Le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni in occasione dell’ultimo Meeting di Rimini non devono far dimenticare che la scuola italiana è, per Costituzione, innanzitutto quella pubblica e statale.
“La Carta Costituzionale è chiarissima – dice il Presidente Nazionale di DIRIGENTISCUOLA Attilio Fratta. Al di là di ogni interpretazione o sofisma, in cui noi italiani, quando vogliamo, siamo maestri, all’art. 33 fissa il diritto dei privati di istituire scuole “senza oneri per lo Stato”. Perciò, se da un lato è vero che bisogna garantire la libertà educativa, dall’altro non si dovrebbe permettere la continua erosione di fondi dalla scuola statale a cui stiamo assistendo. Prima facciamo funzionare le scuole gestite dallo Stato, poi pensiamo alle paritarie”.
Negli ultimi anni stiamo assistendo a una continua politica di tagli, anche lineari, alla scuola pubblica, che soffre di organici fermi da anni, risorse insufficienti, strutture per gran parte fatiscenti e malsicure, accorpamenti irrazionali, contrattazioni che vanno a rilento, personale spesso non formato e reclutato in modo obsoleto e disfunzionale.
“I mali della scuola pubblica li conosciamo da tempo – sottolinea Fratta. Limitandoci ai soli dirigenti scolastici che noi rappresentiamo, abbiamo più volte posto al Ministro Valditara la questione delle numerose reggenze che potrebbero essere eliminate assumendo dirigenti già vincitori su tutti i posti liberi e disponibili. Eppure si preferisce, per ragioni di cassa, continuare ad alimentare la stortura delle reggenze, che allo Stato costano molto meno. In uno scenario del genere sentire parlare di ricchi fondi per le scuole paritarie fa quantomeno riflettere: è paradossale parlare di aiuti alle scuole private mentre si hanno centinaia di scuole statali senza dirigente”.