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Caso Mendico, la Dirigente Scolastica NON E’ RESPONSABILE

Caso Mendico, la Dirigente Scolastica NON E’ RESPONSABILE

A metterlo nero su bianco la relazione del collegio ispettivo, non a caso consegnata alla dirigente dopo l’irrogazione della sanzione. E’ un’enciclopedia del “metodo Sabatini”: prima si colpisce, poi si tenta di giustificare la sanzione. C’è davvero da riflettere. Fratta: “Un’aberrazione che calpesta ogni principio del diritto: intervenga il Ministro”.

Le 5 calunnie smontate una per una.  

Come era ampiamente prevedibile, e come DIRIGENTISCUOLA ha sempre sostenuto, dalla relazione ispettiva disposta dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio relativa all’episodio di Paolo Mendico, studente dell’Istituto Tecnico Industriale “A. Pacinotti” di Fondi, che si è tolto la vita a casa propria il giorno prima dell’inizio delle lezioni di questo anno scolastico, NON EMERGONO responsabilità a carico della dirigente scolastica Gina Antonetti e dei due docenti sanzionati.

L’indagine, affidata a dirigenti tecnici con l’obiettivo di accertare l’operato delle istituzioni scolastiche coinvolte alla luce delle notizie riportate dagli organi di stampa (e si tratta non solo di una condotta superficiale e irrituale, ma di un vero e proprio vulnus che inficerebbe ab origine qualsiasi procedimento serio), si è estesa a ben tre istituti scolastici: oltre al Pacinotti, sono stati visitati anche i due istituti frequentati in precedenza da Mendico. Già le date sono sospette, come abbiamo già ribadito:  l’ispezione è iniziata il 16 settembre, sulla base di semplici notizie di stampa acquisite dalla dott.ssa Sabatini che cumula la carica di DG dell’USR Lazio e quella di responsabile UPD per i dirigenti scolastici. Il  procedimento disciplinare è stato formalizzato il 15 settembre,  prima dell’avvio dell’ispezione: prima di contesto e accuso e poi verifico i capi d’accusa!  Anche un inesperto o ignorante della norma, solo per logica, comprende che  un procedimento si avvia soltanto quando l’amministrazione ha piena conoscenza dei fatti. Delle due l’una: o c’è incompetenza, o malafede. In entrambi i casi chi agisce in questo modo va rimosso o, quantomeno sanzionato ed è ora che il Ministro ne prenda atto e faccia il suo dovere.

La relazione ispettiva scagiona in toto la dirigente Antonetti: diventa sempre più chiaro, a questo punto, il motivo per cui Anna Paola Sabatini, DG dell’USR per il Lazio, ne abbia differito l’ostensione alla dirigente scolastica, che pure l’aveva chiesta per tempo e per scopi difensivi, a un momento successivo all’irrogazione della sanzione disciplinare dei tre giorni. Una sanzione che, a questo punto, diventa ancor più immotivata, oltre che viziata in radice da errori procedurali grossolani, come abbiamo già avuto modo di spiegare ampiamente a tempo debito. Ora è tutto chiaro!

Calunnia n. 1: il bullismo non c’è – Ma andiamo al dunque, partendo dal fatto che, stando alla relazione sottoscritta dai due dirigenti tecnici del Collegio ispettivo, “gli episodi accertati non consentono di configurare con certezza una situazione strutturata di bullismo nei termini giuridici e disciplinari propri del fenomeno”. In sostanza, tutto il millantato bullismo non c’è. Fra l’altro le segnalazioni della famiglia si sono estese a ben tre istituti e sono state tutte puntualmente analizzate: “Ed invero ogni fatto e atto addotti dalla famiglia a sostegno della sussistenza delle presunte condotte bullizzanti nei confronti del figlio, sono stati oggetto di puntuale esame, così come emerge dall’istruttoria sopra richiamata. E’ bene precisare che tali condotte, secondo quanto riferito ed accertato, trovano collocazione in un arco temporale di circa cinque anni e in istituzioni scolastiche distinte…” Infatti leggiamo: “Diversi sono le comunità scolastiche di riferimento, il gruppo di pari e i docenti, e tale diversità incide sulla ricorrenza del presupposto della ripetitività nel tempo. A ciò si aggiunga quanto verificatosi presso l’I.T.I.S. “A. Pacinotti” già sopra richiamato e l’ulteriore fatto ovvero una presunta aggressione ai danni di Paolo per opera di un compagno di classe, la cui dinamica, tuttavia, non ha trovato conferma in sede istruttoria (e lo vedremo più avanti). Così come non hanno trovato conferma (il sottolineato è degli ispettori), con riferimento a tutti gli episodi denunciati dalla famiglia e ricostruiti nel corso dell’istruzione probatoria, l’intenzionalità di ferire, lo squilibrio di forza tra Paolo e i diversi gruppi di pari, nonché un clima di costante paura per Paolo, né il suo isolamento, tutti elementi rivelatori del bullismo… Sulla base di tale ricostruzione, anche con riferimento agli altri due istituti frequentati da Paolo, i presunti atti di bullismo rappresentati dalla famiglia non hanno trovato riscontro.  E del resto, qualora si offrisse una diversa ricostruzione dei fatti, apparirebbero, quantomeno, incomprensibili e palesemente contraddittorie le diverse manifestazioni di stima e apprezzamento, pubblicate sui social media, ad opera della famiglia, in particolare della mamma di Paolo nei confronti dell’operato di tutte le scuole frequentate da Paolo, tra cui anche l’I.T.I.S. “A. Pacinotti, la cui ultima risalirebbe, addirittura al 02 aprile 2025, quasi a conclusione dell’anno scolastico”. Anche la famiglia di Paolo, dunque, apprezzava l’operato della scuola, e non 5 anni prima, ma a fine anno scolastico 2024/25.  Prima calunnia, e questo è solo l’inizio.

Calunnia n. 2: lo sportello psicologico è stato attivato, anche per la classe e anche per Paolo – Poco sotto, sempre nella relazione, si legge: “E’ stato accertato che l’istituto A. Pacinotti ha attivato presso la sede staccata di SS. Cosma e Damiano “uno sportello psicologico per un totale di 80 ore per l’intero anno scolastico, con interventi collettivi sulle classi ed interventi individuali. Le attività sono iniziate a novembre 2024 e si sono concluse il 19 maggio 2025. Di questi incontri, 8 sono stati indirizzati specificatamente alla classe 1A, considerate le criticità comportamentali riscontrate. Dalla ricostruzione effettuata incrociando i dati forniti dalla referente di sede con le annotazioni sul registro di classe, in assenza di riscontro diretto con la psicologa,  risulta che Paolo avrebbe partecipato ad almeno quattro incontri individuali con la psicologa, fino a ridosso della fine dell’anno scolastico 2024/25 (l’ultimo frequentato dall’alunno)”. Quindi non è nemmeno vero, come falsamente asserito da certa stampa, che Paolo non abbia frequentato sportelli perché non attivati dalla scuola. Altra calunnia.

Calunnia n. 3 – Non c’è stata aggressione fisica: Ancora. Si è tanto parlato anche di una presunta “aggressione fisica”. Non è confermata. “In merito alla presunta aggressione fisica da parte del compagno … , l’alunno … non conferma quanto riferito dalla famiglia”. Ad escludere ulteriormente il bullismo non vi è poi, come abbiamo visto, alcun riscontro sulla “sproporzione di forze”, elemento sintomatico della fattispecie, e nemmeno sulla continuità dei presunti atti persecutori.  La classe in cui era inserito Paolo, di 15 alunni (quindi decisamente adeguata a favorire un ambiente di apprendimento proficuo), viene descritta dai docenti come vivace ma nel complesso gestibile. E non si tratta di superficialità, come si potrebbe pensare: tutti i docenti confermano la medesima versione.

Calunnia n. 4 – Non c’è stata alcuna informazione da parte della famiglia:  “Tutti i docenti del C.d.C. hanno dichiarato unanimemente di non avere mai ricevuto, né in colloqui individuali né in occasione degli incontri scuola-famiglia, cui hanno sempre partecipato i genitori di Paolo, segnalazioni di problemi relazionali di Paolo con i compagni, derisioni anche in via bonaria, offese, soprusi o di episodi di bullismo nei confronti di Paolo. Dall’esame del registro elettronico non risultano prenotazioni di colloqui individuali”. Non è dunque vero nemmeno che la famiglia avesse lanciato i segnali d’allarme tanto ventilati.

Calunnia n. 5 – la scuola era perfettamente in regola, e da tempo, con la legge “antibullismo” – Qui arriva il meglio, o se vogliamo il peggio: “Dalle evidenze raccolte, risulta che l’I.T.I.S. “A. Pacinotti” si è conformato alle disposizioni dettate in materia di prevenzione e contrasto dei fenomeni di bullismo e cyber bullismo adempiendo all’integrazione documentale, alla previsione delle procedure e alle nomine delle figure e dei gruppi di riferimento. (Legge del 17 maggio 2024, n. 70, Legge del 29 maggio 2017, n. 71, D.M. del 13 gennaio 2021, n. 18, Nota MIM 774 del 23 marzo 2021, Nota MIM n. 121 del 20 gennaio 2025, Nota USR Lazio n. 3212 del 15 gennaio 2024. Nota USR Lazio n. 13524 del 12 febbraio 2024”.

Insomma, calunnie pure e semplici riprese da media, social e canali di informazione su scala nazionale. Nulla di concreto, quindi. Intanto però sono state distrutte l’immagine di una professionista seria e di un’intera istituzione scolastica che questa dirigente, negli anni, ha contribuito a far crescere. “Ho ereditato una scuola con 30 classi e sono diventate 50 – spiega la DS Antonetti-, con complimenti e dimostrazioni di apprezzamento e fiducia da parte dell’intera comunità scolastica”. Oggi anche l’immagine della scuola, quell’immagine che la stessa Amministrazione ha l’obbligo di tutelare, sta patendo i danni di una campagna denigratoria completamente immotivata, alimentata dal procedimento disciplinare. “Quest’anno – riflette Antonetti – abbiamo perso almeno 70 iscritti”. Grazie Dr.ssa Sabatini! Abbia almeno l’umiltà di chiedere scusa all’intera comunità scolastica prima ancora che alla Dirigente e alle due docenti sanzionate per aver fatto il loro dovere.

Ma a questo punto qual è la colpa della Dirigente Scolastica? Siamo sinceri: non si comprende, quindi di fatto nessuna. Torniamo alla relazione, che dice tutto senza dire nulla: “Sebbene nessuna violazione della normativa per la prevenzione e il contrasto di episodi di bullismo e cyberbullismo possa essere ascritta alla DS Gina Antonetti, sotto il profilo della “culpa in organizzando”, avendo predisposto le misure organizzative atte a garantire la sicurezza dell’ambiente scolastico, residuano in capo alla stessa altre responsabilità che interessano la funzione dirigenziale, generalmente intesa”.

Insomma, responsabilità “a strascico” al pari di tante altre ispezioni disposte dalla Sabatini:  pescando a strascico qualcosa si può sempre trovare. Ma cosa di preciso? Non è dato saperlo. Anche perché la relazione prosegue con un copia e incolla del ben noto Tupi art. 25 c. 2, che viene tirato fuori solo quando conviene (e non, ad esempio, quando il DS vuole gestire autonomamente personale riottoso). “Al Dirigente scolastico, infatti, spettano autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane ed in particolare, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali. Sovrintende, nell’esercizio del proprio potere direttivo, al corretto espletamento dell’attività di tutto il personale assegnato alla struttura cui è preposto. (Art. 25, comma 2, D.Lvo 165/2001)”. E allora? Per accusare qualcuno si copia e incolla la legge? Sarebbe come accusare il Presidente della Repubblica citando pari pari gli articoli della Costituzione che lo riguardano, senza peraltro dire in che cosa avrebbe concretamente mancato.

Ma è poco dopo che gli ispettori regalano il meglio del proprio bizantinismo retorico: “Ebbene – si legge – la Dirigente Antonetti, pur confermando in sede di audizione ciò che la famiglia di Paolo e le responsabili di sede hanno riferito, ovvero di non aver mai ricevuto alcuna comunicazione né in merito alle segnalazioni né al “disagio” pressante manifestato dalla famiglia, non può affermare di non aver avuto contezza delle problematiche comportamentali che affliggevano la classe 1/A, quella frequentata da Paolo”. Una frase che è perfino difficile da seguire nel suo congegno (il)logico. Pur avendo fatto tutto quello che la legge prevedeva, e pur non avendo mai ricevuto alcuna informazione sul disagio dell’alunno, la dirigente non può dire di non aver saputo. Ma che significa? Significa che gli argomenti sono proprio esauriti, come testimonia, nella quasi totalità dei casi di questo genere, il ricorso alle doppie negazioni… Ma poi questo cosa dimostrerebbe? Certo che ne aveva contezza, tanto è vero che ha attivato precisi e mirati interventi psicologici ed educativi. E dunque?

In sostanza, siamo di fronte alla più classica delle probationes diabolicae: “siccome il fatto è successo, qualcuno avrebbe pur potuto fare qualcosa di più”: un capro espiatorio ci deve sempre essere! E questo capro espiatorio, guarda un po’, è la dirigente scolastica che pure aveva fatto tutto ciò che la legge le imponeva di fare, e anche di più. Insomma, anche se non è colpa tua è colpa tua lo stesso. Una versione in salsa USR Lazio della celebre favoletta del lupo e dell’agnello (avrai pure ragione, ma sono più forte io).   Alla faccia del principio dell’imputazione circostanziata: qui siamo di fronte ad un provvedimento iniziato da una notizia di giornale e finito (per ora…) con una responsabilità che non c’è ma in fondo ci dovrà pur essere.

Ma adesso è ora di finirla e smascherare una volta per tutte gli altarini. Perché se a una dirigente tanto attenta, professionale e competente può accadere tutto questo, significa che nessuno è davvero al sicuro, neanche se è in regola, neanche per i fatti avvenuti lontano da scuola, nemmeno a scuola chiusa…. Altro che piove Governo ladro! C’è davvero di che riflettere e pregare che “non capiti anche a me!”

Questa relazione dimostra, se mai se ne sentisse il bisogno, la superficialità e incompetenza – o la malafede – dell’USR Lazio. Hanno distrutto una dirigente senza nessuna responsabilità e danneggiato un’intera istituzione scolastica che ha perso 70 alunni;  adesso devono risponderne, denuncia il Presidente nazionale Dirigentiscuola Attilio Fratta. “E’ un’enciclopedia del “metodo Sabatini”: prima si colpisce sulla base di una responsabilità presupposta, e non è la prima volta (il caso Agresti docet!),  poi si cerca di giustificare una sanzione già decisa a monte.  e perdipiù, in modo del tutto ingiustificato, si nega l’accesso difensivo – e ora capiamo perché – a una relazione completamente scagionante.  Ma perché allora la Sabatini ha massacrato persone innocenti? Meglio essere prudenti, non si sa mai: se un domani la Procura dovessi chiedere all’Amministrazione cosa ha fatto, basta esibire gli atti dei procedimenti disciplinari e la relazione ispettiva. Altro che inerte! L’USR si è mossa appena ha letto la notizia sul giornali!!! E’ evidente che la dirigente impugnerà, ma io attendo un intervento del Ministro perché qui siamo di fronte a una vera ignominia che calpesta ogni più elementare principio del diritto  e il Ministro, peraltro professore di diritto,  non può girare la testa dall’altra parte.   Almeno Lei, signor Ministro, chieda scusa e vada a visitare la scuola per esprimere la sua solidarietà alle persone incise da tanta violenza e all’intera comunità scolastica. Dimostri, come in altri casi, che il Ministero è vicino ai massacrati di turno…e forse la scuola recupererà i 70 alunni persi”     

 

 

 

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