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CCNL 22/24, FIRMATO IL TESTO DEFINITIVO. FRATTA: “MOLTO RESTA DA FARE, ORA SI GUARDI AVANTI”

CCNL 22/24, FIRMATO IL TESTO DEFINITIVO. FRATTA: “MOLTO RESTA DA FARE, ORA SI GUARDI AVANTI”

Via libera al CCNL di Area per il triennio scaduto due anni fa. Il Presidente Dirigentiscuola Attilio Fratta: “Chiusa questa partita, di cui non possiamo certo dirci pienamente soddisfatti, si inizi in fretta il confronto sul il rinnovo 25/27, che dovrà affrontare i veri temi caldi della categoria. Ora non ci sono più ostacoli”. 

 

 

Roma, 6 agosto 2026 – E’ stato siglato questa mattina all’ARAN il CCNL Area Istruzione e Ricerca per il triennio 2022-24, sottoscritto in ipotesi lo scorso 11 maggio. Presenti al tavolo le Confederazioni Cida, Cgil, Cisl, Codirp (di cui fa parte Dirigentiscuola: presente il segretario Tiziana Cignarelli), Uil e, oltre a Dirigentiscuola-Disconf – rappresentata dal Vicepresidente nazionale Roberto Mugnai -, le Organizzazioni sindacali Anp, Flc Cgil, Cisl Fsur, Uil Scuola Rua. Va detto che l’iter è proceduto più speditamente del previsto, e proprio per questo è lecito attendersi l’imminente apertura della contrattazione per il triennio 25/27. 

Sul piano economico si attende ora l’arrivo degli arretrati, che peraltro sono stati quasi tutti già assorbiti dall’Ivc (resta la parte relativa all’annualità 2024, ma non si parla di grosse cifre), e l’entrata a regime degli aumenti, stimabili tra tabellare (230 euro: il tabellare lordo annuo passa a poco più di 50mila euro) e retribuzione parte fissa (90) in circa 320 euro mensili sempre a decorrere dal 1 gennaio 2024. Questi i dati certi, nonostante in rete girino notizie fuorvianti. 

Poche modifiche anche sul versante normativo: qualche semplificazione della disciplina sulle ferie, l’estensione a 15 giorni lavorativi del termine per usufruire dei permessi per lutto, l’innalzamento all’80% della quota di posti destinata alla mobilità interregionale e una nuova disciplina del periodo di prova, che ne consente la proroga all’anno scolastico successivo, sommando il servizio prestato nei due anni qualora i sei mesi di attività non siano stati completati per cause previste dalla legge o dal contratto.

A decorrere dal 1° gennaio 2024, inoltre, il Fondo Unico Nazionale (FUN) viene incrementato in via strutturale di 11 milioni di euro lordo dipendente. Di questa somma, 8.827.650 euro sono destinati a finanziare l’aumento della retribuzione di posizione – parte fissa, già previsto dal contratto, mentre i restanti 2.172.350 euro vanno ad accrescere la consistenza complessiva del Fondo.

 

Per contro, restano irrisolti temi centrali quali il pieno accesso alla mobilità interregionale, la perequazione retributiva con le altre dirigenze pubbliche e una più organica revisione della disciplina del rapporto di lavoro, a partire dall’apparato sanzionatorio per cui non si vede ancora l’auspicata gradualità. Lo ha sottolineato Mugnai, che nel suo intervento ha parlato di contratto-ponte: “Ci aspettiamo che si apra subito la nuova tornata, in cui si pongano sul tavolo i veri nodi normativi, ad oggi solo in piccola parte affrontati, e l’impegno per l’equiparazione come obiettivo degli obiettivi”, ha detto. Cignarelli si è invece concentrata sulla questione della rilevazione della rappresentatività aperta dal recente DL PA (che la fa slittare al 31 dicembre 2027): “Cogliamo la prima occasione pubblica dopo varo del decreto legge PA, pur ancora non pubblicato – ha sottolineato – per esprimere dissenso in merito al previsto rinvio della rilevazione della rappresentatività. I lavoratori vanno consultati più volte possibile, per recuperare fiducia e partecipazione sindacale. Troviamo contraddittorio chiedere accelerazione della contrattazione e al contempo rinvio della rappresentatività che inevitabilmente comporterà effetti sulla tempestività della contrattazione collettiva”.

Così il Presidente Nazionale Attilio Fratta: “Come Dirigentiscuola, pur esprimendo soddisfazione per i correttivi recepiti nel testo a seguito di nostre precise richieste (come l’aumento da 20 a 30 giorni della soglia delle sanzioni disciplinari cosiddette “non gravi”), continuiamo a ritenere che il testo non affronti le vere criticità della categoria, che si chiamano perequazione, mobilità, vera gradualità dell’apparato sanzionatorio. Non va meglio sul versante economico, dove né gli aumenti né gli arretrati rendono giustizia alle enormi responsabilità che gravano quotidianamente sulle spalle dei dirigenti scolastici, imparagonabili a quelle di qualsiasi altro dirigente pubblico.”

Prosegue Fratta: “Ora non ci sono più ostacoli per avviare rapidamente il confronto sul triennio 2025-27, affrontando con decisione le questioni rimaste aperte e valorizzando concretamente il ruolo e le responsabilità della dirigenza scolastica. Abbiamo già inviato al Ministero, su precisa richiesta, una piattaforma con le nostre proposte concrete e fattibili per valorizzare la categoria non solo a parole, ma con fatti e azioni concrete”.

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