Dopo la querela per stalking, calunnia e diffamazione della dirigente Viscomi, assistita dall’avv. Fabrizio Bellavista di DirigentiScuola, arrivano gli avvisi di garanzia per otto fra prof, sindacalisti e giornalisti “troppo solerti”. Il Presidente Fratta: “Parliamo di 48 esposti contro la Viscomi, di numerosi articoli di giornali, di esposizione mediatica, di danni di immagine anche della scuola. E ci si meraviglia se la dirigente denuncia e querela gli autori? Chi scrive esposti dovrebbe sapere che ne deve rispondere. Troppo facile nascondersi dietro l’iniziativa sindacale: c’è un limite a tutto e questa si chiama persecuzione”.
Torino, 14 aprile 2026 – Troppo spesso siamo abituati a sentire di dirigenti scolastici che subiscono ispezioni, richieste di relazioni, rapporti, procedimenti disciplinari, indagini e avvisi di garanzia spesso fondati sul nulla, denunce per condotte antisindacale per il semplice fatto di aver agito contro presunti interessi di qualcuno. Ne parliamo quasi tutti i giorni e siamo impegnati quotidianamente a tutela di decine di colleghi in tutta Italia incappati in casi del genere.
Stavolta però, in quel di Torino, la musica è diversa: la dirigente scolastica dell’istituto alberghiero “Colombatto”, Silvia Viscomi, vicepresidente regionale DirigentiScuola, con il supporto della nostra Associazione, dopo quattro anni di calvario, venuta in possesso degli atti, un anno fa ha denunciato/querelato per stalking, diffamazione e calunnia sei professori, un sindacalista e una giornalista.
Apprendiamo dall’edizione locale de La Repubblica e da altra stampa della città (fra cui Torino Today) che la Procura di Torino ha aperto un fascicolo e alcuni insegnanti hanno già ricevuto avvisi di garanzia. Naturalmente – come da copione – i legali degli indagati parlano di iniziative sindacali legittime e negano comportamenti persecutori. Come era naturale attendersi la miglior difesa è l’attacco! Gli indagati ritengono l’azione della dirigente una possibile ritorsione contro chi ha sollevato critiche sulla gestione della scuola.
Troppo facile, peraltro, dare luogo a vere e proprie persecuzioni personali mascherandosi dietro lo scudo dell’attività sindacale. Siamo un sindacato anche noi, conosciamo le nostre prerogative e non accettiamo lezioni di diritti sindacali: c’è un limite a tutto. Soprattutto quando – siamo nel 2025, non secoli fa – due giudici di merito hanno già respinto le accuse di comportamento antisindacale condannando la controparte alle spese di lite (e addirittura, in primo grado, ravvisando la “lite temeraria”).
Sconvolgenti le affermazioni e le dichiarazioni riportate dalla stampa:
- “Siamo certi che non sono stati commessi atti persecutori né scorrettezze”. Da cosa deriva questa certezza se si afferma che non si conoscono gli atti?
- “Non accettiamo che si tenti di screditare le iniziative sindacali provando ad avviare un’azione penale contro chi le porta avanti quotidianamente. L’azione della preside sembra quasi ritorsiva, per colpire chiunque ha sollevato questioni di merito e di metodo”. Screditare le azioni sindacali? Esiste forse lo scudo penale per i sindacati? Azioni ritorsive della Dirigente? Le azioni ritorsive sono state tutte quelle messe in atto dai denunciati allorquando la dirigente Viscomi ha ripristinato la legalità. Ma non è stato proprio il sindacato a denunciare la dirigente Viscomi? Il ricorso è stato rigettato sia in primo che in secondo grado con condanna della CGIL. Anche la dirigente ha il diritto, se non il dovere quale pubblico ufficiale, di denunciare. Di cosa si meravigliano, quindi, gli attuali indagati? L’avviso di garanzia è un atto dovuto quando si ravvisano ipotesi di reato! Pensavano di non dover mai rispondere delle loro iniziative? Pensavano di poter – come hanno fatto – calunniare, diffamare, infangare una dirigente impunemente?
Attendano ora che la Procura faccia il suo corso. Se, come crediamo, hanno commesso reati è giusto che vengano condannati. Questo succede in un Paese civile.
L’azione penale è obbligatoria al pari di quella disciplinare. Vogliamo augurarci che anche l’U.P.D. , ai sensi dell’art. 55/ter del D.lvo n. 165/2001 avvii immediatamente l’obbligata l’azione disciplinare all’esito dell’altrettanto obbligatoria comunicazione, da parte degli indagati.
“Troppo facile calunniare e diffamare, troppo facile accampare sempre i diritti sindacali – ribadisce il presidente DirigentiScuola Attilio Fratta-. Non passa giorno in cui, anche per motivi futili e personali, i ds non vengano messi in croce con ispezioni, richieste di relazioni, denunce. Qui si parla di 48 lettere di contestazione inviate all’USR Piemonte in tre anni: sono numeri che fotografano una persecuzione, non un legittimo esercizio delle prerogative sindacali. E fra l’altro, cosa ancor più preoccupante, significa che la collega di fatto per anni, invece di fare il proprio lavoro, ha dovuto occuparsi soltanto di rispondere alle richieste di chiarimento, redigere decine di relazioni, subire visite ispettive e difendersi grazie ad una Amministrazione che avrebbe dovuto cestinare le numerose missive avviando procedimenti disciplinari nei confronti degli autori. Giusto che indaghi la Procura”.



