Avremmo fatto volentieri a meno di tornare sull’argomento “50 e 50”. Ma poiché siamo stati sollecitati da una precisa richiesta apparsa sui nostri canali, e che riteniamo meritevole di attenzione e di debiti chiarimenti, procediamo con i dettagli tecnici.
Prima di tutto sgombriamo il campo da ogni interpretazione distorsiva di quanto realmente messo nero su bianco (a volte, si sa, le inferenze testuali giocano brutti scherzi): DirigentiScuola non si avoca alcuna paternità della non ammissibilità dell’emendamento in parola, e non ha mai detto né scritto di aver giocato un ruolo determinante nella questione.
Semplicemente, ai fini di informare la categoria su un tema di sicuro interesse, ci siamo sentiti in dovere informare condividendo le nostre informazioni, tratte da ordinarie interlocuzioni sindacali. Avremmo potuto tacere e aspettare il comunicato ufficiale, ovvero l’inammissibilità dell’emendamento. Abbiamo invece voluto informare, come sempre, correttamente la categoria pur sapendo che ci sarebbero state strumentalizzazioni e distorsioni. Ma, per chi non lo avesse ancora capito, non è nella nostra natura tenere i colleghi (tutti, soci e non soci) nelle vane illusioni dei pifferai di turno alla ricerca di consensi.
Fin da quando ha avuto inizio questa prevedibile diatriba (ampiamente scontata e, anzi, forse fomentata ad arte dalla politica per finalità elettorali e per dividere già nella culla la platea di futuri dirigenti), DirigentiScuola ha optato per una politica di equidistanza, nella consapevolezza che un sindacato non si deve scegliere a colpi di lusinghe e vane promesse, ma per la serietà, la coerenza e la decisione con cui porta avanti le sue istanze e tutela i lavoratori che rappresenta.
Ciò detto, veniamo alla parte tecnica: l’emendamento “Latini” è stato respinto non certo per la “manina” di DirigentiScuola, ma in quanto carente dei presupposti giuridici, finanziari e di coerenza con l’impianto complessivo della normativa vigente.
Assai fragile è la parte relativa alle reggenze, evocata come se fosse una riserva di posti immediatamente trasformabile in immissioni in ruolo senza soffermarsi su vincoli di organico, dimensionamento e sostenibilità finanziaria, soprattutto quando inserita in un decreto come il Milleproroghe.
Inoltre la proposta del 50 e 50, presentata come una svolta “salvifica” per il sistema, in realtà non sposta nulla di sostanziale. Si sarebbe trattato di una rimodulazione aritmetica che non avrebbe risolto alcun problema strutturale del reclutamento della dirigenza scolastica, anche perché non sarebbe intervenuto sulle cause che hanno prodotto le attuali e ben note criticità.
L’emendamento non nasceva con l’obiettivo di trovare reali soluzioni ai problemi del reclutamento, e nemmeno di essere approvato, ma con un altro scopo, molto più immediato e politico: rastrellare qua e là qualche consenso e qualche delega sindacale, intercettando l’emotività del momento e alimentando fugaci ed effimere aspettative. Cosa che purtroppo è accaduto: mai un fluttuare di deleghe come in questi giorni.
Non nascondiamoci dietro un dito: tutti siamo consapevoli che il bacino di potenziali deleghe è interessante e potrebbe spostare non pochi equilibri nel “gioco” della rappresentatività. Le deleghe ci interessano, come a tutti, perché solo unendoci ed essendo sempre di più potremo portare avanti con ancora più forza e “peso” le giuste rivendicazioni di una categoria ancora relegata alla serie B (o C…) della dirigenza pubblica!
Proprio a tal proposito, e proprio nel merito delle deleghe, è utile rivolgere un consiglio chiaro ai futuri dirigenti scolastici: come già anticipato in premessa, le scelte di rappresentanza e di adesione sindacale dovrebbero basarsi su atti concreti, risultati verificabili non su annunci estemporanei. La fiducia riposta in un’associazione sindacale non è uno strumento emotivo, ma una forma di mandato consapevole che richiede valutazione, studio e memoria storica delle posizioni realmente sostenute nel tempo.
Fratta: “Non mi resta che ripetere che il tempo è sempre galantuomo e che l’onestà e la correttezza paga. Ma Voglio anche ringraziare chi ci ha offerto lo spunto per questo chiarimento”



