Dopo un anno il CIN è ancora fermo e ora spunta un sollecito della “sigla dei presidi” (a suo tempo la prima a firmare) che punta il dito contro Amministrazione e Organi di controllo. Fratta: “I ritardi non sono colpa né dell’una né degli altri, ma di chi accettò un testo irricevibile. I rilievi confermano le criticità che avevamo denunciato e per le quali non firmammo: purtroppo all’epoca l’Amministrazione si dimostrò incapace di prendere una posizione decisa.”.
Riecco il “famigerato” CIN 24/25 che molti colleghi, a buon diritto, ancora attendono per vedersi riconosciuta la retribuzione di parte variabile, quella di risultato e quella relativa alle reggenze. E riecco, puntualmente, il “sindacato dei presidi” che, dopo averci fatto piovere in testa, ora finge di aprire l’ombrello sollecitando la convocazione del tavolo a un anno di distanza dalla firma dell’ipotesi (che Dirigentiscuola non sottoscrisse, già denunciandone la sostanziale inadeguatezza).
La narrazione dei ritardi e il dito puntato sulla burocrazia – Con la consueta dose di gratitudine (è sempre buon garbo ringraziare chi ti porge l’assist) leggiamo in un comunicato dell’11 settembre che responsabile di tale stallo sarebbe il “macroscopico ritardo” ammesso dal Ministero stesso e dovuto soprattutto alle lungaggini degli Organi di controllo, rappresentati come inerti e presi a modello della “esasperante e ingiustificabile lentezza della nostra macchina burocratica”.
Ma i rilievi dell’IGOP raccontano un’altra storia – La storia, però, andrebbe raccontata diversamente: per una volta (e a dirlo è chi è sempre pronto a denunciare i veri malfunzionamenti e intoppi dell’Amministrazione) bisognerebbe innanzitutto dire che in questi mesi gli Organi di Controllo – segnatamente l’Ispettorato Generale per gli Ordinamenti del Personale – hanno avanzato numerosissimi rilievi al testo in ipotesi, fino addirittura ad adombrare la necessità di una completa riscrittura, e che l’Amministrazione sta da un anno interloquendo con l’Igop per porre rimedio alle innumerevoli falle che già a suo tempo noi avevamo fortemente contrastato, tanto da abbandonare il tavolo. In sostanza, a fronte di tali e tanti rilievi, l’Amministrazione ha preferito lavorare di “cacciavite” e sistemare il colabrodo, mettendoci il tempo che sappiamo. Questo è quanto. Certo, sarebbe stato meglio lavorarci subito, come Dirigentiscuola aveva a suo tempo auspicato, e non trovarsi ora in queste condizioni.
Le responsabilità sono di chi ha firmato – In ultima analisi, però la responsabilità del ritardo non è certo né dell’Amministrazione, né degli organi deputati al controllo, ma di chi quel documento lo ha ritenuto condivisibile sottoscrivendolo. E di questo occorrerà ricordarsi bene quando, alla fine (alla firma si dovrà pur arrivare!) i soliti noti saranno pronti a salire sul carro dei vincitori appropriandosi di un successo più fasullo di una promessa elettorale.
Che testo ci verrà sottoposto? – Ma adesso, ci chiediamo, che testo arriverà per la firma definitiva? Se da una parte rendiamo all’Amministrazione il merito di aver scelto di “aggiustare” un testo più che discutibile, dall’altro dobbiamo rilevare, purtroppo, l’incapacità della medesima di prendere una posizione forte, netta e decisa un anno fa e accogliere già allora i rilievi che noi avevamo avanzato. Il vero successo, per la categoria, andava costruito prima: è sempre antipatico sottolineare che “noi l’avevamo detto”, ma se si fossero ascoltate le posizioni – critiche, ma sempre costruttive – di Dirigentiscuola, non saremmo di fronte a un vero e proprio obbrobrio contrattuale e i colleghi avrebbero già da tempo nelle loro tasche i sacrosanti soldi dovuti.
E le fasce di complessità? Stesso discorso – Stessa cosa può dirsi, e lo stiamo vedendo, per i criteri delle fasce di complessità. Con buona pace di quelle sigle (5 su 6, ed è facile immaginare la sesta…) che allora abbandonarono il tavolo chiedendone la modifica in quanto, per come formulati, apparivano ad esclusivo vantaggio dei soliti pochi privilegiati, e nonostante le ripetute promesse dell’Amministrazione, ci troviamo ancora di fronte ai medesimi, granitici e inattuali criteri di due anni fa. E i risultati li possiamo già immaginare: poi non si venga a piangere sul latte versato.
Fratta: “La categoria sta imparando a distinguere chi è coerente” – “Dirigentiscuola – ricorda il Presidente nazionale Attilio Fratta – aveva già espresso e formalizzato il proprio dissenso rispetto a diversi assunti dell’ipotesi di CCNI, e lo aveva confermato non firmando l’accordo. Purtroppo l’Amministrazione si è rivelata incapace di accogliere rilievi sacrosanti, proprio come sta avvenendo per le fasce di complessità. E chi invece aveva avallato un testo che era palesemente esposto a innumerevoli rilievi, con conseguenti ritardi, ora si permette pure di fare la lezioncina? Che credibilità può avere? La categoria ormai sta imparando a distinguere chi con coerenza porta avanti i suoi interessi e chi invece racconta solo ciò che gli fa comodo. Ai colleghi dico di continuare ad aprire gli occhi!”



