La Direzione Generale per il Personale del Mim, con una comunicazione inviata ieri alle organizzazioni sindacali, ha chiarito che il prossimo incontro su Reclutamento e Mobilità, previsto per lunedì 30 marzo, sarà riservato esclusivamente alla partecipazione di dirigenti e/o rappresentanti sindacali, fino a un massimo di tre presenze fisiche e tre da remoto per ciascuna sigla.
Sorvolando su chi debba essere formalmente considerato “dirigente sindacale” ai sensi dello Statuto dei lavoratori, il messaggio appare inequivocabile: l’intento è quello di limitare la partecipazione ai soli soggetti che ricoprono un ruolo definito negli organi direttivi ed esecutivi delle organizzazioni sindacali ammesse al confronto. Non viene aggiunto altro, ma è evidente la volontà di mantenere l’incontro su un piano strettamente tecnico, evitando derive o strumentalizzazioni. Un tavolo tecnico istituito presso il Ministero, del resto, non può né deve trasformarsi in un “raduno di piazza”.
Colpisce, tuttavia, come questa precisazione arrivi in un contesto in cui alcune sigle sindacali, dopo aver promosso al proprio interno incontri distinti tra diverse categorie di lavoratori (ordinaristi, riservisti, dirigenti in mobilità interregionale), sembrano ora preferire che siano altri, in questo caso l’amministrazione, a prendere la parola, offrendo agli interessati una rappresentazione “autentica” della realtà, piuttosto che assumersi direttamente la responsabilità di rappresentarla fedelmente.
Un’impostazione che, a ben vedere, solleva più di un interrogativo: possibile che non si sia stati finora in grado, o non si sia voluto, restituire con chiarezza e onestà la situazione ai propri iscritti, alla luce della normativa vigente?
In fondo, la credibilità di un’organizzazione si misura anche dalla capacità di rappresentare in modo netto la realtà, senza delegare ad altri.
Perché, se dire le cose come stanno non è sempre semplice, scegliere di non farlo, o di lasciare che siano altri a farlo, finisce per essere, più che prudenza, una comoda rinuncia alla responsabilità e, di riflesso, al proprio ruolo.