Evidentemente il ministro Bussetti condivide, con uno dei propri due vicepresidenti del Consiglio e forse anche con il suo premier, che la concertazione – con chi rappresenta i lavoratori, ma che ambisce a farsi portatore dell’interesse generale del Paese, sostituendosi al Parlamento e al Governo – è pure lo strumento migliore per smantellare leggi della Repubblica. E’ diventata ormai prassi la sottoscrizione di accordi, anche segreti, – del do-ut-des –  tra Amministrazione e OO.SS. per smantellare perfino le leggi che dovrebbero essere prerogativa del Parlamento: 30 novembre 2016 (barattata la perequazione retributiva dei ds con la signoria del contratto); 30 marzo 2018 (sganciata la valutazione dei ds dalla retribuzione di risultato).

E così, dopo la colata a picco della chiamata diretta o per competenze, tocca ora al bonus premiale… e sempre nel periodo estivo!

Già annacquato dal nuovo CCNL di comparto e ridotto a circa la metà dei 200 milioni annui stanziati da una norma imperativa, nell’Accordo sottoscritto ieri l’altro con CGIL-CISL-UIL e GILDA se n’è decretata sostanzialmente la definitiva sepoltura. Si dovrà solo attendere – parola di Ministro – quel crisma legale del primo provvedimento utile da presentare in Parlamento; lo stesso che metterà ufficialmente fine alla chiamata per conoscenze, così ridefinita da una gongolante sigla sindacale, la più consistente nel comparto, che dà mostra di ritenere i dirigenti scolastici inemendabili nepotisti, corrotti e un po’ mafiosi.

Resta ancora in piedi, forse, l’alternanza scuola-lavoro, se non la si congelerà in attesa di emendarla – naturalmente, con tempi biblici – dei suoi difetti, reali o presunti.

Dopo di che la demolizione delle storture della 107 si sarà tradotta nella sostanziale abrogazione di una legge ingiusta e sbagliata a favore dell’inclusività e della qualità del sistema, il cui nuovo emblema sarà quella già prenotata, in una fonte abusiva, Comunità educante, in cui la partecipazione paritetica – ma non nelle responsabilità giuridicamente esigibili! – assume un’importanza preminente, implica e valorizza una logica dialogante: l’opposto dell’aborrita visione tecnocratico-aziendalistica della scuola. Dunque, una Comunità conviviale ed autoconsistente, che finalmente può celebrare in proprio i riti di una democrazia scolastica quale valore in sé, libera di scegliersi i fini – e di deliberare il boicottaggio di leggi votate da chi rappresenta il (l’intero) Popolo Sovrano – sciolta da qualsivoglia vincolo che non sia quello che sovranamente si determini ad autoimporsi. Senza dover soggiacere al dettato della performance (D. Lgs. 150/09 e DD.LLgs. 74 e 75/17) e, ancor prima e nello specifico, all’obbligo di adottare procedure e strumenti di verifica e valutazione della produttività scolastica e del raggiungimento degli obiettivi, costituenti parametri – e vincoli – della stessa libertà d’insegnamento (art. 21, comma 9, legge 59/97). E il cui garante, a questo punto e in luogo del preside-sceriffo, può ben essere un membro democraticamente eletto.

Intervenire in modo concreto e senza stravolgimenti, ha dichiarato il ministro Bussetti. Ovvero: cambiamenti sì, rivoluzioni no.

Sembrerebbe rieditata la metafora del cacciavite, che fu cara al ministro Fioroni. Ma, allo stato dei fatti, è un cacciavite per il solo smontaggio di una scuola così destinata a regredire nel suo assetto pre-autonomistico.

Cosa fa la categoria? Sta alla finestra a guardare come le stesse OO.SS., che dovrebbero tutelarla, persistano nel danneggiarla sottoscrivendo accordi.  Al massimo si sfoga nelle varie chat, minaccia ferro e fuoco ma non agisce o agisce in modo improduttivo; magari si interroga sul perché non è cambiato niente …nonostante i vari gruppi fb, wp, associazioni che aumentano come funghi e che si dichiarano non schierate o non sindacalizzate. C’è da augurarsi che la riflessione faccia prendere coscienza che divisi non si va da nessun parte e che solo chi si siede al tavolo negoziale come o.s. di categoria può essere artefice del cambiamento.

DIRIGENTISCUOLA attende la convocazione, peraltro tardiva, del Ministro per verificare se il nuovo Governo ha intenzione di affrontare e risolvere i problemi della dirigenza mettendola in condizione di lavorare e retribuendola come gli altri dirigenti di pari fascia, in modo concreto e con STRAVOLGIMENTI perché la misura è colma e i problemi vanno risolto con determinazione e in fretta!

Contrariamente riprenderà le azioni di lotta confidando nella partecipazione unanime e compatta dell’intera categoria.