I Sindacati di Base tentano di boicottare le prove INVALSI del 12 maggio

I Sindacati di Base tentano di boicottare le prove INVALSI del 12 maggio

COMUNICATO STAMPA

Senza tenere in alcun conto il clamoroso insuccesso dell’azione di boicottaggio tentata invano il 5 e 6 maggio e sistematicamente reiterata ogni volta contro la somministrazione delle prove INVALSI, continua imperterrito il ridicolo e fastidioso  invio di messaggi mail e  anche di PEC nelle caselle istituzionali delle scuole da parte dei responsabili nazionali regionali e provinciali dei COBAS, USI, ASA AUTOCONVOCATI e siglette varie della microgalassia del sindacalismo di base.

In tutti questi messaggi si ripete il rito della diffida ai presidi invitandoli al rispetto delle norme e inventandosi, di sana pianta, tutta una serie di presunti quanto inesistenti comportamenti antisindacali.

Già il precedente tentativo di boicottare le prove della scuola primaria è stato un flop assoluto in quanto ha avuto adesioni marginali e insignificanti, che al massimo sono arrivati all’8%, perché i docenti sanno bene che le prove INVALSI sono obbligatorie per legge e costituiscono un adempimento sanzionabile anche disciplinarmente.

Si tratta di un obbligo di servizio che è stato imposto per via legislativa, a cui il docente non può sottrarsi e, obtorto collo, se ne deve fare carico. Il riferimento è appunto l’art. 51 comma 2 del decreto legge n. 5 del 9 febbraio 2012, convertito nella legge n. 35 il 4 aprile 2012 ove sta scritto che le istituzioni scolastiche partecipano, come attività ordinaria d'istituto, alle rilevazioni nazionali degli apprendimenti degli studenti.

Questo significa che essendo un’attività ordinaria d’istituto va garantita nella maniera più assoluta e quindi rientra tra le attività funzionali dell’insegnamento.

I responsabili dei deliranti comunicati conoscono bene la legge. I Cobas e gli altri sindacatini di Base sanno anche bene che non esistono i presupposti  per il minacciato ricorso  per antisindacalità ex art. 28 della L.300/70 contro i Dirigenti. Avendo tutte le armi spuntate ricorrono al classico spauracchio di tentare di intimidire e subornare  i capi di istituto con una diffida priva di qualsiasi efficacia e valore giuridico e, quindi, da cestinare.

Meraviglia  l’assoluto silenzio del MIUR e degli uffici degli USR  che non  tutelano i Dirigenti scolastici,  considerandoli come controparte su cui scaricare tutte le rogne e le responsabilità, al pari dei sindacati.

E’ ora di dire basta. E’ ora che anche l’Amministrazione alzi la voce e tuteli i propri Dirigenti.

DIRIGENTISCUOLA ha dato mandato al proprio ufficio legale di valutare e verificare eventuali ipotesi di reati nei confronti  dei firmatari dei comunicati per tentativi di intimidazione  nei confronti dei Dirigenti scolastici che, nell’esercizio delle loro funzioni, sono a tutti gli effetti pubblici ufficiali.

La sentenza del Trib. di Roma n. 16718/2012,  citata a sproposito in tutti i comunicati,  non ha alcuna attinenza con la fattispecie in quanto esula dalla materia oggetto in questione mentre, invece, esistono numerose  sentenze che statuiscono le buone ragioni dell’INVALSI e delle scuole.

 I Dirigenti Scolastici non devono  tenere in nessun conto le diffide che vanno cestinate e  procedere regolarmente, il 12 maggio, alla somministrazione delle prove INVALSI secondo le procedure definite dall’istituto.

Il Dirigente Scolastico – sottolinea Attilio Fratta, Segr. Naz. della DIRIGENTISCUOLA – ha l’obbligo di avviare, nei confronti del personale che, a qualunque titolo, dovesse ostacolare e/o boicottare le prove, un procedimento disciplinare trasmettendo gli atti, entro gg. 5, all’U.S.R. , ovvero agli Uffici Provinciali,  qualora delegati dai DD.GG.,  atteso che la sanzione irrogabile non può essere ritenuta di “minore gravità” e, quindi, non rientrante nelle competenze del Dirigente Scolastico. In questo modo, peraltro, l’Amministrazione non potrà rimanere silente persistendo, anche in capo alla stessa, l’obbligo dell’azione disciplinare. Confidiamo, comunque, nella professionalità e nella deontologia del personale che, pur avendo mille ragioni per contestare, non può venir meno agli obblighi di servizio. E’ opportuno, infine, che le minacce, le diffide o quant’altro dovesse pervenire alle scuole,  venissero inviate sia al Miur che agli UU.SS.RR. in modo che l’Amministrazione possa valutare ogni possibile forma di tutela nei confronti dei Dirigenti e delle Istituzioni scolastiche  che gli stessi rappresentano”.

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