Nonostante la pioggia di critiche, con 5 sindacati su 6 che all’epoca abbandonarono la discussione (e indovinate chi è il sesto?), tornano immutabili i criteri di complessità 24/25, a beneficio dei soliti pochi privilegiati. Non c’è nulla di più stabile di ciò che è provvisorio…
Roma, 6 giugno 2026 – Riecco l’annuale nota ministeriale sulle fasce di complessità delle istituzioni scolastiche. “Riecco” è proprio la parola giusta, perché nonostante ben 5 sigle sindacali su 6, all’epoca del fattaccio, si fossero opposte ai criteri stabiliti per il 24/25 (cioè due tornate fa), la nota 11253 pubblicata ieri pomeriggio dal MIM è sostanzialmente un copia e incolla delle precedenti.
Con buona pace dei sindacati che hanno storto il naso – tutti, tranne la ben nota sigla che ha portato a casa indiscutibili privilegi, beninteso per pochi” (non fatevi illusioni!) -, e nonostante le evanescenti promesse dell’Amministrazione, l’ultima delle quali proprio ieri mattina, in occasione dell’incontro con la Dgper su mobilità e dintorni.
In sostanza, il MIM ci avvisa che da ieri è attiva la piattaforma SIDI “Gestione fasce di complessità”, finalizzata alla raccolta delle informazioni necessarie per la determinazione della fascia di complessità delle istituzioni scolastiche per l’anno scolastico a venire.
I dirigenti scolastici sono chiamati a inserire e validare entro l’11 giugno 2026 i dati relativi a:
- numero di plessi oltre la sede principale;
- presenza di sedi in più comuni;
- presenza di plessi in comuni montani;
- presenza di plessi in comuni isolani;
- eventuale complessità HACCP per le istituzioni interessate
La conferma dei dati da parte del dirigente scolastico ne determina la validità definitiva e comporta l’assunzione di responsabilità per quanto dichiarato. Dopo l’11 giugno la piattaforma sarà chiusa e non saranno consentite ulteriori modifiche o integrazioni. Gli Uffici Scolastici Regionali effettueranno le attività di verifica e validazione delle informazioni inserite nel periodo compreso tra il 12 e il 18 giugno 2026, con possibilità di autorizzare eventuali correzioni o intervenire nei casi di inadempienza delle istituzioni scolastiche.
Praticamente punto e a capo. Anzi, si torna a inizio pagina. Ed esattamente a quel giugno di due anni fa in cui Dirigentiscuola, deliberatamente, abbandonò il tavolo di definizione dei criteri constatando l’assenza di reali aperture e disponibilità all’ascolto sulle diverse posizioni espresse in sede di discussione.
Scrivemmo all’epoca: “Dopo la proposta di una sigla sindacale, bocciata da cinque sindacati rappresentavi, il MIM ne illustrerà una nuova che altro non è che una rielaborazione della precedente e dei medesimi criteri che non rispecchiano in modo adeguato la reale situazione delle scuole. Vi è da aggiungere che la proiezione delle scuole … è frutto di un rimaneggiamento che continua ad “appiattire” la maggioranza delle scuole sulla seconda fascia, restringendo la prima e allargando la terza. I criteri sono stati costruiti per produrre il risultato che ne verrà fuori, mentre sarebbe stato opportuno ragionare in senso contrario e cioè partire dagli elementi qualitativi e quantitativi che rendono complessa una scuola”.
Parole che oggi, a ben due anni di distanza, non cambiamo di una virgola, come non sono mutati i criteri di cui sopra. Meno male che allora erano tutti d’accordo per cambiare i criteri l’anno successivo, e comunque a conclusione del dimensionamento (così disse l’allora Capo Dipartimento Jacopo Greco). Tutti d’accordo, almeno a parole, per poi nei fatti accettare supini la volontà dell’Amministrazione. Per ben due anni, compreso questo.
D’altronde una scena simile l’abbiamo appena gustata in occasione del fatidico 80% alla mobilità interregionale… non sta bene a nessuno, poi va a finire che accettano tutti. Impossibile non riflettere (amaramente) sul senso di certi incontri. Se tutto è già deciso, non vale nemmeno la pena scomodarsi.
Sempre due anni fa, in uno degli almeno sei interventi ufficiali che allineammo sul tema in poco più di una quindicina di giorni, arrivammo a sollecitare perfino il ministro Valditara ad adoperarsi per mettere un freno al caos generato dalle continue correzioni e rettifiche delle fasce, con dirigenti che di punto in bianco si trovavano dall’oggi al domani innalzati alle stelle o precipitati nella “Suburra”. Sembra ieri che scrivevamo: “Quattro decreti dipartimentali e quattro allegati di rettifica con punteggi di complessità, emanati uno dietro l’altro in 48 ore, hanno gettato nel disorientamento personale e professionale migliaia di dirigenti scolastici, a poche ore dalla scadenza delle domande di mobilità, forzata dal dimensionamento”.
Eppure siamo ancora qua. Visto che i criteri sono noti ormai da tempo, ci sia permesso perlomeno di auspicare che, a ridosso della mobilità, le cui dinamiche possono essere comprensibilmente condizionate anche dalla complessità delle scuole e dal conseguente trattamento economico, il Ministero non si riduca come in passato all’ultimo per poi commettere errori di definizione dei punteggi con i prevedibili esiti catastrofici. Almeno questo.
“Cambiano gli anni, cambiano i contingenti e i Capi dipartimento. Ma si continua a perseverare nell’errore – riflette il presidente nazionale Dirigentiscuola Attilio Fratta -. Ora, la domanda è: cosa si aspetta a mettere davvero in discussione criteri che la quasi totalità delle sigle rappresentative criticano e disconoscono? Perché proseguire inerzialmente su un binario discutibile in partenza? A chi giova tanta pervicacia, se non ai soliti (e pochissimi) noti? La domanda non è solo lecita, ma doverosa per chi ha a cuore l’intera categoria”.