E’ dell’altro giorno la notizia della condanna di  una nostra collega, Franca Prencipe, e del suo RSPP, ad un mese di reclusione ed un risarcimento danni quantificato, in via provvisoria, in euro 15.000,00,  a seguito di un incidente occorso ad un alunno della sua scuola caduto da un lucernaio alto sette metri a  causa di  una porta d’accesso, fornita di lucchetto, ma impunemente lasciata aperta da una collaboratrice scolastica.

Un comportamento omissivo, secondo il Giudice,  costato caro alla dirigente scolastica, che è stata chiamata a risponderne penalmente in forza della sua qualificazione giuscivilistica e penalistica di datore di lavoro. A fronte, invece, di nessun capo d’imputazione a carico del funzionario responsabile dell’ente provincia!

E’ l’ultimo dei tantissimi casi di “mala sicurezza” che hanno caratterizzato le cronache degli ultimi anni, piene zeppe di episodi come questo che, oltre ad avere pesanti ripercussioni di natura penale sul malcapitato di turno (stiamo parlando di delitti e non di meri reati contravvenzionali),  espongono lo stesso ad una gogna mediatica che si protrarrà per tutti i gradi di giudizio, fino in Cassazione.

Alla gogna mediata si contrappone la solidarietà della categoria, che sta invadendo il MIUR (segreteria.ministro@istruzione.it)  con  “IO SONO FRANCA PRINCIPE” .

Già in passato esprimevamo solidarietà per l’accaduto, ma nel contempo anche rabbia e sconforto per la situazione nella quale si sono trovati a convivere tanti dirigenti scolastici, così come oggi la collega, rea di non aver controllato quel giorno la tenuta stagno della porta che dava accesso al lucernaio, quasi fosse suo compito farlo, e non invece della collaboratrice scolastica all’uopo preposta a quel reparto.

Da tempo chiediamo al governo un immediato intervento legislativo per dirimere gli aspetti più controversi del D.Lgs 81/08 nei suoi aspetti applicativi inerenti le istituzioni scolastiche, ed in particolar modo nei confronti dei dirigenti scolastici (rectius: datori di lavoro) titolari di pesanti responsabilità civili e penali, ma senza autonomi poteri decisionali e di spesa. E chiamiamo in causa il MIUR, ed i suoi uffici periferici, affinché prendano posizione a tutela della scuole richiamando gli enti locali alle loro responsabilità. Meglio ancora, per scuoterli dalle loro conclamate inefficienze e  ataviche inadempienze!

Nel contempo non siamo rimasti inermi nei confronti della categoria che quotidianamente convive con mille problemi legati alla messa in sicurezza delle scuole, fornendo alla stessa un supporto operativo che possa aiutarla nel gestire gli aspetti più controversi del D.Lgs. 81/08. Di qui l’idea di uno snello VADEMECUM al quale fare riferimento per verificare i numerosi adempimenti previsti dalla legislazione vigente.

Ma la questione di fondo resta sempre la stessa. Ed è quella che le norme non dicono! Nello specifico che:

  • i dirigenti scolastici non hanno autonomia decisionale in merito agli interventi manutentivi dell’edificio;
  • i dirigenti scolastici non hanno autonomia di spesa e risorse finanziarie adeguate per farvi fronte;
  • i dirigenti scolastici non hanno tutto il personale scolastico adeguatamente formato in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro. Personale che arriva nelle scuole in maniera indistinta e senza alcuna preventiva selezione di merito;
  • i dirigenti scolastici, per i suddetti motivi, non sempre possono mettere in atto quegli interventi sostitutivi pur previsti dalla normativa vigente (comma 3, dell’art.16 del D.Lgs. 81/2008);
  • i dirigenti scolastici, alla luce delle suddette situazioni di fatto, pur non lesinando di reiterare missive al Comune o alla Provincia ad adempiere, e pur consci di dover garantire, obtorto collo, l’incolumità degli studenti e dei propri dipendenti, non sempre sono nelle condizioni fisiche di verificare, anche personalmente, il regolare assolvimento degli adempimenti in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro. Il giorno dell’incidente, per esempio, la collega non era presente a scuola: presiedeva gli esami di Stato in altro istituto!!!;
  • i dirigenti scolastici sono stretti nella tagliola da un lato dell’addebito per danno erariale, ove dovessero far fronte ai suddetti adempimenti attingendo a risorse diversamente vincolate, e dall’altro ad addebiti di natura penale per comportamenti omissivi, ove non dovessero adempiere e rimuovere situazioni potenzialmente lesive dell’incolumità della propria comunità scolastica;
  • i dirigenti hanno una sola arma: procedere con delibera in danno … se le risorse lo consentono, ovvero chiedere la chiusura delle scuole.

 

I magistrati d’appello accerteranno sulla base di solide basi probatorie la dinamica dell’incidente verificando anche se il dirigente deve avere il dono dell’ubiquità. Intanto noi critichiamo e condanniamo la sentenza di primo grado convinti che le sentenze non vanno solo applicate e rispettate come se fossero vangelo.  L’involuzione della Giustizia Italiana né è la prova!

Nelle more la DIRIGENTISCUOLA, lunedì 22 p.v. – primo dei 5 giorni di sit-in –  alle ore 11, porterà all’attenzione del Ministro la situazione non più sostenibile e non più procrastinabile della sicurezza nelle scuole, chiedendo immediati interventi legislativi al riguardo e non mancando di evidenziare le palesi contraddizioni normative rivenienti dal vigente D.Lgs. 81/2008, pensate per tutto il comparto pubblico e privato, ma in molti passaggi di fatto inapplicabili alle istituzioni scolastiche.

Chiosa il Segretario Generale Fratta “I dirigenti dovrebbero prendere esempio dall’emblematico caso del Presidente della Provincia di Caserta. Dopo aver  paventato o minacciata  la chiusura di tre scuole superiori per problemi di staticità, la regione Campania ha fatto uscire dal cilindro immediatamente un milione di euro per interventi di ordinaria  e straordinaria manutenzione. Dimostrazione che le soluzioni quando si vuole si trovano, e le risorse pure! Questo dovrebbe fare da monito alla categoria impegnata sempre e comunque a garantire il funzionamento delle scuole, anche a discapito delle proprie responsabilità personali. Voglio augurarmi che i colleghi inizino a denunciare senza mezzi termini le inadempienze degli enti locali provando  a ragionare da dirigenti e non da ex-docenti!

Ai tanti colleghi che si stanno chiedendo sul web cosa fare o cosa possiamo fare, posso solo rispondere che dobbiamo agire uniti e compatti, passando dalle parole ai fatti. Dobbiamo far sentire forte e chiara la nostra voce a chi ha il dovere di ascoltarci. Se sarà necessario anche con azioni eclatanti, visto che le richieste, le segnalazioni e gli appelli civili e democratici finiscono nel dimenticatoio. Iniziamo con inviare la mail al MIUR e teniamoci pronti ad invadere l’aula della Corte d’Appello durante l’udienza.”

I magistrati d’appello accerteranno sulla base di solide basi