Prendendo a prestito un aforisma di Oscar Wilde, chi dice la verità prima o poi viene scoperto. Anche quando è accompagnata da un’assenza, che talvolta – questa volta – è risultata più acuta della presenza.
Il rifiuto di DIRIGENTISCUOLA di partecipare alla preannunciata stucchevole e indecorosa pantomima in replica nell’incontro tra Amministrazione e sindacati rappresentativi nell’area “Istruzione e Ricerca” del 4 marzo, contestualmente avendone rappresentato le ragioni all’una e agli altri in un’argomentata lettera, pare aver sortito un effetto prodigioso, compendiato nell’ Accordo reso pubblico in mattinata, con cui la Direzione generale per gli ordinamenti del MIUR e ANP-CISL-CGIL-UIL-SNALS si danno atto che:
– il procedimento di valutazione dei dirigenti scolastici anche per il corrente anno sarà privo di ricadute sulla retribuzione di risultato, che quindi continuerà necessariamente ad essere corrisposta con criteri di mero automatismo, parametrati sulla fascia di complessità dell’istituzione scolastica diretta;
– non appena completato il vaglio dell’ipotesi di CCNL d’area sottoscritta il 13 dicembre 2018 da parte dei competenti organi di controllo, e quindi stipulato il testo definitivo, si avvierà il previsto “confronto” per la definizione di una procedura conforme(?) alle disposizioni di legge;
– in questa fase transitoria, la partecipazione alla valutazione dei dirigenti scolastici è da intendersi non prescrittiva e quindi la mancata partecipazione esclude l’espressione della valutazione di prima istanza da parte dei nuclei nonché l’adozione di qualsiasi provvedimento di valutazione finale da parte dei dirigenti degli uffici scolastici regionali.
Liberi, dunque, i colleghi che lo desiderino di partecipare a una “sperimentazione” già disconosciuta dal ministro Bussetti e che, con varianti lessicali, riedita i tanti caravanserragli dell’ultimo ventennio, tutti puntualmente abortiti.
Liberi di affastellare carte, di sottoporsi a colloqui con “esperti” di improvvisato conio e magari essere bacchettati nell’incessante percorso di un “miglioramento continuo” quali creature perennemente minorenni, perciò abbisognevoli di essere accompagnate mano nella mano sino alla soglia della quiescenza.
Ma chi non intenderà sottoporsi ad un’inutile molestia burocratica del tutto inconferente e gratuitamente vessatoria, priva di qualsivoglia effetto che non sia quello di fungere da cavia per legittimare ruoli e funzioni altrui, non dovrà più temere di essere “schedato” e/o di subire eventuali ritorsioni.
Per parte nostra, nei – si spera – imminenti tavoli negoziali, ribadiremo la proposta di una valutazione dirigenziale appropriata, cioè “vera”: volta a verificare il grado di raggiungimento degli obiettivi formalizzati in modo preciso nel provvedimento d’incarico, unitamente ai comportamenti organizzativi attesi e al rispetto delle direttive dell’Amministrazione.
Insisteremo soprattutto per una valutazione dirigenziale “snella e maneggevole”, sul modello che si sta rivisitando per la valutazione dei dirigenti amministrativi e tecnici del medesimo datore di lavoro (il MIUR), con una–due schede corredate da una documentazione essenziale e liberamente allegabile dal valutando: il cui unico difetto è quello di funzionare!
Pretenderemo, in definitiva, una valutazione dirigenziale seria, non “disconnessa” – se positiva – dalla retribuzione di risultato “significativamente differenziata” (come impone la legge) e di consistenza non inferiore a quella corrisposta ai dirigenti “normali” di pari fascia. Che richiede pertanto la disponibilità di adeguate risorse finanziarie in luogo della vergognosa mancia benevolmente sin qui elargita. E che sarà l’obiettivo irrinunciabile nella già in corso tornata contrattuale 2019-2021, congiuntamente al conseguimento della perequazione retributiva di parte variabile.
Tutto il resto sono chiacchiere. Solo assordanti chiacchiere.

“Questa – commenta il Presidente Fratta – non è una delle tante vittorie della DIRIGENTISCUOLA, ma di quel 33% di colleghi, molti di più dei nostri soci,  che non si sono lasciati intimidire neanche dagli interventi a gamba tesa. Un 33% che ha capito che aderire ad una iniziativa sindacale è legittimo. Trattasi di una forma di SCIOPERO. Si sciopera anche rifiutandosi di sottoporsi alle molestie burocratiche. L’Amministrazione ha dovuto cedere. E dovrà cedere anche ogni qualvolta pretenderà adempimenti illegittimi come le tante molestie burocratiche. Per troppi anni la categoria ha subito. E’ arrivata l’ora di dire basta e di reagire contro chiunque. Li dove non basteranno o non serviranno i sistemi “civili” interverrà la task force alla quale stanno aderendo molti colleghi. Siamo contenti che tutte le OO.SS. hanno accolto il nostro invito, magari controvoglia o sotto pressione dei loro soci, ma quel che conta è il risultato.”