Il sindacato che continua a definirsi “dei presidi” (pur non essendolo più dal 2013) dice ad ognuno quello che vuole sentire: il cliente ha sempre ragione e va assecondato. Intanto, sul rinnovo del CCNL, si prepara a salire sul carro dei vincitori. Ciascuno dice la propria a seconda di come tira il vento. E la questione dei metal detector apre uno spiraglio sulla realtà: i feudatari locali battono ciascuno la propria moneta.
“Fingere di ignorare ciò che si sa benissimo e di sapere ciò che si ignora; fingere di capire ciò che non si capisce e di non capire ciò che si capisce benissimo; fingere di essere potenti al di là delle proprie forze; darsi bene o male le arie di un personaggio importante; sembrare profondi quando si è vuoti”. Questa è la politica secondo Beaumarchais. A cui aggiungeremmo: dire a ciascuno quello che vuole sentirsi dire, senza tema di incoerenze. Così il quadro è completo.
Mettiamo che un sindacato, che continua a rinnegare quella che da qualcosa come 13 anni è la propria definizione statutaria, nella persona del suo esponente di vertice, incontri diciamo… circa 670 aspiranti dirigenti scolastici reclutati tramite un concorso riservato e, ingolosito, inizi a fare promesse palesemente in contraddizione con quella che fino al giorno prima era la sua stessa linea. Poniamo, ad esempio, esempio che prometta tutti i posti residui a costoro, senza curarsi dello slogan “100% di 0 alla mobilità interregionale”, che l’anno prima era stato il suo – illusorio – cavallo di battaglia, riproponendolo anche per la prossima mobilità. Mettiamo che dica agli aspiranti all’incarico che gli esiliati si devono dimenticare di tornare al sud pensando che non lo vangano a sapere. E che magari appoggi un imminente emendamento (l’ennesimo) che fissa al 50 e 50 quello che sarebbe dovuto essere un 60 e 40. Cosa direste voi? Che l’incoerenza regna sovrana!
Ma come? Non erano quelli del 100% alla mobilità interregionale? Certo, ma ai nuovi aspiranti non lo puoi dire. Non erano quelli della correttezza e della legalità? Vero, ma in fondo che differenza volete che passi fra un 60 e 40 e un 50 e 50? Insomma, i fuori regione, avranno pensato, stiano dove sono altri 10 anni o più: adesso abbiamo una nuova platea e i vecchi… ognuno per sé, la Provvidenza provvederà. Del resto si sa: omnia venalia sunt. E tanti saluti ai fuori regione e alla coerenza. L’importante è rastrellare qualche delega. Non importa come. Il tempo però è galantuomo e prima o poi gli interessati apriranno gli occhi a furia di sbatterà la testa al muro come ogni anno appena iniziano le danze sulla mobilità e sulle nuove assunzioni. La lotta tra poveri va incentivata: divide et impera…semper!
E sul CCNL? Mai mosso un dito nonostante il ritardo vergognoso. Ma ora che l’ atto di indirizzo è stato emanato ed è noto a tutti che il rinnovo (22-24, e siamo nel 26) è alle porte bisogna gridare allo scandalo minacciando di proclamare lo stato di agitazione che DirigentiScuola aveva proclamato, quattro mesi prima, ma per ben altri motivi, il 28 settembre 2025: come chi per scansare la fatica di arrampicarsi sull’albero aspetta sonnecchiando che il frutto maturo cada a terra. E così quando fra qualche giorno, ovvero appena il MEF restituirà l’atto di indirizzo, l’ARAN convocherà le parti potranno dire ai distratti che è tutto merito loro…. un classico!!
Peraltro perché gridare allo scandalo? I contratti che interessano sono stati già firmati da tempo. Perché sollecitare e denunciare fino a quando la categoria non protesta? E quando protesta basta un po’ di ammuina e gli animi si calmano. “Però, insomma, qualcosa fate, altrimenti… ci arrabbiamo”. Ecco.
Sempre per la serie “tutto e il contrario di tutto”: qualcuno ha capito come la pensano sui metal detector a scuola? Le dichiarazioni dei giorni scorsi parlano da sole. Ciascuno dice la propria a seconda di come tira il vento. Da Bari Centrale sembrano d’accordo ma non troppo; intervengono da Roma 1 e frenano; Roma 2 corregge e riapre con decisione; Napoli è perplessa; Verona va per conto suo. Un caleidoscopio di interventi da “Tutto il calcio minuto per minuto” dei tempi d’oro. E attenzione, non parlano come singoli, ma sotto l’egida di una sigla. Capita sempre quando i tenutari dei feudi battono ciascuno la propria moneta: historia magistra vitae! Scusa Ameri, serve qualcuno che passi la linea: c’è una bella differenza fra il pluralismo e lo sbando.
E poi ci si meraviglia quando qualcuno apre gli occhi? Se li aprissero tutti sarebbe la fine!