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MOBILITÀ 2026: OGGI IL PRIMO RISULTATO PER INTERREGIONALITA’. MA IL SISTEMA PUÒ FARE MOLTO DI PIÙ

MOBILITÀ 2026: OGGI IL PRIMO RISULTATO PER INTERREGIONALITA’. MA IL SISTEMA PUÒ FARE MOLTO DI PIÙ

L’8 luglio segna una tappa cruciale per la mobilità dei dirigenti scolastici. Mentre centinaia di colleghi attendono l’esito del trasferimento richiesto, il dibattito non può limitarsi ai pochi posti oggetto del contenzioso: è il momento di riflettere sulle potenzialità organizzative già offerte dall’ordinamento per dare risposte più ampie ed efficaci.

 

L’esito della mobilità interregionale

L’8 luglio rappresenta una data particolarmente significativa per centinaia di dirigenti scolastici italiani. Nella giornata di oggi, infatti, ciascuno conoscerà, in forma riservata, l’esito della propria istanza di mobilità interregionale e saprà se il lungo percorso di avvicinamento alla regione indicata come prima preferenza potrà finalmente concretizzarsi.

Prende, dunque, avvio un movimento che interesserà ben oltre cento dirigenti scolastici, con un flusso prevalente dalle regioni del Nord verso il Mezzogiorno e con la maggiore capacità di accoglienza concentrata in Campania, Lazio, Sicilia e Puglia. È un movimento che rappresenta soltanto il primo passo di un processo molto più ampio e che, proprio per questo, non può essere frenato da una visione limitata ai soli posti formalmente vacanti quando esistono ampi margini organizzativi ancora inutilizzati.

L’incertezza determinata dal contenzioso

Il nostro primo pensiero va a tutti i colleghi che oggi attendono quell’esito. Allo stesso tempo, però, non possiamo ignorare il clima di incertezza che accompagna questa fase, alimentato dal decreto monocratico del TAR Campania che ha disposto il riesame della ripartizione dei posti, congelando sette posti fino all’udienza collegiale fissata per il prossimo 10 settembre.

È comprensibile che l’attenzione si concentri su quei sette posti e sul loro possibile destino. Tuttavia, riteniamo che il dibattito rischi di fermarsi alla superficie del problema.

 

Il vero nodo: una visione complessiva del sistema

La vera questione, infatti, non è stabilire se quei sette posti saranno destinati agli idonei del concorso oppure alla mobilità. La vera questione è che, ancora una volta, emerge l’assenza di una visione complessiva del sistema.

Da anni assistiamo al susseguirsi di interventi legislativi che affrontano singoli aspetti della materia senza costruire un equilibrio stabile tra reclutamento, mobilità e organizzazione degli organici. Ogni modifica normativa sembra correggere una criticità contingente, ma ne produce immediatamente un’altra, costringendo amministrazioni, dirigenti e perfino i giudici amministrativi a colmare, attraverso interpretazioni e contenziosi, ciò che il legislatore avrebbe dovuto disciplinare con chiarezza.

Eppure la mobilità che si svolge in questo momento dimostra quanto essa rappresenti una componente essenziale del sistema scolastico. Una mobilità che non rappresenta soltanto un dato numerico, ma il tentativo concreto di ricomporre centinaia di situazioni familiari rimaste irrisolte per anni.

 

Utilizzare gli strumenti già disponibili

Naturalmente non tutti riusciranno a ottenere il trasferimento richiesto. Proprio per questo riteniamo che sia arrivato il momento di utilizzare tutti gli strumenti organizzativi che l’ordinamento già mette a disposizione, anziché continuare a ragionare esclusivamente sul numero dei posti formalmente vacanti.

In questa prospettiva guardiamo con particolare interesse a quanto annunciato dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia. Nel corso dell’informativa sindacale, il Direttore Generale Filippo Serra ha manifestato la disponibilità a utilizzare anche le sedi rese temporaneamente disponibili dalle cosiddette “posizioni di stato”, attribuendo incarichi annuali agli aventi diritto alle precedenze previste dall’articolo 42-bis del decreto legislativo n. 151 del 2001.

Si tratta di una scelta che riteniamo non soltanto condivisibile, ma esemplare, perché dimostra come sia possibile offrire risposte concrete senza attendere nuove norme, nuovi emendamenti o ulteriori interventi legislativi.

In Sicilia, conclusa la fase della mobilità del 15 luglio, ai 29 posti destinati alla mobilità in ingresso potranno aggiungersi circa 20 sedi rese disponibili dalle posizioni di stato, numero suscettibile persino di aumentare qualora l’Amministrazione decidesse di utilizzare anche le ulteriori sedi nominali che si renderanno disponibili dopo il 15 luglio ed entro il 31 agosto. Si tratta di una prospettiva che condividiamo pienamente, perché dimostra come, senza modificare l’organico, sia possibile trovare soluzioni  per  molti dirigenti scolastici ancora lontani dalle proprie famiglie.

 

Un modello da estendere a tutte le regioni

Questa esperienza dovrebbe diventare un modello per tutte le regioni.

Ci chiediamo, infatti, perché altri Uffici scolastici regionali non intendano percorrere la stessa strada. In Campania risultano già individuate 24 sedi disponibili per incarico nominale; nel Lazio se ne contano 52, a fronte delle 59 reggenze registrate nell’anno scolastico 2025/2026; in Puglia sono già disponibili almeno 9 sedi, cui si aggiungono ulteriori disponibilità in Calabria.

Sommando le sole regioni dal Lazio in giù, si arriva oggi a circa 110 sedi che potrebbero essere utilizzate attraverso incarichi temporanei, senza attendere nuovi interventi legislativi e senza comprimere il diritto alla mobilità. Che siano dati ai beneficiari del 42-bis, a quelli della legge 104/1992 o per altre esigenze, poco importa: fondamentale è renderli disponibili.

Da anni sosteniamo che il principio debba essere quello di “una scuola, un dirigente”. Ciò significa ridurre progressivamente il ricorso alle reggenze e utilizzare gli spazi organizzativi che l’ordinamento già consente per permettere ai dirigenti scolastici di avvicinarsi alle proprie famiglie.

Gli incarichi temporanei sulle sedi nominali non alterano l’organico, non determinano esuberi e non incidono sulle facoltà assunzionali. Al contrario, rappresentano uno strumento di buona amministrazione, capace di conciliare il diritto alla continuità della gestione delle istituzioni scolastiche con il legittimo interesse dei dirigenti a migliorare la propria qualità della vita.

 

La differenza tra mobilità e assunzioni

È opportuno ribadire, inoltre, un principio che nel dibattito pubblico viene spesso confuso. Le assunzioni e la mobilità rispondono a logiche profondamente diverse.

L’assunzione comporta la copertura definitiva di un posto dell’organico e può avvenire esclusivamente sui posti vacanti e disponibili autorizzati dal MEF.

La mobilità, invece, costituisce il trasferimento di personale già appartenente ai ruoli dello Stato e, proprio per questa ragione, può essere realizzata anche attraverso l’assegnazione temporanea a sedi nominali il cui titolare sia assente per comando, aspettativa, fuori ruolo, distacco o altra posizione di stato.

Non si tratta di una forzatura dell’ordinamento, ma dell’esercizio di un potere organizzativo che gli Uffici scolastici regionali già possiedono e che alcune amministrazioni stanno finalmente iniziando a utilizzare con intelligenza.

 

Il dibattito deve cambiare prospettiva

Di fronte a questi numeri, appare francamente incomprensibile che il dibattito nazionale continui a ruotare attorno ai sette posti oggetto del decreto monocratico del TAR Campania.

Altro che sette posti!

È questo il terreno sul quale chiediamo che si misuri la capacità amministrativa degli Uffici scolastici regionali: non sulla gestione dell’emergenza o del contenzioso, ma sulla volontà di utilizzare fino in fondo tutte le possibilità offerte dalla normativa per migliorare la qualità della vita dei dirigenti scolastici e, di conseguenza, l’efficienza dell’intero sistema scolastico.

 

Le proposte di DIRIGENTISCUOLA

Il sindacato ha il dovere di avanzare proposte concrete, praticabili e coerenti con le reali esigenze della scuola.

DIRIGENTISCUOLA lo ha già fatto in passato.

Per le regioni del Nord, che nel frattempo registrano un progressivo svuotamento, al netto dello scorrimento delle graduatorie dei concorsi post mobilità, una soluzione era già stata individuata: attingere alle graduatorie vigenti per conferire incarichi temporanei. In questo modo si potrebbero garantire sedi provvisorie ai dirigenti scolastici già immessi in ruolo e, allo stesso tempo, affidare incarichi temporanei a coloro che sono ancora in attesa dell’assunzione.

Oggi alcuni esponenti politici riesumano quelle stesse proposte, svuotandole però del loro impianto originario e piegandole a una logica di pura propaganda. Fanno credere che tutto dipenda da un’abile manovra parlamentare, trasformando un tema complesso in una passerella di annunci e costruendo intorno a essa un cinico meccanismo di consenso, fatto di promesse, scambi di favore e clientele politiche.

 

Una scelta amministrativa, non una nuova legge

Le soluzioni, dunque, esistono già. Sono pienamente compatibili con l’ordinamento vigente e non richiedono alcuna rivoluzione normativa.

Serve soltanto una scelta amministrativa chiara, coraggiosa e coerente, capace di mettere finalmente al centro non le polemiche del momento, ma le persone che ogni giorno assicurano il funzionamento della scuola italiana.

Sarebbe, peraltro, l’occasione ideale per rimediare a errori che hanno prodotto conseguenze evidenti: la mancata presa in carico dei dirigenti scolastici costretti a operare fuori regione e il numero ormai esponenziale delle reggenze, che gravano sui dirigenti senza comportare alcun reale costo aggiuntivo per lo Stato, poiché vengono finanziati con risorse che provengono dagli stipendi degli stessi dirigenti scolastici.

Per la seconda soluzione, basata sul conferimento di incarichi temporanei, sarebbe sufficiente un investimento finanziario contenuto, del tutto modesto se rapportato agli sprechi che ogni giorno continuano a gravare sulla finanza pubblica. Di contro, l’assegnazione della sede provvisoria ai dirigenti scolastici già di ruolo non comporterebbe alcun onere finanziario aggiuntivo.

 

Cosa si aspetta a mettere finalmente in moto questo meccanismo? E, soprattutto, cosa attende l’Amministrazione centrale a imprimere un deciso impulso in questa direzione?

 

 

 

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