Dirigentiscuola ha esaminato con cura le brevi e semplicistiche disposizioni contenute nel decreto “concretezza” e non può che sollevare eccezioni sia sul profilo della costituzionalità di grande parte del contenuto che della efficacia ed efficienza delle soluzioni prospettate. Il vulnus del decreto, in sostanza, sta tutto nell’assenza della concretezza. Si rileva la singolare velocità con cui l’aula del Senato ha dato il benestare al testo del Ddl 920/18 che è passato, dunque, alla Camera. Eppure i temi sono cari a tutti o dovrebbero esserli.

     Il provvedimento, fortemente voluto dalla Ministra per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, introduce misure finalizzate a promuovere l’efficienza del comparto pubblico e il ricambio generazionale del personale che stridono con l’impalcatura ordinamentale e con le norme contrattuali disciplinanti lo svolgimento del servizio da parte della dirigenza scolastica trattata come “nullafacente”. In realtà e a vario titolo, il decreto interviene in un settore strategico per la pubblica amministrazione e lo Stato in modo dirompente, inconcludente, pericoloso e inutile. Le scuole, negli anni, hanno dimostrato di riuscire laddove altri non riescono e ciò grazie anche alla caparbietà e spirito di sacrificio di coloro che le dirigono: i dirigenti “nullafacenti”. Non si dimenticano i farraginosi e pericolosi meccanismi di gestione dell’Asse II che, proprio grazie al ruolo centrale svolto dalle scuole e dai dirigenti qualificati come RUP, hanno permesso il recupero e la riqualificazione di interi edifici scolastici abbandonati alla fatiscenza da anni, anche per mancanza di adeguati interventi da parte degli enti proprietari. Eppure si pensa di creare una sorta di black list come si fa per gli inadempienti o i debitori. Siamo di fronte a delle disposizioni vergognose che ledono l’immagine dei dirigenti e della scuola come sistema.

     Un passaggio fondamentale delle riforma della Pubblica Amministrazione rischia di peggiorare e appesantire le criticità evidenti già presenti nelle scuole, con aggravio della qualità del servizio e della spesa pubblica, trasformando il cambiamento in un ritorno alle origini.

     Il decreto “concretezza” è il “decreto del ritorno al passato” fatto di controlli ossessivi, di rigidità, di misurazioni, di schedature, di centralismi, di gerarchizzazioni. Insomma, il messaggio sotteso sarebbe quello di negare, di fatto, i progressi e la crescita del sistema scuola connotato da dimensioni di autonomia tanto da godere di rilevanza costituzionale, cancellando con una spugna anni di conquiste. Dirigentiscuola registra una logica persecutoria nei confronti della dirigenza pubblica e dei dirigenti scolastici, in particolare, chiamati a tutelare le scuole quali autentico presidio di legalità e spazio di vita privilegiato. Le scuole non sono assimilabili ad altri settori amministrativi e in esse operano professionisti responsabili e già fin troppo soli. Dirigentiscuola porterà avanti  una battaglia di dignità  affinchè il denaro pubblico non venga impiegato per finalità diseducative e invasive della privacy dei lavoratori. Il decreto non ha valutato nemmeno la frattura che sta determinando all’interno delle comunità scolastiche ponendosi, tramite la previsioni per la lotta all’assenteismo, come fattore di “lotta intestina”, di “guerra tra poveri”, di sfiducia verso le istituzioni. Ancora una volta le aspettative di una riforma illuminata rischiano di essere tradite.

     Il disegno di legge che introduce in 10 mila enti della Pubblica amministrazione sistemi per il controllo della presenza attraverso le impronte digitali e dell’iride e impianti di videosorveglianza e che prevede che tutti i dipendenti della Pa, dalle scuole ai comuni e ai ministeri, saranno sottoposti agli stessi controlli delle agenzie investigative per la lotta ai crimini internazionali contiene, purtroppo, delle misure disorganiche. In questo disegno manca l’idea di sviluppo così come sono assenti le infrastrutture e la cultura.

    Dirigentiscuola auspica e chiede insistentemente il confronto su aspetti decisivi del funzionamento delle pubbliche amministrazioni, sulla gestione del loro personale e, soprattutto, sulla dirigenza scolastica che non ha paura, non rifiuta le valutazioni, non ripudia i controlli ma afferma l’importanza del proprio ruolo strategico da tutelare con adeguate disposizioni allineate agli specifici profili di responsabilità.

     Non saranno il Nucleo della concretezza o le sue funzioni né le impronte digitali a risollevare la qualità dei servizi e a radicare, in coloro che ne sono privi ( e, tra questi, non possono annoverarsi i dirigenti scolastici le cui retribuzioni si pongono di gran lunga al di sotto di quelle elargite ad altri dirigenti pubblici con minori responsabilità), il senso dello Stato, delle istituzioni e della cura del bene comune.  Non saranno le misure previste per il ricambio generazionale e il piano assunzioni a garantire la qualità delle prestazioni, in assenza di ragionati, condivisi , armonizzati e organizzati sistemi di reclutamento del personale e di un serio piano di formazione in entrata e in itinere.

     Il ruolo ( non anche i poteri…) del dirigente non può essere rafforzato idealmente e “sulla carta”, tanto dalle norme ad hoc quanto dalla recente Legge 107/2015, per, poi, risolversi in mero aggravio delle responsabilità, restrizioni circa le modalità di svolgimento del servizio, controlli orari. I dirigenti scolastici lavorano ininterrottamente, sacrificano le ferie che non vengono monetizzate. I dirigenti scolastici non sono sostituibili pertanto appare surreale solo l’ipotesi di forme di assenteismo.

     E se si contestano le disposizioni citate, si ribadisce, non è per timore di perdere pezzi di potere inesistente ma per non scadere ancora, per impedire che prevalga il senso di frustrazione e lo stress collegato alla lesione della propria immagine. Garantire i dirigenti scolastici significa, nell’immaginario collettivo, garantire la presenza dello Stato già attaccato nelle sue radici più profonde; significa contenere le invadenze di chi pensa di non rispettare chi spende la propria vita nell’educazione delle nuove generazioni.  Non comprendere questo e non interrogarsi su questi aspetti non secondari significa non volere fare “scuola”, significa non volere realmente investire nella scuola prediligendo, magari, altri settori ritenuti strategici. Si pensi, piuttosto, a introdurre concreti e funzionali sistemi di valorizzazione del personale, di meritocrazia, di implementazione della qualità del lavoro e di valutazione del sistema.

     In considerazione del grave disagio manifestato in questi giorni dalla categoria dei Dirigenti Scolastici che temono di essere ancora maggiormente delegittimati ed a tutela delle scuole e di tutti coloro che vi operano, Dirigentiscuola ha già formulato formale richiesta di audizione presso la Camera dei Deputati.