“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.” (Marcel Proust)
Oggi, più che mai, la categoria dei dirigenti scolastici ha bisogno di aprire gli occhi su ciò che sta accadendo, o meglio, su ciò che non sta accadendo.
C’è una strana liturgia che accompagna da anni la contrattazione della dirigenza scolastica: si firma sempre, ma sempre tardi. Talmente tardi che il contratto, quando entra in vigore, appartiene già al passato. È come ricevere oggi il biglietto per un treno partito tre anni fa: formalmente valido, sostanzialmente inutile.
Il CCNL dell’Area Istruzione e Ricerca – Dirigenza scolastica è stato firmato definitivamente il 7 agosto 2024 e riguarda il triennio 2019-2021. Un dato che non può essere sottovalutato: il contratto entra in vigore quando il tempo cui si riferisce è già finito da anni. Non è un dettaglio tecnico: è una distorsione strutturale. È la prova di una contrattazione che rincorre la realtà invece di governarla.
Il CCNL 2019-2021 riconosce incrementi economici ormai erosi dall’inflazione; interviene su un’organizzazione del lavoro che nel frattempo è cambiata profondamente (PNRR, nuove responsabilità, carichi crescenti); non affronta, perché non può farlo, il nodo della perequazione retributiva, non affronta il problema della mobilità. È un contratto che chiude il passato, ma non governa il presente e non costruisce il futuro.
Tutti rinnovano. Noi restiamo fermi. Nel frattempo, il resto del pubblico impiego procede. Sono stati rinnovati i contratti delle altre aree dirigenziali. Per il comparto Istruzione e Ricerca (docenti e ATA) è già stato convocato il tavolo per il triennio 2025-2027 !
E la dirigenza scolastica? Nessun tavolo aperto; nessuna tempistica certa. Non è più solo un ritardo. È una palese disparità di trattamento.
Diciamolo con chiarezza: qualsiasi altra categoria avrebbe già incrociato le braccia e sarebbe già scesa in piazza. Una dirigenza sottoposta a pressioni crescenti, PNRR, adempimenti continui, controlli, richieste degli USR, esposizione mediatica, visite ispettive spesso sproporzionate e vessatorie, quando non illegittime (basta una lettera anonima), e nello stesso tempo privata del diritto ad un rinnovo contrattuale.
È una situazione che nessun altro comparto del pubblico impiego accetterebbe. E che la dirigenza scolastica ha sopportato fin troppo a lungo, garantendo comunque il funzionamento del sistema scolastico del Paese.
C’è un nodo che non può più essere taciuto. Il ritardo non è solo responsabilità dell’Amministrazione. Ci sono organizzazioni sindacali che stanno consapevolmente frenando il cambiamento, in particolare sul tema della mobilità. Il motivo è fin troppo evidente: mantenere in vita le vecchie regole. Cambiarle prima della prossima mobilità significherebbe mettere qualcuno con le spalle al muro, costringendolo ad assumersi responsabilità che fino ad oggi ha evitato.
Non è la prima volta che accade. Già in passato si è scelto di rinviare, di non intervenire prima delle procedure, di lasciare tutto com’era.
Il risultato lo conosciamo: centinaia di dirigenti ancora lontani da casa e un sistema ingiusto che si perpetua anno dopo anno. Oggi si ripete lo stesso schema. E questo non è più accettabile. Lasciare inalterate le regole attuali significa conservare un sistema che penalizza centinaia di dirigenti “esiliati” fuori regione, senza prospettive reali di rientro.
La mobilità non può essere ostaggio di equilibri interni o di convenienze di parte. Invece di stabilire regole chiare e definitive, si continua a rincorrere soluzioni provvisorie, deroghe, correttivi annuali che si trasformano puntualmente in emendamenti boomerang, senza mai risolvere il problema alla radice. Servono regole stabili, anche dure se necessario, dura lex sed lex, ma uguali per tutti e non negoziate ogni anno.
Nulla avviene per caso ! Ci dicono da mesi che l’atto di indirizzo è al vaglio del MEF. Nella Legge di Bilancio non c’è traccia di stanziamenti per la perequazione della dirigenza scolastica. E allora viene da chiedersi: che cosa dovrebbe vagliare il MEF per tutto questo tempo, se le risorse non ci sono?
Si apra comunque il confronto sulla mobilità, sul sistema disciplinare, sulle norme . Tenere fermo tutto, senza risorse e senza tavolo, significa una sola cosa: scegliere deliberatamente di rinviare ancora. Cui prodest ? Questo deve chiedersi la categoria!
Serve normalità contrattuale. Serve l’invio immediato all’ARAN dell’atto di indirizzo e l’apertura del tavolo per il rinnovo 2022-2024 e subito dopo quello per il 2025-2027 ! Avere nuovi occhi, oggi, significa per la categoria non considerare più normale ciò che normale non è:
– Non è normale firmare contratti con anni di ritardo.
– Non è normale che tutte le altre dirigenze rinnovino e quella scolastica resti ferma.
– Non è normale che non si voglia, ancora una volta, affrontare il tema della mobilità !
“In questa vicenda, i grandi assenti dal dibattito sono proprio loro: i dirigenti “esiliati”, costretti da anni lontano dalla propria regione, spesso dalle proprie famiglie”, denuncia il Presidente nazionale Dirigentiscuola Attilio Fratta. È arrivato il momento di dire la verità: c’è chi sta frenando il cambiamento per mantenere regole vecchie e ingiuste. Non esistono più alibi. Chi oggi blocca il cambiamento sulla mobilità si assume la responsabilità di lasciare centinaia di dirigenti lontani da casa e di mantenere una disparità che non ha precedenti nella storia. La dirigenza scolastica non può più essere la variabile sacrificabile del sistema. Noi non resteremo in silenzio.”