I FATTI DEGLI ALTRI…

I FATTI DEGLI ALTRI…

Allorquando si affermano cose non vere e, addirittura, si cerca di spostare l’attenzione su altri criticando il loro operato, allora non si può fare a meno di farsi i fatti degli altri.

I politici e i sindacalisti pensano sempre a ciò che dicono, ma non dicono ciò che pensano. Il loro obiettivo è dire sempre ciò che fa piacere ai loro elettori o ai loro soci onde evitare malcontenti e immaginabili conseguenze.

Capita che, a volte, uno dica veramente ciò che pensa e i soci reagiscono, criticano e minacciano di revocare le deleghe.

In tal caso, se si è convinti di quanto comunicato, si cerca di motivare le proprie affermazioni e di convincere i propri soci della bontà di quanto detto…anche se può non piacere ma è sempre meglio che prenderli in giro.

Se poi ci si accorge di aver preso una cantonata si chiede scusa ai propri iscritti, ai propri soci,… non si inventano banali scuse asserendo che  non è stato scritto tutto quello che si sarebbe dovuto scrivere perché non è vantaggioso, per i colleghi coinvolti, porre la cosa sotto i riflettori in questo momento. Ma questo non significa che non se ne stia occupando. Fare veramente sindacato, infatti, vuol dire impegnarsi a risolvere le problematiche degli iscritti ogni giorno. Messaggio molto chiaro!

E fin qui nulla quaestio: affari interni! Se, invece, nel tentativo di giustificarsi o di scusarsi o di motivare i propri scivoloni, si coinvolgono altri soggetti con false accuse al vetriolo … allora bisogna farsi i fatti degli altri.

Non si può rimanere silenti quando si afferma che, mentre il proprio sindacato lavora in silenzio per risolvere i problemi della categoria, altri  pensano:

–  a “lucrare tessere sindacali nell’imminenza del termine per la rilevazione della rappresentatività nazionale”;

– a “urlare slogan e rivendicare meriti (…) per averli urlati non cambia la situazione di nessuno”;

a “strepitare in cerca di una tessera in più”.

Invece il proprio sindacato pensa a:

“lavorare in silenzio, in vista della prossima mobilità” grazie all’  “onestà intellettuale di chi non ha mai illuso i propri iscritti e, avendo promesso impegno, sta mantenendo questa promessa”.

Elogiando, infine, successi nei ricorsi che “hanno permesso a colleghi beneficiari della legge 104/1992 di tornare nella regione di residenza” …dalla quale non se ne dovevano andare!

Al sindacato silenzioso e al suo Presidente, che si permette di accusare e criticare l’operato altrui, che lavora in silenzio, siamo costretti a ricordare che:

  • Tutti i problemi della categoria di certo non sono un castigo di Dio.
  • Qualcuno li ha voluti e sostenuti a partire della vergognosa retribuzione da pezzente e, da ultimo, dallo scempio dell’affidamento degli incarichi ai vincitori del concorso 2017 che ha costretto in esilio oltre 1.200 persone. Una tragedia che non può rimanere impunita.

Dove era il sindacato silenzioso quando:

– DIRIGENTISCUOLA ha proposto, in fase di rinnovo del CCNL, semplicemente  di sostituire “fino al 30%” con “almeno il 30% per la mobilità interregionale? Nessuno avrebbe vietato di stabilire anche il 100% in caso di bisogno.

– DIRIGENTISCUOLA ha proposto i criteri per la costituzione delle graduatorie regionali dalle quali attingere poi per l’affidamento degli incarichi dirigenziali? Ognuno avrebbe scelto una sola regione, magari sarebbe entrato l’anno successivo!!

– DIRIGENTISCUOLA ha cercato di evitare l’assurda assegnazione dei titolari di L. 104 a regioni diverse dalla loro costringendo gli incisi a ricorrere al Giudice ?

– DIRIGENTISCUOLA ha esortato tutte le OO.SS. a disdire il CCNL  per avviare le contrattazioni per la modifica degli istituti contrattuali  della mobilità obsoleti perché previsti per i concorsi regionali e, quindi, non applicabili al concorso nazionale salvo a costituire le graduatorie regionali?

– DIRIGENTISCUOLA ha denunciato il vergognoso rinvio della rappresentatività chiesto da CGIL, CISL e UIL che ha dilatato ulteriormente i tempi del rinnovo del CCNL?

– DIRIGENTISCUOLA, sapendo che al tavolo contano i numeri e che occorreva unirsi per avere una maggioranza, illudendosi degli annunci enfatizzati, ha chiesto ufficialmente di unire le forze, di collaborare? Non c’è stata nessuna risposta se non quella in privata alquanto esemplare: “Quello che devono fare gli altri è affar loro!”

Perché allora ci si meraviglia se i propri soci si lamentano e minacciano di revocare le deleghe? E perché si attaccano altri per problemi interni?

Invece di reagire in modo scomposto bisognerebbe prendere atto dei propri errori, chiedere scusa ai propri soci e correre al riparo. DIRIGENTISCUOLA ha perfino teso una mano proponendo di unire le forze, un’occasione che andava presa al volo, che avrebbe dato alla categoria immediatamente quella maggioranza necessaria per ridarle dignità. I soci prima o poi  apriranno gli occhi e  saranno loro a unire la categoria  in un’unica O.S.;  che si chiami DIRIGENTISCUOLA o PIPPO non rileva. Allora si che le cose cambieranno perché la categoria avrà i numeri e la forza necessaria per recuperare i danni subiti e ottenere giustizia.

DIRIGENTISCUOLA non solo continuerà a strepitare e a urlare, ma continuerà a denunciare i responsabili di tanta ingiustizia e dei danni procurati alla categoria e lo può fare perché non ha scheletri negli armadi e potrà continuare a urlare  ad alta voce ciò che pensa e non pensare a ciò che dice!

Nel sindacato come in politica sovrano è il “popolo”. Spetterà al “popolo” unire la categoria. In moltissimi hanno già fatto la loro parte. Altri sono ancora autolesionisti, ma prima  o poi faranno la loro parte e allora la categoria recupererà la sua DIGNITA’. Bisogna continuare a strepitare, urlare e denunciare misfatti e vergogne.

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