato “dei presidi” si incaponisce su un diritto già esistente (la cui tutela si rischia di peggiorare). Cosa non si fa per evitare i temi davvero importanti… L’Aran chiama in causa la Commissione di Garanzia: in sintesi, un fallimento su tutta la linea.
Fratta: “Altro tempo perso. Non neghiamo l’importanza del tema, ci mancherebbe: ma prima si pensi alla perequazione e alla vera dignità della categoria. Richieste come queste, in questo momento, non sono altro che ennesimi distrattori di massa”.
Roma, 15 settembre 2026 – Un diritto già esistente usato come paravento per evitare ancora una volta il tema cruciale della dirigenza scolastica, che è e resta quello dell’equiparazione retributiva. E’ l’ennesimo distrattore di massa messo in campo dal “sindacato dei presidi” per sviare ancora una volta l’interesse della categoria. Peccato che ormai quest’ultima ha capito tutto e non è più disponibile a farsi prendere in giro.
Un incontro fallimentare – Questa la brutale sintesi del fallimentare incontro all’Aran svoltosi stamane su intempestiva richiesta della suddetta sigla, che poche settimane fa aveva diramato un comunicato strombazzante in cui si prendeva il merito, udite udite, di aver disdetto l’accordo sui servizi minimi del 1999. Disdetta, tra parentesi, inviata al soggetto sbagliato, tanto è vero che l’invocata Aran – assente, per l’occasione, il Presidente Antonio Naddeo: al tavolo sedevano Maria Vittoria Marongiu e Pierluigi Mastrogiuseppe – ha subito richiamato la necessità di coinvolgere preliminarmente la Commissione di Garanzia, la cui esistenza è stata fatta presente a chi non la conosceva (vedi infra), e la cui disponibilità appare requisito essenziale per proseguire proficuamente le trattative. Insomma, mezz’ora per sentirsi dire che l’indirizzo era errato fin dall’inizio. Vien da chiedersi, per inciso, perché tanta solerzia dell’Agenzia nell’accettare la richiesta e convocare le parti: come mai, a fronte di una situazione molto chiara e a un buco nell’acqua annunciato, l’Aran è stata tanto pronta nella convocazione? Ai più perspicaci l’ardua sentenza.
Commissione, questa sconosciuta (almeno per chi ha chiesto l’incontro) – Anche perché è emerso ben presto (e già si sapeva) che si trattava di una negoziazione irrituale: su questo tema non è il tavolo negoziale che decide (tantopiù su un diritto che già c’è), ma la “Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali”, una Autorità amministrativa indipendente istituita dalla legge 146/90 con il compito di garantire l’equo contemperamento dell’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti costituzionali della persona, e composta da cinque membri scelti, su designazione dei Presidenti di Camera e Senato, tra esperti in diritto costituzionale, diritto del lavoro e relazioni industriali. Un organismo le cui funzioni il presidente “dei presidi”, dopo aver sollevato cotanto polverone (ed aver sollecitato l’incontro), ha candidamente ammesso di non conoscere nello specifico e di non “aver studiato nell’ordinamento” (sic). Al massimo al tavolo negoziale si può raggiungere una “preintesa” che dovrà comunque essere presa in considerazione e validata dalla Commissione suddetta (alla quale, detto per inciso, non sembrerà vero che qualche sindacato si sia messo in testa di rimettere in discussione i servizi essenziali!). Inutile dire ancora una volta che lo avevamo detto.
Il punto di vista Dirigentiscuola – Particolarmente articolata la posizione di Dirigentiscuola, rappresentata in presenza dal Vicepresidente Roberto Mugnai e dal Segretario Codirp Tiziana Cignarelli, e a distanza dai Responsabili Comunicazione e Stampa Sara La Rocca e Simone Finotti. Cignarelli, dopo aver messo l’accento sulle garanzie costituzionali che presidiano il diritto allo sciopero di tutti i lavoratori (non esclusi i dirigenti scolastici), ha sottolineato l’esigenza di approfondire la presenza di eventuali discipline, vigenti in altre Aree dirigenziali, alle quali potersi richiamare se non altro per instaurare un dialogo più informato. “Anche perché – ha detto Cignarelli – se si mette mano oggi ad un accordo sul diritto di sciopero, siamo certi che ne escano modifiche effettivamente migliorative?”
Il rischio concreto di peggiorare le cose – Il rischio concreto, infatti, è di ottenere un accordo che vada addirittura a peggiorare le cose. Il perché è presto detto, e lo ha ben spiegato la stessa Aran a chi, evidentemente, non è tanto pratico di questi temi: i servizi essenziali sono e restano quelli ad oggi definiti, a meno che la Commissione non decida di rimetterli in discussione. E c’è buona ragione di dubitarne e, anzi, sperare che non avvenga, anche perché potrebbero solo aumentare creando non pochi grattacapi ai dirigenti scolastici e a chi fosse delegato dal DS scioperante: quindi i collaboratori, quelle “alte professionalità” che la sigla dei presidi si vanta di rappresentare. In sintesi un autogol clamoroso su tutta la linea. Ma il punto cruciale è un altro, prontamente sottolineato dalla Segretaria confederale Codirp: “Se il tema è quello di equiparare la dirigenza scolastica alle altre dirigenze, venga prima di tutto messa sul piatto l’equiparazione economica, visto che i dirigenti scolastici godono ancora di un trattamento meno vantaggioso rispetto anche ai più “poveri” fra i dirigenti pubblici”, ha rincarato Cignarelli.
Fratta: “Si pensi all’equiparazione, senza distrattori” – In sostanza un “fuori tema” palese: sbagliate le modalità, sbagliati i tempi, sbagliati l’iter, l’indirizzo e il tavolo a cui sedersi. Non stupisce nemmeno che altri sindacati si siano trovati in linea con la fallimentare richiesta, per i motivi che ormai dovremmo ben conoscere a menadito ma che ripetiamo una volta di più: quale vero interesse dovrebbero avere delle sigle che hanno i loro veri numeri nel comparto (leggi: i confederali) a discutere gli aumenti stipendiali dei dirigenti? “La categoria deve capire chi veramente la tutela – commenta a caldo il Presidente nazionale Dirigentiscuola Attilio Fratta -. Non mettiamo in discussione l’importanza del diritto allo sciopero, che peraltro è tutelato dalla costituzione e non è certo negato alla categoria dei dirigenti scolastici. Ma in questo momento è la perequazione il vero tema da discutere, poi vengono tutti gli altri, perché se non si dà alla categoria la dovuta dignità economica tutto il testo crolla come un castello di carte. E voglio dirlo chiaramente: solo uniti in Dirigentiscuola possiamo davvero ottenerla, perché gli altri hanno dimostrato una volta di più di non volerla.”



