“Per chi ha fame, anche l’amaro è dolce” recita un celebre passo del Libro dei Proverbi. Un adagio che ben si adatta a ciò che sta accadendo nel bel mezzo della bufera ordinaristi-riservisti, su cui pensavamo si fosse già detto tutto il dicibile, e a dire il vero anche molto di più, in attesa dell’annuale incontro ufficiale tra DGPER e OO.SS. rappresentative le uniche che possono sedersi al tavolo.
E invece no. Nessuna tregua e, ancora una volta, siamo costretti a intervenire a tutela della categoria a prescindere dell’appartenenza sindacale. Puntualmente sono arrivati gli immancabili specchietti per le allodole: sotto le spoglie del prevedibile, solerte avvocato che, fiutando la prospettiva di un lauto profitto, non ha tardato a farsi vivo intrufolandosi nei meandri delle chat private (beninteso, dopo aver precisato almeno un paio di volte la spontaneità e l’assoluta volontarietà della partecipazione… e del relativo obolo) per prospettare, dopo infiniti giri di parole, una non meglio precisata (e non certo gratuita) “diffida” al Ministero – a dire il vero così definita non senza qualche esitazione (“chiamiamola diffida ma veramente non dovete interpretare male questo termine”, sic|!), – finalizzata all’adempimento della legge letta ed interpretata nella prospettiva degli interessati! Le leggi, nel bel Paese si APPLICANO non si interpretano a favore degli uni o degli altri.
Diffida subito derubricata, nelle parole dello stesso legale, a semplice “invito”. Diffida/invito a fare cosa? Ad applicare la legge? Tutto abbastanza fumoso. Ciò che si comprende è il tentativo di dare una certa priorità “anche” alle graduatorie del riservato rispetto agli ordinaristi (a scapito dei quali è già stata annullata per legge la restituzione…), ma soprattutto rispetto ai tanti colleghi fuori regione che attendono anche da parecchi anni di poter rientrare vicino a casa. Questa sarebbe, in soldoni e al netto delle solite percentuali ben nascosta in ulteriori ventilati emendamenti, la sostanza della “diffida”.
Ora, senza voler impartire lezioni di diritto a nessuno, ben sappiamo che in termini giuridici una diffida ad adempiere (art. 1454 Codice Civile) è una comunicazione formale con cui un soggetto o un gruppo di persone intima a un altro soggetto di fare o non fare qualcosa entro un certo termine. In pratica è una specie di “ultimo avviso” scritto: si contesta un comportamento o un’inadempienza e si chiede di rimediare, altrimenti potranno seguire conseguenze legali. E quale sarebbe il comportamento da contestare? E in effetti, ancorché sempre meno convintamente dopo aver fatto riferimento a una sigla sindacale nata in sostanza per tale scopo, ha accennato a un possibile contenzioso… salvo poi mettere le mani avanti su un possibile esito infausto. Un timore che capiamo bene, visto il fallimento annunciato dell’intero teatrino messo in piedi alla bell’e meglio per finalità molto… concrete. Come dirigenti scolastici di diffide ne riceviamo a sporte ogni anno, e queste sono nozioni che mastichiamo bene. Ma in questo caso, chi si vuole diffidare? E a fare cosa, visto che la legge, fino a prova contraria già emendata verrà rispettata alla lettera?
E se proprio si vuole fare una diffida INDIVIDUALE basta mettere a disposizione degli interessati gratuitamente un semplice fac-simile che chiunque può predisporre.
Ciò che sta accadendo – e che a tutti i costi abbiamo cercato di evitare, fin dalla nostra richiesta di un tavolo informativo risalente ormai al 3 febbraio – è già di per sé gravissimo e basta ex se a dequalificare tutti gli attori della sgangherata messinscena. Ma c’è un nuovo personaggio che, in questa vicenda, merita un piccolo riflettore. Non uno qualsiasi, ma quello che prepara diffide a pagamento per intimare, preventivamente, la corretta applicazione della legge… una legge che, peraltro, non è ancora stata applicata. Il tutto con lo sconto del 50% per chi si iscrive al neosindacato. Come il medico che prescrive cure quando il paziente è sano, ma con grande convinzione.
E così eccoci al nodo del milleproroghe, quel provvedimento che, a quanto pare, ha cambiato completamente il quadro (100%). Senza di lui, diciamocelo, sarebbe andato tutto diversamente. Ed è qui che torna il nodo principale: alcuni politici devono restare fuori… oltre che essere controllati dai loro partiti che dovrebbero essere superpartes.
Basta guardare l’incrocio degli emendamenti: da un lato l’emendamento con la cancellazione del prestito, dall’altro con la proposta del 100% sulla mobilità – salvo poi a proporre il 70% in fase di rinnovo del CCNL per poi poter riproporre, attribuendosi i meriti, il 100% con un nuovo emendamento – e poi una parte della Lega, quella “dissidente” che si schiera a difesa dei riservisti dimenticando gli ordinaristi.
E qui torniamo al nostro avvocato. Con la sua diffida impeccabile, lineare, “che non fa una piega”. Talmente perfetta da dover essere accompagnata, guarda caso, dall’auspicio di incontri ai massimi livelli per modificare la norma. Il che suggerisce una conclusione semplice: se bisogna cambiare la norma, forse la norma non è dalla parte che si vorrebbe difendere. E allora la diffida, più che uno strumento risolutivo, sembra inutile… ma redditizia!!
Nel frattempo, si raccolgono adesioni, si firmano deleghe sindacali, si evocano poteri inesistenti che somigliano più a promesse che a strumenti reali. E si punta il dito contro i sindacati “rappresentativi”, accusati di tutelare tutti, non un gruppo a discapito dell’altro o viceversa. Ma la domanda resta: se è la politica ad aver rimescolato le carte invadendo qual è davvero il ruolo del sindacato?
Forse uno solo, ma fondamentale: fare proposte superpartes, logiche e corrette. E le proposte, in effetti, ci sono state: aumento dell’organico, abbassamento dei parametri per le scuole autonome, incarichi di presidenza nelle more. Idee che guardano alla tenuta del sistema, non alla logica del “togliti tu che mi siedo io”.
Perché il punto è proprio questo: invece di combattersi per una sedia, si potrebbe provare a costruire una stanza più grande, dove sedersi tutti. Ma per farlo serve usare la politica per ciò che dovrebbe essere: uno strumento di equilibrio e di soluzione, non un’arma per pestarsi i piedi a colpi di emendamenti e diffide.
Per favore un po’ di rispetto per le persone che non sono allodole e non hanno l’anello al naso.