Fondi a rischio restituzione e impasse organizzativa: è la denuncia di Dirigentiscuola, che chiede chiarimenti sui percorsi formativi per il personale ATA finanziati dal DM 40/26 che rischiano di rivelarsi infattibili. Fratta: “Sulla carta un’importante opportunità di formazione professionale; nei fatti potrebbe rivelarsi l’ennesima occasione perduta. Il Ministero garantisca flessibilità organizzativa”.
Roma, 9 settembre 2026 – Centocinquantamila euro destinati in media a ciascuna Scuola Polo per la realizzazione di circa venti moduli formativi e oltre rivolti al personale ATA (Programma Nazionale PN 2021-2027, DM 40 del 9 marzo 2026).
Un’importante occasione… ma solo sulla carta? – Sulla carta si tratta di un’importante occasione di qualificazione professionale per una categoria fondamentale nell’attività scolastica; nella realtà delle Scuole Polo, però, potrebbe rivelarsi un insostenibile paradosso organizzativo. Un vero e proprio boomerang, insomma, come denuncia Dirigentiscuola. Il punto è che il finanziamento, soprattutto nel caso in cui i corsi debbano svolgersi tassativamente in presenza (come quelli, per intenderci, che hanno per destinatari gli alunni delle scuole), appare strutturalmente inattuabile. Tantopiù che riguarda una specifica categoria – il personale ATA, appunto – attualmente ridotta all’osso, sotto il profilo numerico, praticamente in tutte le scuole.
Un cortocircuito senza via d’uscita – Qualora il vincolo della presenza non fosse aggirabile, come sembrerebbe dalle risposte già pervenute alle richieste di assistenza rivolte all’Autorità di Gestione, i Dirigenti Scolastici si troverebbero di fronte a un palese “cortocircuito” che avrebbe tutte le sembianze di un dilemma senza via d’uscita: o autorizzare la formazione in orario di servizio, sguarnendo gli uffici e i plessi di personale indispensabile per la vigilanza, la sicurezza e le attività amministrativo-contabili; oppure, in alternativa, autorizzare la formazione fuori dall’orario lavorativo, generando un monte ore di recuperi o straordinari che le scuole non hanno la possibilità di sostenere. In questo scenario di stallo, nessun Dirigente può realisticamente permettersi di spingere il proprio personale verso la frequenza di corsi di formazione che paralizzerebbero nei fatti le attività ordinarie della scuola.
Un risultato desolante da scongiurare – Il risultato sarebbe desolante e del tutto preannunciato: dopo mesi di intenso lavoro dedicato alla complessa progettazione burocratica e all’avvio dei moduli, le Scuole Polo si troverebbero nell’impossibilità oggettiva di reclutare corsisti e si vedrebbero costrette a restituire i fondi al Ministero. Col risultato che, per l’ennesima volta, ci troveremmo al cospetto dell’ennesima dimostrazione che il tema della formazione non può essere affrontato unicamente sotto il profilo dello stanziamento economico, e che, d’altra parte, la scarsa partecipazione non deve essere automaticamente interpretata come frutto dell’indisponibilità dei lavoratori.
Si creino le condizioni per acquisire competenze – Il vero problema risiede piuttosto nella mancata creazione di condizioni che rendano il diritto alla formazione concretamente esigibile e fruibile. Se l’Amministrazione richiede competenze sempre più elevate e complesse al personale ATA per lo svolgimento delle sue funzioni, ha contemporaneamente l’obbligo di costruire strumenti idonei a favorirne l’acquisizione agevolando l’accesso ai percorsi formativi: ad esempio intervenendo sulla collocazione temporale dei medesimi, sul riconoscimento delle competenze e sulla loro effettiva valorizzazione professionale, ed evitando di trasformare l’aggiornamento in un ulteriore ed ingiustificato onere per i singoli e per gli Istituti scolastici.
Il Ministero intervenga a chiarire – In tale scenario, Dirigentiscuola auspica un intervento immediato del Ministero al fine di sbloccare la situazione e scongiurare uno spreco irrazionale di risorse pubbliche: in particolare, appare indispensabile chiarire ufficialmente se sia possibile effettuare la formazione a distanza, in modalità e-learning asincrono o blended, rendendo la fruizione dei corsi compatibile con le esigenze operative delle scuole, e al contempo, valutare se si possa consentire una proroga per l’inizio e la conclusione dei moduli.
La formazione non è rendicontazione contabile, ma qualificazione dell’intero sistema – “Un chiarimento ufficiale in questo senso appare necessario e urgente, le scuole hanno necessità di maggiore flessibilità organizzativa – osserva il Presidente nazionale Dirigentiscuola Attilio Fratta. “Il rischio concreto è che si perda un’occasione e si debbano restituire fondi che potrebbero servire alla crescita e alla qualificazione professionale di personale fondamentale per il buon funzionamento delle scuole. L’obiettivo dell’Amministrazione non può limitarsi alla mera rendicontazione contabile della spesa, ma deve tradursi in un effettivo investimento sulla professionalità dei lavoratori e sul servizio scolastico; per farlo, occorre smettere di calare finanziamenti dall’alto senza garantire le condizioni organizzative reali per poterli spendere”.



