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ARRETRATI DOVUTI, DIRITTI MATURATI E MERITI INVENTATI

ARRETRATI DOVUTI, DIRITTI MATURATI E MERITI INVENTATI

C’è chi sale su un treno già in corsa, si siede con gli altri e poi scende proclamando: “Vi ho portati io fin qui”.

No. Non funziona così !  Il treno era già partito. I binari erano già stati posati. Le decisioni erano già state assunte.

E i diritti, quelli veri, erano già maturati. L’anticipazione del CCNL 2022-2024 non è una conquista. È un atto dovuto. Gli arretrati non sono un premio. Sono somme già spettanti e se si ritarda ancora il monte premio aumenta!

Eppure  il sindacato della dirigenza pubblica, che continua a conservare il vecchio acronimo di “associazione presidi”, decide di intestarsi arretrati dovuti come una sua  “prima importante  vittoria”.   Ancora una volta, assistiamo alla solita operazione: trasformare ciò che è dovuto in una vittoria sindacale, intestarsi trionfalmente risultati inevitabili, costruire una narrazione che non regge alla prova dei fatti. A fronte di questa realtà, colpisce il tono trionfalistico con cui lo stesso sindacato  parla di “consistenti arretrati”, arrivando persino a quantificarli in cifre complessive suggestive. Ma basta scomporre quei numeri per riportarli alla realtà: importi medi frammentati su più annualità, legati a situazioni differenziate e, in molti casi, ancora incerti nei tempi e nelle modalità di erogazione. Altro che “riconoscimento tangibile”: si tratta di somme dovute e distribuite nel tempo, che non cambiano certo la condizione economica della categoria. Il rischio è evidente: far passare l’idea, francamente offensiva, che i dirigenti scolastici si accontentino di briciole purché immediate, purché raccontate bene.

Ma non c’è solo propaganda. Ci sono anche problemi più gravi: quando le scelte sindacali sbagliate producono effetti concreti e negativi per la categoria. Sulla gestione degli arretrati derivanti dai CIR, l’amministrazione era stata chiara fin dall’inizio: le procedure devono necessariamente passare attraverso gli USR, per la complessità delle posizioni individuali, delle fasce e delle differenze territoriali. Era un dato tecnico, non un’opinione. Eppure lo stesso sindacato ha scelto di ignorarlo, insistendo per una gestione centralizzata delle procedure, nonostante fossero state esplicitamente segnalate le criticità e i rischi operativi. Una richiesta suggestiva, certo. Anche facile da comunicare. Ma tecnicamente fragile. E, soprattutto, pericolosa. Il risultato?  Tutto fermo. Le procedure non avanzano. E la categoria paga il prezzo di scelte sbagliate, mascherate da battaglie. Questo è il punto. Non basta rivendicare. Bisogna saper valutare le conseguenze. Perché chiedere ciò che non è realisticamente attuabile non accelera i processi: li paralizza.  Guarda caso, in questa circostanza non si è vista alcuna corsa a intestarsi il (de)merito di una scelta che ha contribuito a bloccare tutto o, quantomeno a ritardare: quando le decisioni producono risultati negativi, il silenzio sostituisce improvvisamente i proclami.

L’Amministrazione, vista l’insistente richiesta, si è impegnata a verificare la possibilità di far liquidare direttamente da NOIPA, ma i provvedimenti li devono comunque emettere gli USR  essendo, il ruolo dei dirigenti, regionali.

IL COPIONE CHE SI RIPETE

Non è un episodio isolato. Da anni assistiamo a un continuo oscillare tra posizioni, rivendicazioni e riposizionamenti. Veri e propri “balletti” su temi cruciali come  ad esempio la mobilità, sempre accompagnati da narrazioni enfatiche e risultati spesso inconsistenti. Prima si sostiene una linea. Poi la si modifica. Poi la si rivendica comunque come successo. Ma la realtà resta lì. E la categoria se ne accorge. Perché nel frattempo:

– i problemi restano
– le disparità persistono
– i tempi si allungano

E chi paga è sempre lo stesso: il dirigente scolastico.

Sul rinnovo del CCNL 2022-2024 si ripropone lo stesso schema. Diciamolo chiaramente sulle risorse economiche NON esiste una vera trattativa. Gli importi sono già determinati. Gli aumenti sono già previsti. Gli arretrati arriveranno comunque.
E allora qual è il gioco? Chiedere di chiudere subito ciò che è già deciso, per poi potersi intestare, ancora una volta, il merito delle somme che verranno erogate.
È un copione già scritto. E anche piuttosto trasparente.

Il sospetto, legittimo, è che si pensi che la categoria sia interessata solo a una gratificazione immediata: qualche euro in più, qualche arretrato, subito. Come se bastasse questo. Come se i dirigenti scolastici non fossero in grado di comprendere la differenza tra ciò che è contrattato e ciò che è già stabilito. La categoria ha ANCHE ben altri problemi.

IL VERO PROBLEMA

Mentre si corre dietro alla chiusura della parte economica, si rischia di lasciare indietro ciò che conta davvero. Le questioni normative. La mobilità interregionale, la disciplina delle sanzioni. È lì che si gioca la partita vera. Ma è una partita più complessa. Più difficile da raccontare. Meno spendibile mediaticamente e meno gratificante. E quindi, per qualcuno, meno interessante.

PROPAGANDA E MERITI INVENTATI

C’è poi un altro nodo, più profondo. Quando una rappresentanza sindacale diventa troppo vicina all’amministrazione, il rischio non è solo politico. È concreto. Si perde capacità critica. Si perde autonomia. Si perde efficacia. E allora diventa più facile raccontare risultati che costruirli. Più facile intestarsi meriti che assumersi responsabilità.

COME FINISCE

All’inizio funziona. La comunicazione copre tutto. La narrazione regge. Il consenso arriva. Poi arrivano i fatti. E i fatti sono testardi, le promesse restano tali. E a quel punto la distanza tra ciò che si è raccontato e ciò che accade diventa evidente. È lì che si misura la credibilità.
E quando la credibilità si incrina, non bastano più i comunicati.

UNA SCELTA DIVERSA

Noi scegliamo un’altra strada. Dire la verità, anche quando è meno comoda. Rispettare la complessità, invece di semplificarla per convenienza. Difendere i diritti senza trasformarli in slogan, anche quando sarebbe più facile seguire la prima strada.

Perché i dirigenti scolastici non hanno bisogno di narrazioni. Hanno bisogno di risultati. E i risultati veri non si raccontano:  si costruiscono, con la verità.

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