Al di là dei roboanti annunci di altre sigle, la dichiarazione a verbale di Dirigentiscuola apre uno squarcio sulla realtà dei fatti.
Una doverosa e onesta premessa: firmare questo CCNL, giunti ormai al quarto incontro e vista l’immutabilità delle prospettive economiche già ampiamente anticipate, è stato un atto di responsabilità nei riguardi dell’intera categoria, specie alla luce del clamoroso ritardo accumulato e della volontà, più volte sottolineata dall’amministrazione, di aprire in fretta le trattative per il triennio in corso.
Con altrettanta onestà, tuttavia, bisogna avere il coraggio di guardare la realtà senza farsi sconti. E la realtà dice che non siamo di fronte ad un contratto soddisfacente, da nessun punto di vista. Né economico, come vorrebbero invece millantare i peana di altre sigle che, dopo aver annunciato arretrati milionari già in arrivo, non potevano certo rimangiarsi gli entusiasmi (costruiti ad hoc per indorare la pillola ai colleghi), né giuridico, visto che a conti fatti le poche modifiche ottenute non sono che misere noccioline.
Noi lo abbiamo detto già poche ore dopo la chiusura: nessun trionfalismo. All’ARAN è andata in scena la solita liturgia del contratto scuola: facce soddisfatte, sorrisi di circostanza e firme apposte con la rapidità di chi non vedeva l’ora di uscire dalla sala. Poi però, quando il fumo si è diradato, sul tavolo sono rimaste le stesse vecchie “lenticchie” e un interrogativo gigantesco: ma dov’erano finite le grandi battaglie annunciate dalle sigle “maggioritarie”? Dirigentiscuola ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco il dissenso. E lo ha fatto con una dichiarazione a verbale che pesa come un macigno, perché smonta in poche righe il grande gioco delle tre carte consumato attorno al CCNL 2022-2024.
Il punto centrale è devastante nella sua semplicità: la mobilità interregionale. Tutti, ma proprio tutti, al tavolo chiedevano il 100%. Tutti indignati. Tutti pronti a difendere i dirigenti costretti da anni lontano da casa. Tutti a parlare di diritto alla famiglia, dignità professionale, riequilibrio territoriale. Poi, miracolosamente, appena comparso l’80% nel testo, ecco il prodigio: indignazione evaporata, sorrisi riapparsi, penne estratte e firma immediata. Una scena che definire grottesca è poco.
Dirigentiscuola lo ha detto apertamente: se l’80% è materia contrattuale, allora lo è anche il 100. Sostenere il contrario significa prendere in giro la categoria. Ed è esattamente quello che è successo. Il presidente Fratta all’ARAN lo aveva persino previsto. Nel suo intervento aveva denunciato il “teatrino” ormai consolidato: si tiene artificialmente bassa la percentuale, poi arriva il politico di turno, magari sponsorizzato da qualche sindacato compiacente, che si presenta come il salvatore della patria e “ottiene” ex lege ciò che si sarebbe potuto scrivere direttamente nel contratto.
Tradotto dal sindacalese: prima ti lascio nel problema, poi mi vendo come quello che ti salva. Geniale, in effetti. Se non fosse tragico. E qui arriviamo alle “sigle silenti”, prima fra tutti quella del sindacato più rappresentativo.. Quelle che al tavolo annuiscono gravemente, magari fanno pure il sopracciglio corrucciato, salvo poi trasformarsi in fotografi ufficiali della “storica firma”. Sigle che riescono nell’impresa quasi artistica di protestare e acconsentire contemporaneamente. Una forma evoluta di sindacalismo: sono contrari e favorevoli nello stesso momento, finché non si apre il comunicato stampa. Il copione, del resto, è noto, già rappresentato nelle settimane prima della firma. Prima si racconta ai dirigenti che stanno arrivando soldi a palate: imminenti gli aumenti!! Ottimo distrattore. Poi, quando qualcuno (NOI) fa notare che gli arretrati sono già stati quasi tutti mangiati dall’IVC, che il contratto entrerà in vigore forse a Natale e che gli aumenti reali assomigliano più a un piatto di lenticchie – da mangiare a S. Silvestro – che a una valorizzazione professionale, cala il silenzio.
Silenzio anche sul disciplinare. Perché Dirigentiscuola almeno una battaglia concreta l’ha portata a casa: l’innalzamento da 20 a 30 giorni della soglia delle sanzioni cosiddette “non gravi”. Piccolo risultato, certo, ma ottenuto dopo un confronto acceso con Naddeo, non con i sorrisi da conferenza stampa.
Eppure persino qui le altre sigle sembrano essersi accontentate delle briciole. Nessuna vera gradualità delle sanzioni, nessuna introduzione della censura, nessuna tutela seria rispetto a un sistema disciplinare sempre più punitivo. Ma va bene così: foto di rito, comunicato entusiastico e avanti verso il prossimo trionfo immaginario.
Se tutte le sigle avessero realmente tenuto il punto e soprattutto se avessero fatto sindacato, invece di limitarsi a fare presenza, questo era probabilmente il momento storico migliore per ottenere ben altro: il 100% sulla mobilità interregionale, una vera gradualità sul disciplinare e ulteriori aperture normative. L’ARAN aveva l’evidente necessità politica di chiudere rapidamente il contratto, anche per precise esigenze del Governo, con le elezioni ormai all’orizzonte e la necessità di portare a casa una firma da vendersi mediaticamente. In quel contesto, un fronte sindacale compatto e realmente determinato avrebbe avuto il coltello dalla parte del manico. Invece qualcuno ha preferito accontentarsi della grande elargizione: dal 70% della prima bozza all’ 80% della seconda. Un ritocco marginale, firma subito – neanche un tentativo di …resistenza – e la solita foto di gruppo da esibire ai colleghi come fosse una vittoria storica.
La verità è che questa firma certifica soprattutto una cosa: la dirigenza scolastica continua a essere trattata come la cenerentola della dirigenza pubblica. E il problema non è soltanto l’ARAN. Il problema è chi continua a raccontare che tutto va bene mentre i dirigenti arrancano fra responsabilità crescenti, contenziosi continui e stipendi da direttivi e non da dirigenti.
Per questo la dichiarazione a verbale di Dirigentiscuola darà fastidio. Perché rompe la liturgia. Perché guasta la festa. Perché mentre qualcuno stappava metaforicamente lo spumante per un 80% spacciato come conquista epocale, qualcun altro ricordava un dettaglio imbarazzante: si poteva scrivere 100. Punto. E forse è proprio questo il peccato più grave, in certi ambienti: dire ad alta voce quello che tutti pensano e nessuno osa verbalizzare.
“E’ ora – conclude il Presidente Fratta – di trasmettere gli incontri, e non solo quelli dell’ARAN, in diretta o in differita in modo che la categoria possa seguire, valutare e decidere da chi farsi tutelare”.



