La sentenza della Corte di Cassazione SS.UU. 30 luglio 2019, n. 20504  accogliendo il ricorso del Comune di Torino e del ministero dell’Istruzione ha annullato la sentenza del 2016 della Corte di appello di Torino, che aveva dato il via libera al pasto da casa nei locali mensa delle scuole. In conclusione la Suprema Corte formula un principio di diritto, secondo cui «un diritto soggettivo e incondizionato all’autorefezione individuale, nell’orario della mensa e nei locali scolastici, non è configurabile» e i genitori degli alunni non possono rivolgersi al giudice per «influire sulle scelte riguardanti le modalità di gestione del servizio mensa, rimesse all’autonomia organizzativa» delle scuole,

  • La gestione del servizio mensa rientra nell’autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche di primo e secondo grado in attuazione dei principi di buon andamento della pubblica amministrazione. Alle famiglie che non vogliono la mensa resta la scelta di portare a casa i figli e riportarli a scuola dopo pranzo. Il tempo della mensa fa parte del tempo della scuola, perchè il pasto non è un momento di incontro occasionale di consumatori di cibo ma di socializzazione e condivisione (anche di cibo), in condizioni di uguaglianza, nell’ambito di un progetto formativo comune.
  • Il ricorso al servizio mensa organizzato dal Comune non viola il principio di gratuità dell’istruzione inferiore;  le famiglie, inoltre, quando accettano l’offerta formativa dell’Istituto del tempo “pieno”  e del tempo “prolungato” accettano anche il servizio mensa che di essa è parte integrante.
  • Secondo la Cassazione, poi, portare da casa il pasto da casa può anche costituire una “violazione dei principi di uguaglianza e di non discriminazione in base alle condizioni economiche, oltre che al diritto alla salute, tenuto conto dei rischi igienico-sanitari di una refezione individuale e non controllata”.
  • Gli uffici scolastici si sono affrettati a comunicare che non metteranno a disposizione collaboratori scolastici per la pulizia dei locali mensa occupati dagli alunni che prima della sentenza usufruivano del pasto domestico.
  • I Comuni hanno comunicato che non sono disposti a sobbarcarsi i costi della variazione della SCIA per la delimitazione degli spazi destinati all’autorefezione

Viene dalla suprema Corte  riconosciuto alle famiglie il diritto di partecipare al procedimento amministrativo, partecipazione che si può svolgere su due livelli:

  • l’individuazione dell’impresa che gestisce il servizio mensa.
  • il procedimento, avviato su istanza di parte delle famiglie, finalizzato a individuare le modalità di gestione del servizio che è di competenza appunto delle istituzioni scolastiche.

A fronte delle richieste pervenute in relazione alle istanze delle famiglie nell’area riservata è disponibile la modulistica

Documenti correlati:

  • sentenza 30 luglio 2019, n. 20504
  • risposta pasto da casa