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GLI ARRETRATI NON SONO UN “MERITO”: È IL CONTRATTO A STABILIRNE I TEMPI

GLI ARRETRATI NON SONO UN “MERITO”: È IL CONTRATTO A STABILIRNE I TEMPI

 

Ancora una volta si assiste alla trasformazione di un adempimento contrattuale in un risultato da rivendicare come conquista sindacale. A stabilirne tempi e modalità di erogazione  degli arretrati è il CCNL, che impone alle amministrazioni precise scadenze applicative. Prima di celebrare i risultati, sarebbe dunque opportuno distinguere ciò che è realmente frutto di una rivendicazione da ciò che deriva semplicemente dal rispetto delle regole.

 

Continuano le comunicazioni celebrative del “sindacato dei presidi” anche quando ciò che viene presentato come un risultato dell’azione sindacale è, semplicemente, l’applicazione di una precisa disposizione contrattuale. In un recentissimo comunicato si legge che “gli arretrati del CCNL dell’Area dirigenziale Istruzione e Ricerca 2022-2024, stipulato il 6 agosto 2026, sono già in arrivo” e che “la richiesta di una sollecita liquidazione degli arretrati è stata dunque accolta”. È opportuno, però, riportare la questione alla sua corretta dimensione.

L’articolo 2 del CCNL stabilisce infatti, in modo inequivocabile, che: “Gli istituti a contenuto economico e normativo con carattere vincolato ed automatico sono applicati dalle amministrazioni entro trenta giorni dalla data di stipulazione”.

Dunque, la liquidazione degli istituti economici aventi carattere vincolato e automatico non è il risultato di una particolare sollecitazione sindacale, né una concessione ottenuta grazie a un intervento dell’ultima ora: è un preciso obbligo contrattuale, con tempi già stabiliti dal contratto stesso. Presentare come una conquista ciò che discende automaticamente da una norma sottoscritta dalle parti significa, ancora una volta, attribuirsi meriti che non necessitano di alcuna azione sindacale per produrre i propri effetti. I dirigenti scolastici sanno leggere i contratti. E sanno distinguere tra un risultato ottenuto attraverso una rivendicazione e l’applicazione di una disposizione che le amministrazioni sono tenute a rispettare.

Se si rivendicano i meriti delle evidenze, si abbia allora il coraggio di rispondere anche delle inerzie. Se si intende adottare questo criterio di comunicazione, allora attendiamo che gli stessi meriti vengano rivendicati anche per questioni ben più rilevanti e, soprattutto, che vengano fornite spiegazioni su ciò che continua a non produrre effetti concreti per i dirigenti scolastici. Un esempio su tutti: il CIN 2024-2025. Sottoscritto nel settembre 2025, continua a non offrire ai colleghi quelle evidenze applicative che sarebbe lecito attendersi a distanza di così tanto tempo. Quel documento è stato sottoscritto da chi lo ha ritenuto condivisibile. DIRIGENTISCUOLA invece, aveva già espresso e formalizzato le proprie contestazioni rispetto ad alcuni suoi assunti, non firmando l’accordo. Adesso il blocco.  E le domande si presentano : perché questo ritardo? Perché i dirigenti scolastici continuano ad attendere l’adeguamento delle componenti della retribuzione di posizione, parte variabile e delle reggenze? E soprattutto: come può essere avviata nei tempi dovuti l’operazione relativa al CIN 2025-2026 se ancora non si è dato pieno e concreto seguito al CIN precedente?

Su questi aspetti non servono comunicati celebrativi. Servono, invece, risposte chiare e puntuali da parte di chi quell’accordo lo ha sottoscritto e che oggi non può scegliere il silenzio. Da quanto abbiamo appreso, il CIN 2024-2025 è stato oggetto di osservazioni da parte degli Organi di controllo: con ogni probabilità, si tratta delle stesse criticità che avevamo già evidenziato con chiarezza al tavolo negoziale.

L’Amministrazione sta lavorando per recepire tali osservazioni e apportare gli adeguamenti necessari. Ci auguriamo che questo percorso possa concludersi rapidamente, superando definitivamente le criticità emerse e consentendo finalmente di dare ai dirigenti scolastici le risposte, le garanzie e le certezze che attendono da tempo.

Ritornando agli arretrai contrattuali. Stiamo parlando di incrementi economici che, per quanto dovuti, continuiamo a ritenere irrisori rispetto alla responsabilità, alla complessità e al carico di lavoro della dirigenza scolastica, distribuiti nell’arco di tre anni di vigenza contrattuale e percepiti dopo circa due anni di ritardo rispetto alla naturale decorrenza degli effetti del contratto. Gli arretrati rappresentano ciò che è dovuto ai colleghi. Non sono un premio, non sono una concessione.

I Dirigenti scolastici hanno bisogno di vedere concretamente migliorare le proprie condizioni economiche e professionali. Hanno bisogno di un sistema retributivo adeguato alle responsabilità effettivamente esercitate. Hanno bisogno che gli istituti contrattuali siano applicati nei tempi dovuti. E hanno bisogno soprattutto di una rappresentanza che sappia rivendicare risultati reali, non di una comunicazione che attribuisca meriti per l’ordinaria applicazione di disposizioni contrattuali.

 

 

 

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