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LE CONTRADDIZIONI DEL MIM. LA NOTA CHE TRADISCE LA RIFORMA DEI TECNICI

LE CONTRADDIZIONI DEL MIM. LA NOTA CHE TRADISCE LA RIFORMA DEI TECNICI

Con lettera del 18 marzo u.s., indirizzata al Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e al Capo di Gabinetto Giuseppe Recinto, DIRIGENTISCUOLA ha richiesto il mantenimento dell’attuale organico dei docenti negli Istituti Tecnici anche per l’anno scolastico 2026/2027, motivando puntualmente la proposta a tutela delle risorse professionali e nell’interesse dell’Amministrazione. Tale richiesta si fondava anche sull’attesa di una convocazione, resa ancor più necessaria dal rinvio dell’incontro previsto per il 17 marzo, ad oggi non ancora svolto, nel quale dovevano essere rese note le  classi di concorso da associare alle discipline.

In data 19 marzo, inaspettatamente,  è invece pervenuta la nota prot. 1397, a firma del Capo Dipartimento Carmela Palumbo, recante indicazioni operative per la definizione degli organici.

Il documento, richiama formalmente la necessità di tutela degli organici per la prevenzione dei soprannumeri, ma disattende nella sostanza uno dei punti apprezzabili della Riforma e soprattutto interviene sottraendo alle scuole quella libertà decisionale che, in applicazione autonomia scolastica sancita dal DPR 275/99, spetterebbe agli OO.CC. competenti alla definizione del curricolo.

La proposta avanzata da DIRIGENTISCUOLA mirava a mantenere invariato, per il 2026/2027, il calcolo dell’organico secondo i quadri orari del DPR 88/2010; detta soluzione avrebbe consentito una programmazione più distesa, evitato ritardi nelle operazioni amministrative, prevenuto il fenomeno dei perdenti posto, in particolare nelle discipline scientifiche,  e garantito alle scuole margini utili per il potenziamento dell’offerta formativa nel necessario raccordo con il territorio, anche in ottemperanza a ciò che sembrava essere il vero obiettivo della Riforma: ridurre il mismacht tra scuola e mondo del lavoro.

La nota del MIM introduce invece, tradendo l’obiettivo della Riforma, vincoli stringenti che annullano l’autonomia decisionale delle istituzioni scolastiche. In particolare, stabilisce una destinazione puntuale della quota oraria nel biennio dei diversi indirizzi, imponendo il potenziamento della geografia e/o della seconda lingua nel settore economico e delle discipline scientifiche in quello tecnologico-ambientale.

Analogamente, l’indicazione di affidare l’insegnamento delle scienze sperimentali a più docenti, anche appartenenti a diverse classi di concorso, richiama un modello organizzativo definito centralmente che, sebbene richiami alla flessibilità metodologica, all’interdisciplinarità e alle unità di apprendimento, rischia di restare solo formale, poiché l’impianto si configura come prescrittivo. Mortificata anche l’autonomia didattica, ingabbiata e vincolata entro schemi che limitano la capacità delle scuole di organizzare autonomamente il lavoro didattico.

Una Riforma per incidere realmente nel tessuto socio-culturale oltre che economico, non può essere affrettata ed a costo zero. Come avevamo avuto modo di sostenere anche nella fase precedente l’emanazione del Decreto attuativo, la possibilità di curvare il curricolo di scuola alle esigenze formative dei contesti sarebbe stata la vera innovazione!

Si può veramente parlare di Riforma quando l’unico elemento di innovazione viene mortificato con decisioni centralistiche fondate solo su evidenti logiche di risparmio?  Era evidente, e lo abbiamo detto in più occasioni, che i quadri orari allegati al Decreto attuativo avrebbero determinato tagli non indifferenti di ore in diverse discipline, tagli ai quali, con indicazioni ministeriali, si tenta di porre rimedio limitando l’Autonomia delle scuole.

Prova di ciò, anche l’indicazione di privilegiare l’assegnazione degli insegnamenti alle classi di concorso già presenti, giustificata con il fine di garantire la continuità, nei fatti limita ulteriormente la possibilità di individuare le competenze professionali più adeguate.

Ne emerge un modello in cui le scuole conservano margini operativi solo all’interno di cornici rigide e fortemente normate che incidono sulla destinazione delle risorse, sull’organizzazione didattica, sulla gestione del curricolo e sull’assegnazione dei docenti.

Entrando nel merito tecnico della nota rileviamo che i nuovi quadri orario accorpando le discipline scientifiche nell’unica voce “ Scienze Sperimentali” nei Tecnici Tecnologici ambientali, prevedono nel n. 9 ore nel primo biennio a fronte delle n. 16 ore previste ai sensi del DPR 88/2010, ossia ben n. 7 ore in meno.

Le ore del precedente ordinamento erano così distribuite:

  • 3 ore A034 ; n. 3 ore A020; n. 2 ore A050 – Totale n. 8 ore al primo anno ed altrettante n. 8 ore al secondo anno.

 

Con la riforma le ore al biennio sono complessivamente 9 da distribuire 4 ore al primo anno e n. 5 ore al secondo.

La previsione contenuta nella nota del Capo Dipartimento, secondo la quale nella stessa classe si devono assegnare a più docenti le “ Scienze Sperimentali”, nei fatti si traduce in una ripartizione ridotta delle ore prima affidate alle classi di concorso A020, A034 e A050.

Considerata l’evidente riduzione organica di ore nelle discipline su indicate, considerato che il nuovo quadro orario prevede  n. 4 ore al biennio formalmente lasciate all’Autonomia della scuola, il MIM ha pensato bene di incasellarle  indicando di attribuirle tutte alle scienze.

Tuttavia anche sommando le 9 ore alle 4 previste per l’Autonomia, ricaviamo una disponibilità di 13 ore, sempre inferiore come numero di ore rispetto al precedente Ordinamento.

Si  riduce la perdita delle ore nelle classi di concorso, dunque,  ma non si annulla del tutto. Di conseguenza, nonostante l’intento dichiarato dal MIM di evitare la creazione di soprannumeri, questi finiscono comunque per generarsi.

Ma il discorso potrebbe ancora continuare chiamando in causa anche altre classi di concorso: A037 e AS12, anch’esse penalizzate dai nuovi quadri orari collegate alla Riforma.

Per tali ragioni, DIRIGENTISCUOLA, reitera con forza la richiesta già formulata con nota del 18/03/2026, nella piena consapevolezza che, senza un coinvolgimento vero ed una riflessione attenta con la base, qualsiasi Riforma rischia di essere vanificata a monte. E se questo accadesse, CUI PRODEST?

 

 

 

Circolare-prot-n-1397-del-19-marzo-2026_260319_194639

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