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IERI IL DIMENSIONAMENTO, OGGI L’INDIGNAZIONE

IERI IL DIMENSIONAMENTO, OGGI L’INDIGNAZIONE

Non c’è limite alle contraddizioni: chi ieri stava al governo e snobbava le soluzioni proposte da Dirigentiscuola, oggi scopre l’emergenza dei “fuori regione” e invoca interrogazioni parlamentari. Fratta: “Auspico una soluzione che tuteli il diritto della collega, ma da che pulpito viene questa predica? La categoria apra gli occhi”.

 

 

 

Ci fa un certo piacere apprendere da una nota agenzia di stampa nazionale che un rappresentante del mondo politico, che fino a ieri non ha mosso un dito e ha lasciato che i dirigenti scolastici venissero sbattuti qua e là per la Penisola senza offrire alcuna prospettiva concreta di avvicinamento, annunci oggi un’interrogazione parlamentare su una questione legata alla mobilità ds.

 

Si tratta, per inciso, dello stesso che fino a ieri appoggiava pubblicamente il dimensionamento sotto l’eufemistico appellativo di “armonizzazione” –  sul caso di una neo-dirigente scolastica, vincitrice di concorso e sottoposta a cure vitali, che sarebbe stata costretta ad accettare una sede a mille chilometri da casa per non perdere il ruolo.

 

Con tanto di chiosa antigovernativa che riportiamo testualmente: “Nell’Italia del governo Meloni, se sei una dirigente scolastica e hai la sfortuna di ammalarti di tumore, devi scegliere se curarti o trasferirti a mille chilometri da casa” (sic). Peccato che quando, in tempi non sospetti, Dirigentiscuola proponeva soluzioni concrete, al governo ci fosse proprio chi ora leva gli scudi per denunciare situazioni ampiamente prevedibili. E ora fa passare un semplice spostamento di posti da una graduatoria all’altra come un fantomatico “piano assunzioni straordinario” (nulla di più fasullo) e non esita, diciamolo con chiarezza, a strumentalizzare i problemi altrui. Problemi che, ovviamente, esistono eccome… ma proprio chi ora li mette in evidenza a gran voce avrebbe potuto agevolmente prevenirli!

 

Osservazioni sacrosante, ci mancherebbe: chi vive situazioni di necessità deve poter esercitare i propri diritti fondamentali” riflette il presidente nazionale Dirigentiscuola Attilio Fratta. “Ma da che pulpito viene la predica? E’ precisamente questo il punto: mentre le sigle serie come Dirigentiscuola – nell’indifferenza generale – mettevano sul tavolo soluzioni plausibili e concrete come l’incremento delle sedi disponibili e il ripristino dell’istituto dell’incarico di presidenza a favore dei vincitori di concorso, chi allora stava al governo cosa faceva oltre che plaudere al “dimensionamento”, proprio l’opposto delle soluzioni da noi proposte?”

 

Prosegue Fratta: “Dov’era questa gente quando ho proposto il ripristino dell’istituto dell’incarico per porre fine alle reggenze? Dov’era quando Dirigentiscuola diceva che dalla graduatoria nazionale bisognava estrapolare quelle regionali – atteso che il ruolo è regionale – e così ognuno sarebbe rimasto nella sua regione? Ma soprattutto, dov’era quando Dirigentiscuola tuonava affermando che la 104 si applica laddove si deve prestare assistenza a chi deve essere curato? Assurdo che una 104 si applichi una volta che la persona è stata già destinata ad altra Regione lontana mille km da casa!”

 

 

E conclude: “Adesso ci si sveglia dicendo che “le procedure amministrative non possono perdere di vista la tutela della persona”? Mi auguro ovviamente che si trovi una soluzione per tutelare i diritti della collega – e ci mancherebbe – ma non posso non rimarcare la totale mancanza di coerenza di chi adesso denuncia situazioni che all’epoca non ha fatto nulla per risolvere! 

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