Dopo l’incontro riservato con la ministra Fedeli del 22 u.s., giorno di apertura del sit-in, tuttora in corso e che si concluderà il 26, siamo stati ricevuti, unitamente alle altre associazioni sindacali rappresentative, in Commissione cultura del Senato, dai parlamentari ivi presenti ed interessati ad ascoltare le ragioni della dirigenza scolastica.

Dai vari interventi abbiamo avuto modo di registrare significative convergenze riguardo la preliminare perequazione interna e la generalizzata equiparazione retributiva nei confronti della restante dirigenza pubblica di pari seconda fascia; così come intendimenti comuni sono stati espressi per rendere agibile la più complessa tra tutte le dirigenze, liberata dalle tante molestie burocratiche e dai sempre più gravosi adempimenti impropri.

Ma abbiamo pure avuto conferma delle insanabili divergenze con i sindacati di comparto, granitici nel reiterare l’assoluta signoria del Contratto in virtù dell’accordo del 30 novembre scorso stipulato con la Funzione Pubblica ed incuranti del fatto che il nuovo testo unico del pubblico impiego, approvato dal Consiglio dei Ministri in via definitiva e in procinto di essere pubblicato in Gazzetta ufficiale, lo disattenda completamente. E giustamente!

Il grimaldello che dovrebbe consentire di disapplicarlo nella scuola – per l’appunto, tramite il contratto – è la riproposta “specificità” della sua dirigenza, che nella sostanza dovrebbe renderci semplici coordinatori della didattica, primi “inter pares”, privati di ogni potere di organizzazione del lavoro – che la legge vuole esclusivamente intestato ad ogni dirigente -, di valutazione del  dipendente personale, di esercizio dell’azione disciplinare e, riassuntivamente, di ogni prerogativa che una funzione dirigenziale – sempre la legge – impone.

Dopodiché, quella che alla fine risulta trasformata in una “non dirigenza”, non si vede su quali presupposti giuridici possa fondare la richiesta equiparazione economica e normativa. Neanche al “prossimo giro”!