Tra eco mediatiche, interrogazioni e richieste lampo, cresce la pressione sulle scuole laziali.
La dinamica è ormai evidente: la stampa pubblica una notizia, si crea un’eco mediatica e l’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio interviene avviando procedimenti disciplinari e, successivamente, perfino ispezioni: prima ti condanno e poi faccio le indagini!!
Arrivano esposti anonimi, e partono visite ispettive. Ottimo sistema: vuoi colpire qualcuno? Basta far arrivare un esposto anonimo, disponi la visita ispettiva con pesca a strascico e l’obiettivo è raggiunto. Questa volta, però, si è andati oltre: un gruppo di parlamentari ha presentato un’interrogazione su quaranta scuole laziali accusate di non aver commemorato il Giorno del Ricordo il 10 febbraio. Nella stessa giornata, esattamente il 13 marzo, la DG Sabatini ha immediatamente chiesto spiegazioni ai dirigenti scolastici coinvolti, con un tono tanto perentorio quanto, ancora una volta, inopportuno, intimando ai dirigenti di inviare una relazione in giornata!! Tantopiù che la responsabilità dell’organizzazione di eventuali iniziative non è esclusivo appannaggio del dirigente scolastico, che deve quantomeno rispondere agli Organi collegiali.
Viene da chiedersi quanto sia complesso operare in un ufficio scolastico nell’orbita romana: sembra quasi esistere un filo diretto tra Parlamento e amministrazione. È solo una questione di vicinanza geografica o c’è altro?
Resta il fatto che quaranta istituzioni scolastiche sono finite sotto accusa per non aver celebrato una ricorrenza civile. Sono state poste sotto osservazione, non è chiaro secondo quali criteri, da un gruppo di parlamentari e, nello stesso giorno, raggiunte da richieste pressanti di chiarimento da parte dell’Amministrazione.
Come sono state selezionate proprio quelle scuole? E come ha fatto l’USR a intervenire con tale tempestività? E ancora: possibile che su 41 scuole individuate, tutte siano concentrate nel Lazio? Sono domande legittime. E forse aiutano anche a comprendere altri episodi analoghi già osservati in passato. Colpisce, in particolare, il contrasto con situazioni in cui interrogazioni parlamentari sull’operato dell’USR Lazio non hanno avuto alcun seguito: in quei casi nessuno si è mosso “in giornata” per chiedere spiegazioni. Esistono Amministrazioni e dirigenti di serie A e di serie B?
Intanto, tra Giorno del Ricordo e Giorno della Memoria, il rischio è che i veri “dimenticati” finiscano per essere i dirigenti scolastici, sottoposti a pressioni continue, costretti a rispondere a richieste urgenti e spesso sproporzionate da parte di un’amministrazione percepita come distante e poco leale.
Sorge la classica domanda spontanea: quante scuole sono riuscite davvero, quest’anno, a dedicare il 27 gennaio ad attività significative? La realtà quotidiana è fatta di carichi di lavoro crescenti, burocrazia, progettazioni, emergenze continue e carenze di organico. Eppure, su questo, non si registrano interrogazioni parlamentari, né richieste di chiarimento, né attenzione mediatica.
La Memoria, che riguardi la Shoah o le tragedie del confine orientale, non può essere ridotta a un atto formale o a una risposta frettolosa a una circolare. Richiede tempo, progettazione, approfondimento, partecipazione autentica degli studenti. Al contrario, si assiste spesso a una rincorsa contro il tempo, che finisce per svuotare di senso proprio quei momenti che dovrebbero essere fondamentali per la crescita civile.
Le leggi che istituiscono il Giorno della Memoria e il Giorno del Ricordo dovrebbero indurre anche ad un’altra riflessione: al di là delle dichiarazioni di principio, alle scuole non è mai stato garantito un sostegno strutturato e continuativo per sviluppare percorsi di qualità su questi temi.
Nonostante tutto, da oltre ottant’anni le scuole continuano a fare la loro parte, mantenendo viva la memoria con impegno e senso di responsabilità. Lo fanno spesso senza il necessario sostegno da parte di chi, pur avendone la possibilità, non garantisce risorse adeguate né riconosce pienamente il valore del lavoro quotidiano di chi, nelle scuole e nelle classi, dà significato autentico a queste ricorrenze ben oltre una singola giornata.
“Esprimiamo forte preoccupazione per quanto sta accadendo nelle scuole laziali. Ancora una volta assistiamo a interventi urgenti e pressanti dell’amministrazione in risposta a sollecitazioni esterne, che finiscono per scaricarsi direttamente sui dirigenti scolastici, chiamati a fornire risposte immediate senza alcuna considerazione per la complessità del lavoro quotidiano. Chiediamo, pertanto, un cambio di approccio: meno interventi d’urgenza e più fiducia nelle istituzioni scolastiche, meno pressioni e più investimenti concreti. Solo così sarà possibile restituire dignità al lavoro dei dirigenti e valore autentico alle ricorrenze civili”, dichiara il Presidente nazionale Dirigentiscuola Attilio Fratta.



