Come i più attenti ricorderanno, il prossimo 20 aprile è prevista all’Aran la terza convocazione del tavolo per il rinnovo del Ccnl dell’Area Istruzione e Ricerca – triennio 2022-’24. Fin dal primo appuntamento del 16 marzo l’intenzione del presidente Naddeo era apparsa evidente: chiudere in fretta con gli aumenti (pochi e in gran parte già percepiti!) vincolati alle risorse disponibili (e resi noti ufficialmente il 25 marzo, al secondo incontro), “blindando” la parte normativa per approvare tutto in un unico pacchetto e rimandare ulteriori discussioni alla successivo CCNL 25-27.
Lo abbiamo detto fin da subito e lo ripetiamo con chiarezza: si tratta di una soluzione che non possiamo condividere. Anche per noi la chiusura del CCNL è una priorità, specie alla luce dello scandaloso ritardo accumulato. Ma non a tutti i costi, e non a tutte le condizioni. E’ infatti interesse dell’Aran (e delle altre sigle) chiudere in fretta, e le ragioni sono palesi: da un lato l’Agenzia è comprensibilmente “spinta” dal motore politico, visto che si sta parlando di un triennio ormai chiusosi da due anni e, se non altro per decenza, è ora di firmare. Dall’altro le sigle, che devono barcamenarsi con maldestro equilibrio fra l’Area e il comparto – per i confederali quest’ultimo vale almeno cento o duecento volte l’Area -, e che non hanno alcun interesse, ad esempio, ad attenuare la “spada di Damocle” disciplinare che grava sul capo dei dirigenti scolastici, che in questo modo sono evidentemente ricattabili da chi rappresenta anche (e soprattutto) docenti, personale Ata, dirigenti tecnici (ispettori), dirigenti amministrativi (ex provveditori) ecc. Non è difficile rendersene conto!
Per DirigentiScuola vi sono questioni, peraltro recepite dall’Atto di Indirizzo (emanato anch’esso con inaccettabile ritardo), che meritano un’approfondita discussione fin da subito perché si tratta di dignità della categoria, serenità di lavoro, miglioramento delle condizioni di vita dei dirigenti scolastici, tutti e ciascuno. Su tutti, due, e lo abbiamo detto fin dal primo “giro di tavolo”, in cui il presidente Fratta ha posto l’accento sulla necessità di rivedere il quadro normativo, specie quando le risorse economiche sono già note, come in questo caso e in gran parte già percepite. “La necessità di stringere i tempi – testuali parole – non deve far dimenticare che ci sono tantissimi aspetti di natura normativa che vanno trattati: tra i molti appaiono improrogabili la questione della mobilità interregionale e quella della cosiddetta gradualità delle sanzioni disciplinari a carico dei DS, per cui vedo un’apertura nell’Atto di indirizzo”.
Motivare la fretta di chiudere subito per motivi economici è priva di ogni fondamento e ha un solo fine: rinviare la parte normativa.
Fra gli altri temi sollevati da DirigentiScuola e recepiti dall’Atto si segnalano almeno: il welfare professionale in termini di sostegno alla genitorialità, di prestazioni sanitarie, di mobilità sostenibile, di benessere del personale, di senso di appartenenza all’Amministrazione; il lavoro agile e la valutazione dello stress correlato, per migliorare il benessere organizzativo e anche introducendo misure di specifica agevolazione; la semplificazione del sistema delle relazioni sindacali, rimarcandosi l’esigenza di modalità relazionali snelle e della limitazione degli adempimenti formali; la centralità della formazione, da incentivare e comunque con la fissazione di un monte orario minimo obbligatorio. E l’elenco potrebbe continuare. Insomma: ce ne sarebbe da discutere, eppure la strategia sembra essere quella di ridursi all’ultimo (anzi, ben al di là di ogni termine dignitoso) per poi affrettarsi a chiudere senza mai affrontare i temi davvero importanti, rinviati sempre “alla prossima volta”. Ma poi, come ha sottolineato Fratta subito il 16 marzo, quando sarà questa prossima volta: uno, due anni ad andar bene? E anche allora, ammesso che si vada rapidi, si parlerà comunque di un triennio già scaduto, se è vero come è vero che siamo ancora qui, a 2026 inoltrato, a parlare del 2022-24…
Tutto ciò fermo restando che la parte economica non rappresenta certo quel “cambio di passo” che sarebbe stato auspicabile – senza mezzi termini: si parla di “briciole” che comunque sono e saranno nelle nostre tasche -, e per cui ci batteremo fin dal prossimo rinnovo, l’intenzione di DirigentiScuola è quella di non cedere al ricatto che vorrebbe darci queste briciole – spacciate per pagnotte – in cambio di questioni di fondamentale importanza come le sanzioni disciplinari (alla seconda recidiva scatta il recesso) e la mobilità (una questione di fondamentale importanza). Per informare sulle ricadute devastanti dell’attuale sistema DIRIGENTISCUOLA ha organizzato per il 22 p.v. un webinar aperto a tutti. A tutto c’è un limite, e non è nostra intenzione reiterare l’errore del famoso patriarca che vendette la propria primogenitura per il biblico piatto di lenticchie.
Ma quantifichiamo queste lenticchie, giusto per renderci conto e toccare con mano. Partiamo dagli arretrati, che sono già stati quasi tutti pagati, nonostante i sonori proclami di altre sigle che vorrebbero “tenerci buoni” per i fini di cui sopra. A fronte di arretrati praticamente inesistenti, anche gli aumenti in cedolino sono piuttosto “magri”: si parla per il 2022 di 12,02 euro per 13 mensilità, e per l’anno successivo (2023) di 18,11 euro oltre ai 54,26 percepiti a dicembre come una tantum. Ma attenzione: queste cifre, già di per sé tutt’altro che esaltanti, sono già state percepite dai dirigenti scolastici in termini di Indennità di Vacanza Contrattuale. Gli arretrati reali si riducono quindi all’anno 2024, con una previsione di 320 euro fra tabellare e parte fissa di posizione (rispettivamente 230 e 90 euro lordi, che consentiranno ai DS di raggiungere le analoghe cifre già riconosciute agli altri dirigenti di II fascia). A regime, l’incremento totale (corrispondente al 5,78% di aumento delle risorse nel triennio) è calcolato in 342 euro/mese lordi, sempre per 13 mensilità.
Non è dunque il caso di scapicollarsi per chiudere in tutta fretta un contratto che, a fronte di queste vere e proprie “briciole” e, fra l’altro, senza alcuna concreta prospettiva di equiparazione che preveda il reperimento di adeguate risorse per una retribuzione di risultato in linea con quella degli altri dirigenti pubblici, eviti ancora una volta di mettere sul piatto almeno due tematiche che riteniamo indifferibili.
Senza voler trattare nel dettaglio – per ovvie ragioni – tutte le tematiche che sarebbe il caso di sviluppare, possiamo dunque anticipare che DirigentiScuola presenterà una proposta negoziale che tenga conto della necessità di rivedere il meccanismo delle sanzioni disciplinari a carico dei DS, ad oggi il meno tutelante che esista nell’intera pubblica amministrazione, e quello della mobilità, anche a favore dei molti colleghi che da troppo tempo si trovano in servizio lontano da casa senza concrete prospettive di rientro. In particolare, chiederemo di rivedere le fattispecie sanzionatorie in direzione di una maggior gradualità e proporzionalità, e di strutturare un sistema di mobilità che tenga conto delle esigenze di tutti, dai “fuori regione” a quanti aspirano legittimamente ad accedere alla professione.
È però una battaglia che non possiamo fare da soli: per questo auspichiamo la massima coesione, anche da parte delle altre sigle rappresentative dell’Area, in vista di un bene comune a tutta la categoria.
“Chiudere sì ma …la gatta furiosa fa i figli ciechi – afferma il presidente Fratta-. Se per ricevere uno o due mesi prima quei pochi aumenti che ci spettano di diritto, e che comunque sono già di fatto nelle nostre tasche, dobbiamo rinunciare a fare proposte indispensabili per la categoria, allora il gioco non vale la candela. Andremo al tavolo con le nostre proposte su sanzioni e mobilità e ci auguriamo la massima unione della categoria. Dopo aver fatto di tutto per ritardare il rinnovo del CCNL, non si comprende tanta fretta. Ormai gli eventuali nuovi istituti per la mobilità, per fare solo un esempio, non potranno essere applicati per il prossimo anno!!”