Ancora sugli arretrati, questa volta del Fun: per riflettere su come certe notizie (false e tendenziose) non facciano che alimentare l’odio di categoria. Proprio a partire dalle sigle che dovrebbero rappresentarci…
Ultimamente sembra che, tutto ad un tratto, i dirigenti scolastici stiano diventando milionari a suon di aumenti e arretrati. Soldi di qua, soldi di là. E alla fine, busta paga alla mano, vien fuori che siamo sempre più poveri di soldini e… ricchi di grattacapi.
A proposito di arretrati: dopo la bufala (presto smascherata) che voleva in arrivo una pioggia di denari a titolo di arretrati contrattuali (già quasi tutti pagati come Ivc: nei fatti arriveranno pochi spiccioli verso fine anno), ora apprendiamo da una testata specializzata in questioni di lavoro “che fanno notizia” (sic), che sarebbero in arrivo “migliaia di euro” per “tre anni di arretrati pagati da Noipa” nelle tasche dei dirigenti scolastici italiani. Stavolta si parla del pagamento in forma massiva e centralizzata dell’integrazione della retribuzione di risultato dei dirigenti scolastici per gli anni scolastici 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023, prevista dal CCNI sottoscritto definitivamente a inizio marzo.
E c’è una fonte: la solita sigla “dei presidi”. Che come sempre, seguita all’amo da certa stampa credulona che, pur professandosi specializzata, dispensa disinformazione all’ennesima potenza (senza consultare chi davvero le informazioni giuste potrebbe darle), esagera e non di poco nel tentativo di tenere mansueta la categoria e vantare conquiste immaginarie.
Facili ironie a parte, qualche precisazione di merito è non solo opportuna, ma d’obbligo:
- Partiamo dalla tendenziosità più evidente: si parla di “migliaia di euro”: certo, se consideriamo la cifra complessiva per tutti i dirigenti scolastici sì, ma a ciascuno cosa viene in tasca? E’ presto detto: in media mille euro lordo dipendente a testa, che significa al netto 500 euro o poco più: nemmeno un mese di affitto di un monolocale. Cosa che la sigla dei presidi si guarda bene dal dire!
- Le cifre suddette si riferiscono al Fun (Fondo Unico Nazionale), che detto in breve è alimentato da soldi già nostri, che poi vengono ripartiti sempre con estremo ritardo, secondo modalità e tempistiche sempre più incerte e dilazionate…
- … e senza tenere conto, ad esempio, dei fenomeni inflattivi, che non sono poca cosa: dal 2020, primo anno a cui si riferisce questa integrazione, l’inflazione è cresciuta complessivamente di qualcosa come il 18,5-19%: il che significa che un carrello della spesa che sei anni fa portavi a casa con 100 euro ora ne costa quasi 120. Intanto però i nostri soldi (già nostri da allora) non hanno tenuto il passo e sempre quelli erano e sono.
E allora di cosa parliamo? Ecco come una sigla che dovrebbe tutelare i dirigenti scolastici, seguita da certa stampa “distratta” e pronta a gettarsi a capofitto sulla preda, finisce per alimentare l’odio di categoria. Facile da capire, quando non rappresenti solo i DS ma anche le loro controparti naturali come docenti e dirigenti tecnici, categoria di cui – non scordiamolo mai – fa parte il tuo stesso presidente!