Sigle improvvisate nate sull’onda del contenzioso strumentale cercano il proprio quarto d’ora di gloria sulle spalle della categoria offendendo l’intelligenza della stessa, dicendo tutto e il contrario di tutto a seconda di come tira il vento. Come fidarsi di certi soggetti? La storia non ci ha insegnato proprio nulla?
Quando l’incoerenza la fa da padrona si dice tutto e il contrario di tutto… e DIRIGENTISCUOLA non può, per suo stile e vocazione, stare alla finestra a guardare.
Negli ultimi giorni abbiamo assistito alle acrobatiche giravolte di una sigla fino a ieri inesistente (e destinata a tornare nell’ombra con la stessa fugacità con cui si è manifestata), nata non per l’interesse della categoria, ma per una questione di mero calcolo individualistico, menando il can per l’aia con il più classico “gioco delle tre carte”!
Lo stesso può dirsi di un’altra sigla sindacale che, nel disperato tentativo di raccattare qualche delega, organizza webinar separati tra ordinaristi e riservisti dicendo ad ognuno quello che vuole sentirsi dire… anche che l’asino vola. L’effetto è stato devastante: come sempre, quando si offende l’intelligenza delle persone.
Ma torniamo al… “nuovo astro”: un soggetto che, palesemente del tutto ignaro delle più elementari dinamiche sindacali dell’Area (fino addirittura a commettere errori marchiani come sbagliare clamorosamente sul sindacato maggiormente rappresentativo…), sta giocando sulla pelle della categoria per un pugno di deleghe.
Vogliamo dirlo apertamente, consapevoli che questo ragionamento potrebbe, di primo acchito, non incontrare il favore di molti futuri dirigenti scolastici che invitiamo fin da subito ad aprire gli occhi, perché la categoria di cui entreranno a far parte non merita di essere illusa o presa in giro da chi dovrebbe tutelarla: un sindacato non si sceglie per le promesse (ammesso e non concesso che si realizzino), ma per la serietà e l’efficacia con cui porta avanti la sua missione e vocazione, che è quella di tutelare la categoria senza illudere nessuno… dicendo sempre la verità, nient’altro che la verità anche quando non fa piacere. Lo si sceglie per la coerenza in quello che dice, e tra ciò che afferma e ciò che mette in atto.
La sigla sopra ricordata, a questo proposito, non brilla certo per coerenza e per certezza di informazioni: dopo aver adombrato il sicuro parere favorevole del Ministro all’emendamento “50 e 50” (all’insaputa dello stesso Valditara), è rapidamente dovuta tornare sui suoi passi allorquando, come era già chiaro fin da subito, tale emendamento non è approdato neppure in sede di esame.
Un gioco delle tre carte appunto: annunciamo un emendamento che sappiamo essere inammissibile, rastrelliamo un po’ di deleghe e poi riveliamo che era inammissibile. Per convincere gli interessati si coinvolge perfino il Ministro asserendo che lo stesso – a sua insaputa evidentemente – “ha scelto di esprimere parere favorevole, consentendo così il prosieguo dell’iniziativa… nonostante le forti pressioni esercitate da alcune organizzazioni sindacali volte al ritiro dell’emendamento”. Affermazione immediatamente smentita dal Ministro Valditara che non era neanche a conoscenza dell’esistenza della nuova sigla, censita dall’Aran con una sola delega (quella della promotrice che, rappresentando esclusivamente sé stessa, si fa vanto di rappresentare l’intera categoria…)!
Ma soprattutto: il 23 gennaio, in un trionfalistico Comunicato Stampa, la sigla in questione affidava ogni speranza alla politica, millantando legami stretti e importanti entrature, e ringraziando pubblicamente la deputata promotrice dell’emendamento di cui sopra, evidentemente longa manus di altro onorevole da tempo impegnato sul fronte delle “pezze legislative”. Con parole di lode sperticata verso il mondo politico: “Un gesto di attenzione istituzionale che rappresenta un segnale importante verso le scuole… in una fase delicata per il sistema scolastico nazionale”, si legge nella nota. Poco importa che fosse noto a tutti (e in primo luogo a chi scrive, e lo aveva anche detto) che quella “proposta emendativa” fosse destinata, ab origine, a morire nella culla: intanto le deleghe erano fatte e… cosa fatta capo ha.
Ma è qui che arriva il vero coup de théâtre: la medesima organizzazione, in data venerdì 6 febbraio, ossia all’indomani dello “scossone” che ha investito la Lega con la fuoriuscita del vero promotore del provvedimento, si è evidentemente trovata in panne. Ed ecco il capolavoro, rivelato durante un incontro fra la rappresentante dell’associazione in questione (personalmente interessata, ça va sans dire, a una diversa rimodulazione del reclutamento) e un gruppo di aspiranti dirigenti, animati dal legittimo desiderio di chiarezza e di tutela per il proprio futuro professionale. In tale contesto è stato affermato che, nonostante il venir meno dell’appoggio politico, “l’unica forza ce l’ha il sindacato che peraltro ha chiesto espressamente di collaborare alla stesura dei decreti attuativi”.
Ma come? Un sindacato, peraltro neonato e censito con una sola delega, ammesso alla stesura di decreti attuativi? Lo stesso sindacato che non era nemmeno a conoscenza della sicura inammissibilità dell’emendamento di revisione dei meccanismi di assunzione? Ma soprattutto, abbiamo capito bene? Prima si rassicura la gente sulla “sponda politica” e due settimane dopo, venuto meno l’appoggio di quest’ultima, li si rincuora sostenendo che “fa nulla, tanto la vera forza è quella sindacale”? Si possono prendere in giro le persone in modo così sfacciato e plateale? La stessa affermazione dell’altra sigla che quando si è vista con le spalle al muro ha affermato che il sindacato non può fare niente, non può proporre emendamenti perché “il pallino è in mano alla politica”! Ma come? Dobbiamo contare il numero di emendamenti presentati dalla nota sigla?
Insomma ad avere potere è la politica o i sindacati? Dipende dalla convenienza!
La risposta, alla personalistica sigla che spicca per incoerenza, sembra non essere molto chiara, con buona pace di tutti coloro che hanno gridato allo scandalo quando Dirigentiscuola, per semplice dovere informativo, ha anticipato con estrema onestà che l’emendamento non sarebbe mai approdato in esame, per evidenti ragioni tecniche e non certo per la nostra azione sindacale. Meditate, gente, meditate. E soprattutto valutate bene in che mani vi state affidando. Veramente ci si può fidare di certi soggetti? Le guerre di categoria non pagano mai, sono solo divisive. Il divide et impera docet!
Commenta il Presidente nazionale DirigentiScuola Attilio Fratta: “Non si può prendere in giro una categoria professionale giocando sull’ambiguità e sull’incoerenza. Sigle improvvisate, nate sull’onda del contenzioso, non possono pensare di costruire credibilità dicendo tutto e il contrario di tutto a seconda delle convenienze del momento, prendendo esempio da sigle ben note maestre nel gioco delle tre carte. La tutela della categoria richiede serietà, coerenza e competenza: requisiti che non si improvvisano e che non possono essere sostituiti da promesse o da annunci privi di fondamento. La storia dovrebbe averci insegnato che la fiducia si conquista nel tempo, con i fatti, non con operazioni di corto respiro sulle spalle di chi merita rispetto. Il tempo è sempre galantuomo!”



