Quand’anche possa sembrare una consunta formula di stile, nutriamo la speranza che sia considerata come nostra profonda convinzione il rispetto per i genitori colpiti dalla sventura di aver perso un figlio, studente del liceo De Giorgi di Lecce, che nessun risarcimento potrà mai lenire.

Nel contempo, alla dirigente , condannata in primo grado per omicidio colposo nella sua qualità di dirigente della predetta scuola, non può bastare un’indiscutibile solidarietà, come non basta ai colleghi che prima di lei consimili tragedie hanno vissuto e stanno vivendo.

Per fortuna la dirigente era coperta dalla polizza assicurativa che la DIRIGENTISCUOLA riserva ai suoi soci per cui l’onere del  risarcimento milionario spetta all’assicurazione.

Pretendiamo che il nostro datore di lavoro, ora onorevole ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, a differenza dell’evanescente predecessore, tuteli i suoi lavoratori, impegnandosi fattivamente, e dandone prova, a rimuovere le condizioni disumane in cui quotidianamente operano i dirigenti scolastici, chiamati ad assumersi tutti i rischi, anche occasionali per comportamenti indisciplinati, incontrollati, imprevedibili e per non attenta dovuta vigilanza di docenti e ATA, per i quali non si hanno le adeguate risorse finanziarie per poterli sistematicamente formare. Rischi che però diventano esiziali per le carenze strutturali degli edifici scolastici spesso fatiscenti e privi delle certificazioni di legge cui i soggetti proprietari devono ottemperare; con una consolidata giurisprudenza che non le ravvisa idonee ad interrompere il nesso di causalità e quindi addossando al dirigente scolastico, perché rivestente una posizione di garanzia, ogni minima negligenza, presunta iuris et de iure.

E’ un suo impegno che rimarcheremo nell’incontro che avrà il 7 ottobre con le organizzazioni rappresentative d’area.

Siamo consapevoli che non è percorribile la via amministrativa, perché trattasi di norme di derivazione comunitaria, quindi non nella piena disponibilità del legislatore nazionale. Si può e si deve, però, pensare ad una loro attenuazione, o meglio ad un loro adattamento alle istituzioni scolastiche: beninteso, a misura tale da non vanificarle.

E lo strumento può essere un’esplicita disposizione programmatica inserita nel disegno di legge delega per la revisione del Testo unico sulla scuola, che facoltizzi il MIUR (o il Presidente del Consiglio dei ministri, con proprio decreto) a dettare volta per volta specifiche e motivate disposizioni che evitino automatiche applicazioni delle norme generali alle istituzioni scolastiche, siccome giuridicamente qualificate pubbliche amministrazioni; e che dunque circoscrivano le responsabilità dei dirigenti a ciò che realmente è nei loro poteri d’intervento.

Nel frattempo vogliamo insistere, raccomandando ai colleghi di operare, a cadenze regolari, una sistematica ricognizione dei rischi insieme al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e al RSPP dotato delle necessarie competenze professionali e che si renda sempre prontamente disponibile, quindi segnalarli senza indugio agli enti proprietari.

In caso di loro inerzia o di traccheggiamento, previa analitica motivazione e allegata documentazione, si dovrà extrema ratio emanare il provvedimento di chiusura della scuola, senza tema d’incorrere in responsabilità penale per interruzione di pubblico servizio.

Ogni spirito missionario è qui decisamente fuori luogo e grondante d’ipocrisia per chi voglia pretenderlo.

Il dirigente scolastico non ha il compito salvifico di redimere il mondo caricandosi della inadempienze altrui.

E’ anch’egli un lavoratore, sebbene altamente qualificato e in quanto tale non rifugge dalle correlate responsabilità. Perciò non può essere un eroe, e tiene pure famiglia.

A ciascuno il suo.