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COSE DELL’ALTRO MONDO nella REPUBBLICA ABRUZZESE!!

COSE DELL’ALTRO MONDO nella REPUBBLICA ABRUZZESE!!

Cornuti, mazziati e… indagati! L’odissea di docenti che cercano di punire il bullismo (e tutelare la serenità della scuola): sospendono un alunno che bestemmia e non lascia sedere un compagno disabile e, in 15, si trovano nel “libro nero” della Procura insieme a personale dirigenziale una volta tanto dalla parte dell’Istituzione scolastica  – DirigentiScuola: “Alleanza scuola famiglia lontano ricordo, non parlateci più di “comunità educante”.

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Lo diciamo da tempo: l’alleanza scuola-famiglia, se mai ci sia stata, è un lontano ricordo. L’ultima in ordine di tempo la stiamo vedendo in Abruzzo, dove stiamo assistendo a un “salto di qualità” da non sottovalutare. Cerchiamo di capire perché.

Il fatto è ormai noto, anche perché da ieri sta rimbalzando sui media, non solo specializzati: in un Istituto della Marsica il classico “discolo” di prima superiore ingestibile, di quelli che letteralmente mettono in scacco le classi e le scuole e fanno impazzire professori e compagni, viene – correttamente – ripreso da una docente perché, durante una gita scolastica, occupa due posti in pullman impedendo di sedersi a un compagno con disabilità. L’alunno, per tutta risposta, insulta la docente e si produce in una sguaiata e plateale bestemmia. Risultato: il ragazzo, come lo stesso Ministero (ma ancor prima il buonsenso educativo e formativo) invita a fare, viene sospeso dalle lezioni.

Va detto anche che l’episodio dell’uscita è solo la proverbiale punta di un iceberg, il culmine di una serie di comportamenti reiteratamente scorretti (è un eufemismo), offensivi, pericolosi, irriguardosi nei confronti dell’intera comunità scolastica. A dirlo non siamo noi, ma lo stesso USR per l’Abruzzo che una volta tanto (a proposito: vivi complimenti al direttore generale Massimiliano Nardocci, per aver avuto la saggezza e il coraggio di mettersi fin da subito dalla parte dell’Istituzione scolastica e del suo dirigente: altri non avrebbero fatto altrettanto), su segnalazione della scuola, aveva inviato gli atti in Procura per valutare la procedibilità, contro ragazzo – probabilmente non sarebbero mancati gli estremi del bullismo (se non è bullismo occupare il posto di un compagno disabile e aggredire chi te lo fa notare…) – e famiglia per “culpa in educando” (questa sconosciuta…).

Procura che archiviava tutto, ma che al contrario, e qui comincia il bello, su esposto della famiglia, decideva di procedere contro la scuola, rea, a dire della famiglia, di comportamenti escludenti, calunniatori e di abuso nei riguardi dell’alunno “ingiustamente sanzionato”. Come da regola ormai consolidata… la migliore difesa è l’attacco! Solo che stavolta, ed è questo il “salto”, la Procura ci è cascata – o ci è voluta cascare – iscrivendo nel registro degli indagati tutto il consiglio di classe (15 docenti!) oltre, a quanto ci è dato di sapere, a personale anche dirigenziale.

Ci chiediamo, a margine, per quale “notizia di reato”: aver fatto il proprio dovere?

Siamo all’assurdo: anziché tutelare l’autorevolezza dell’Istituzione e di pubblici ufficiali impegnati (a proprio rischio e pericolo, lo vediamo tutti i giorni) in uno dei lavori più delicati e difficili che esistano, quello educativo, li si stigmatizza ledendo l’immagine della scuola e costringendo docenti e dirigenti alla solita, ormai ben nota gogna mediatica, oltre che a spese non indifferenti, perché – altra stortura ben nota – nel procedimento penale appena arriva la “busta verde” devi rivolgerti a un legale, che viene pagato da te anche se i giudici ti daranno ragione.

Ma quello che intristisce è, tornando all’inizio, la totale sfilacciatura (altro eufemismo) delle reti educative, delle relazioni, del senso dei ruoli e dei limiti.

Ecco perché Dirigentiscuola non ama parlare di “comunità educante”. Non perché non sarebbe bello che ci fosse, ma perché di fatto non c’è e noi, per nostra natura, non riusciamo ad essere ipocriti.

Facciamola breve: in un mondo come quello delineato dagli splendidi, preistorici, eburnei, eterei “decreti delegati”,  figli degli anni della Grande Illusione, il ragazzo, una volta tornato a casa, sarebbe stato redarguito dalla famiglia e invitato a smetterla. E i genitori si sarebbero recati dal “preside” a concordare, dopo tante cordiali scuse, una strategia educativa condivisa.  Nel nuovo mondo i figli vanno protetti a prescindere, invece di educarli!

Ma questo scenario è da libro dei sogni, e allora è inutile raccontare fandonie: le famiglie, toccate nel loro ego – e magari anche nella voglia di fare un po’ di soldini a spese dello Stato – sono schierate, anche di fronte all’evidenza, dalla parte dei pargoli, e non sono nemmeno più paghe – lo sappiamo – del rimedio amministrativo. Qui, detto per inciso, ce ne sarebbero pure gli estremi, visto che, verità per verità, qualche irregolarità procedurale non mancava. No, ormai tutti sanno che conviene puntare in alto, vale a dire alla responsabilità penale, che è personale e crea molti più “grattacapi”.

L’obiettivo non è annullare la sanzione, ma denunciare chi l’ha erogata.

La differenza è che, se mentre fino a qualche tempo fa i giudici ci ridevano sopra, oggi più di qualcuno – che magari con la scuola ha qualche conto in sospeso… – la prende maledettamente sul serio, fino a cadere nei tranelli di famiglie riottose e mai disposte a riconoscere i propri fallimenti educativi. E ci si meraviglia che i cittadini non hanno più fiducia nella  Magistratura?

E ribadiamo l’espressione: fallimento educativo, in tutti i sensi. A chi fanno bene queste cose infatti? Non al ragazzo, che si sente legittimato nei suoi comportamenti delinquenziali (perché di questo si tratta) nientemeno che da un potere dello Stato. Non alla scuola, stigmatizzata su tutti i media, e ingiustamente lesa nella sua immagine e prestigio così come chi ci lavora. Non alla magistratura, che cavalca il filo del ridicolo; e nemmeno allo Stato stesso, che si autoinfligge pericolosi crolli di autorevolezza e credibilità intasando Procure e tribunali di liti che hanno dell’incredibile. Cui prodest? La scuola non ha tra le sue funzioni quella di istruire, educare le giovani generazioni e formare i futuri cittadini?

E’ un futuro buon cittadino quello che occupa il posto di una persona fragile e, per tutto rincaro, bestemmia, impreca contro chi glielo fa notare e viene “premiato”  dai suoi genitori per essere un bullo?  Non è forse il caso di valutare  se i genitori sono in grado di educare i figli? A voi la facile risposta.

Siamo di fronte all’assurdo – riflette il Presidente Nazionale DirigentiScuola Attilio Fratta -. Una situazione chiara e limpida come la luce del sole, con una docente che rimprovera un alunno che impedisce di sedersi a un compagno disabile, si volge contro la scuola stessa! Non solo il ragazzo ha imprecato e bestemmiato, ma la famiglia, non contenta, ha denunciato la scuola e ben 15 docenti, oltre a personale dirigenziale, si sono trovati indagati. E’ così che si salvaguarda il ruolo educativo? E’ così che si formano le giovani generazioni? La giustizia non può essere tanto miope. Quando fanno seriamente il loro lavoro i docenti e i lavoratori della scuola vanno tutelati, non messi alla berlina e stigmatizzati dallo Stato stesso!”. 

 

 

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