Dopo la silente meteora Bussetti e l’ancor più fugace traccia del loquace Fioramonti, subito bruciatasi con la velocità di un fiammifero, sarebbe stato ragionevole attendersi un soggetto di spessore, con adeguata esperienza, a reggere le sorti di un Ministero al suo terzo titolare in meno di due anni di Legislatura.

Invece il gesto eclatante del cappello lanciato in aria, per riscattare la propria inconsistenza, ha prodotto il reggimento della scuola della Repubblica a una docente trentasettenne, appena fresca vincitrice di concorso a dirigente scolastico in costanza di mandato parlamentare; ma dopo la sua trasformazione in una bad company, con lo scorporo dall’Università e Ricerca, destinatarie di una particolare attenzione strategica negli intendimenti dichiarati dal presidente del Consiglio, perciò affidate al più attempato professor Gaetano Manfredi dell’Università Federico II di Napoli e presidente della Conferenza dei rettori italiani.

La dura prosa dei fatti, tuttavia, non può e non vuole spegnere la nostra speranza che la giovane ministra, nulla concedendo agli slogan e rifuggendo dall’uso compulsivo dei social del suo predecessore a sproloquiare sull’universo mondo, s’induca a svolgere il più circoscritto compito rendendosi avvertita delle criticità che hanno incrostato il sistema scolastico, facendo seguire la volontà di affrontarle e dimostrando la forza per iniziare a risolverle: con il supporto di uno staff formato da esperti veri, scelti per competenza e non per appartenenza, unitamente a una reale – e leale – interlocuzione con i soggetti istituzionali.

Parola di capo del Governo, avrà a disposizione una maratona di tre anni. Non sono pochi, intanto per cominciare ad ascoltare le organizzazioni sindacali rappresentative dell’Area Istruzione e Ricerca (che tale rimane, nonostante lo scorporamento di Conte) sui problemi sollevati al recente tavolo ministeriale di conciliazione del 20 dicembre u.s., con l’ineffabile plurilingue professore dell’Università di Pretoria, finalmente degnatosi di farsi vedere in faccia, a promettere beffardamente mari e monti, con già in tasca la lettera dell’auto-destituzione, tanto non sarà affar mio!

Tra le tante questioni, va affrontata con urgenza quella relativa alla sicurezza, oggetto dell’intesa siglata in data 29 ottobre, con la promessa di un intervento legislativo in tempi brevi.

In disparte la completa perequazione retributiva con le altre normali dirigenze pubbliche di pari seconda fascia, dovrà sostanzialmente iniziare da ciò che coloro che l’hanno preceduta mai hanno cominciato:

– reperire le occorrenti risorse per contrastare la fatiscenza di molti edifici scolastici, stante l’inerzia degli enti proprietari e, per intanto, riprendere i due disegni di legge di modifica del D. Lgs. 81/08, dei quali s’è persa memoria, riguardo la sicurezza e fin qui bloccati dai medesimi siccome renitenti all’ottemperanza dei relativi obblighi. Ciò al fine di circoscrivere e precisare, in termini tassativi, le responsabilità dei dirigenti scolastici, inclusa la produzione della miriade di certificazioni impropriamente loro richieste;

– riprendere il tema delle semplificazioni, con decisa  potatura delle tante molestie burocratiche e degli adempimenti assurdi gravanti sulle istituzioni scolastiche, già censiti in ben 53 in esito a un oramai risalente monitoraggio effettuato dalle strutture tecniche del MIUR e nel frattempo lievitati oltre ogni soglia di tollerabilità;

– provvedere in via amministrativa e/o promuovere interventi legislativi per eliminare le incrostazioni e le aporie di una normativa cresciuta a dismisura per accumulazione e ad opera di fonti eterogenee, non di rado improprie;

– riconfigurare l’intera governance delle istituzioni scolastiche, anche recuperando i contenuti di non poche proposte di legge affacciatesi nell’ultimo ventennio per rivisitare le originarie competenze degli organi collegiali non più coerenti con il nuovo assetto autonomistico, e per provare a costruire finalmente – per legge – un middle management fin qui accanitamente osteggiato in nome di una malintesa unicità della funzione docente, ovvero a incardinare nel sistema – istituzionalizzandole – figure intermedie di comprovata specifica professionalità, in luogo di quei labili surrogati, varie ed eventuali, introdotti nei contratti collettivi nazionali di lavoro del comparto scuola, vocati a una tutela massiva del personale più che all’efficienza organizzativa del servizio pubblico che guardi ai diritti dei fruitori;

rafforzare e riqualificare il personale ATA, ad iniziare dal DSGA e al cui riguardo apprezziamo l’avvenuta indizione, dopo vent’anni!, del concorso ordinario con i rigorosi requisiti di accesso – al di là di alcune eccezioni e inopportunamente dilatate – che finora hanno dato sterile mostra di sé nell’allegata tabella B del CCNL Scuola;

– porre in essere misure di manutenzione ordinaria, la prima delle quali – in conseguenza del nuovo CCNL – consiste nella concreta messa a punto di un dispositivo per la valutazione di tutti i soggetti operanti nella scuola, a partire dalla sua dirigenza. Che sia rispettoso della volontà del Legislatore, volto ad accertare esclusivamente le competenze organizzativo-gestionali e il grado di raggiungimento degli obiettivi formalizzati nel provvedimento d’incarico, preordinato naturaliter alla retribuzione di risultato, significativamente differenziata ex lege ovvero, in caso di esito negativo, collegata alle conseguenze sanzionatorie graduate nell’art. 21 del D. Lgs. 165/01: come la valutazione di ogni soggetto attributario di qualifica dirigenziale, ma fin qui affogata nel mare confuso delle sperimentazioni eterne;

– ripristinare la filosofia dei mai decollati Centri servizi per lo sviluppo delle istituzioni scolastiche autonome, da specializzare in compiti di supporto, consulenza e assistenza tecnica alle istituzioni scolastiche, di regola deficitarie, se non del tutto prive, delle indispensabili competenze esperte in materia di sicurezza, contrattualistica, finanziamenti comunitari, privacy et alia;

– costituire una struttura di coordinamento delle direzioni generali del ministero e rispettive articolazioni: la sola che si interfacci con le istituzioni scolastiche affinché non siano sommerse da plurime, e non di rado contraddittorie, richieste di dati, documenti, monitoraggi et similia, spesso imposti all’ultimo momento e  spesso già posseduti dall’Amministrazione.

– porre un freno all’emanazione di circolari, note, risposte a FAQ non ravvisate strettamente necessarie. Che in luogo di chiarire reali o presunte disposizioni oscure della norma primaria finiscono per complicare e/o gratuitamente appesantire l’azione del dirigente scolastico e delle serventi strutture amministrative oramai prossime al collasso.

Prima di tutto, però, ci aspettiamo che la neoministra prenda contatti urgenti con la Funzione Pubblica ai fini dell’emanazione del necessario atto d’indirizzo per l’avvio delle trattative finalizzate al rinnovo del CCNL, per la modifica degli istituti contrattuali inerenti la mobilità dei dirigenti, non più adeguati all’attuale assetto di una graduatoria nazionale.