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VALUTAZIONE DS 2026/27, LE OSSERVAZIONI DIRIGENTISCUOLA

VALUTAZIONE DS 2026/27, LE OSSERVAZIONI DIRIGENTISCUOLA

Valutazione sì, ma fondata su equità, trasparenza e responsabilità effettive: nel corso dell’Informativa svoltasi oggi al MIM Dirigentiscuola, pur esprimendo apprezzamento per il nuovo sistema ministeriale, ha presentato una serie di proposte di correttivo per renderlo più aderente alla realtà delle scuole e realmente orientato al miglioramento. Bene l’impianto complessivo, ma servono criteri più equi, responsabilità correttamente attribuite, minori adempimenti burocratici e una reale valorizzazione della funzione dirigenziale. I primi rilievi sul 24/25. 

 

Roma, 29 luglio 2026 – Si è tenuta nel pomeriggio di oggi al MIM l’ “Informativa sulla definizione degli obiettivi per la valutazione dei risultati conseguiti dai Dirigenti scolastici nell’anno scolastico 2026-2027 e resoconto dei risultati della valutazione dell’anno scolastico 2024-2025”. Per Dirigentiscuola hanno partecipato in presenza il vicepresidente nazionale e presidente Toscana Roberto Mugnai e, da remoto, la responsabile della Valutazione e presidente Campania Assunta Barbieri e il responsabile Stampa Simone Finotti

 

La valutazione 24/25

Per il MIM erano presenti Antonella Tozza, DG Ordinamenti scolastici, e Maristella Fortunato, a capo dell’Ufficio VI della medesima Direzione Generale. Tozza ha esordito ricordando qualche dato della valutazione 24/25: sono stati 7099 i dirigenti interessati dalla prima tornata di valutazione, di cui ben 6114 hanno ottenuto un risultato ottimo,  883 buono, 94 sufficiente (appena 8 non sufficienti); ancora, 711 hanno chiesto il contraddittorio, e di questi 66 chiedono la conciliazione all’Organo di Garanzia (per 38 di essi vi sono proposte di modifica). 

 

Presente anche il presidente Invalsi Roberto Ricci, che ha fatto un primissimo punto della questione, ricordando come per una prima analisi delle evidenze siano stati organizzati focus group ad hoc nella prima metà di luglio, che hanno coinvolto 31 dirigenti distribuiti in 3 gruppi di lavoro. “L’aspetto che emerge più chiaramente è un riconoscimento generalizzato dell’esercizio valutativo come strumento per accrescere consapevolezza, responsabilità e conoscenza della professione. Nel 43% dei casi sono emerse considerazioni positive, e nella quasi totalità del resto proposte costruttive di miglioramento. Filo rosso, l’apprezzamento di avere un quadro nazionale”, ha concluso Ricci.  

 

I nuovi criteri 26/27 

Ma passiamo ai criteri per il 2026/2027, certamente l’aspetto più interessante perché proiettato all’anno scolastico imminente: “Ci ha guidato il senso della continuità e ancoraggio alla normativa – ha detto Tozza -. Ciononostante qualcosa è stato modificato, semplificato o approfondito: ad esempio abbiamo voluto dare maggiore enfasi alla centralità dello studente e al suo successo formativo. In sintesi, due sono gli obiettivi confermati, due quelli riformulati, uno quello nuovo. Ci siamo concentrati anche su una maggiore coerenza fra la valutazione e i processi scolastici, su tutti Ptof e Rav, in modo che gli obiettivi dati siano ancor meno avulsi dalla realtà”.   

 

Le osservazioni Dirigentiscuola

Diverse e approfondite le osservazioni avanzate in merito da Dirigentiscuola. Mugnai, tracciando un “punto politico” della questione, ha posto l’accento sul tema della semplificazione e sulla necessità che il sistema si completi almeno con la valutazione del personale scolastico e con la riforma degli Organi collegiali, in modo tale che il dirigente possa essere davvero in grado di rispondere delle proprie scelte ed essere valutato con equità per azioni che sono davvero nella sua disponibilità. “Su tutto, però, spicca il tema della perequazione, come riconoscimento di una professionalità piena e complessa”, ha osservato. 

 

Sotto il profilo tecnico, sviscerato da Barbieri, sottolineiamo subito che, nel complesso, il documento appare condivisibile anche alla luce del fatto che la valutazione dei dirigenti scolastici – peraltro già introdotta e pienamente a regime – è una fase essenziale non solo perché prevista dalla legge, ma in quanto presupposta all’erogazione della retribuzione di risultato, che rappresenta come è noto il tassello mancante per una reale perequazione retributiva. Nessun passo indietro, dunque, sull’impostazione complessiva, come invece, per ragioni ben immaginabili, vorrebbero altre sigle che hanno la loro “base forte” nel comparto. Ciononostante,  Dirigentiscuola ha proposto alcuni correttivi allo schema per renderlo più equo, trasparente e aderente alla realtà delle istituzioni scolastiche.

 

Di seguito le principali proposte avanzate. 

 

  1. Valutazione meno rigida: opportuno graduare gli indicatori

 

Uno dei principali rilievi riguarda l’eccessivo ricorso a indicatori valutati esclusivamente in maniera dicotomica. Secondo Dirigentiscuola, un piccolo scostamento rispetto all’obiettivo non può comportare automaticamente la perdita dell’intero punteggio. Per questo si propone l’introduzione di livelli intermedi di valutazione – ad esempio “raggiunto“, “parzialmente raggiunto” e “non raggiunto” – in grado di rappresentare con maggiore fedeltà il lavoro svolto. L’esigenza riguarda, ad esempio, gli obblighi di pubblicazione, l’inserimento nel PTOF delle azioni per inclusione, internazionalizzazione e innovazione oppure la predisposizione di funzionigrammi e procedure organizzative.

 

  1. Nessuna penalizzazione per ciò che non dipende dal dirigente

 

Si tratta di un’osservazione di grande rilievo, perché fondata su un banale principio di equità e corretta attribuzione delle responsabilità. La valutazione deve misurare ciò che è realmente sotto il controllo del dirigente scolastico. Non possono quindi incidere negativamente elementi come i ritardi dei Revisori dei conti, i malfunzionamenti delle piattaforme ministeriali, i ritardi nell’assegnazione delle risorse, la carenza di personale amministrativo o le difficoltà nella contrattazione d’istituto. Altri esempi concreti riguardano il rispetto dei tempi di pagamento o la pubblicazione di dati alimentati automaticamente da piattaforme ministeriali: se il ritardo deriva da fattori esterni, il dirigente non dovrebbe subirne conseguenze nella valutazione. Analogamente, l’eventuale mancata firma del contratto integrativo non dovrebbe penalizzare il dirigente qualora il procedimento sia stato correttamente concluso mediante l’adozione dell’atto unilaterale previsto dalla normativa.

 

  1. Obiettivi diversi per scuole diverse

 

Applicare gli stessi obiettivi a tutte le scuole rischia di produrre valutazioni poco realistiche. Una scuola di poche centinaia di studenti non presenta le stesse complessità organizzative di un grande istituto comprensivo o di una scuola superiore con migliaia di iscritti; allo stesso modo, una dirigenza in reggenza opera in condizioni molto diverse rispetto a una sede stabile. Per questo Dirigentiscuola propone che i target siano calibrati in base alla tipologia dell’istituzione scolastica, alle dimensioni, al contesto territoriale e alle risorse disponibili. L’Associazione invita inoltre a superare le soglie numeriche rigide – come l’obbligo di prevedere almeno quattro interventi per l’inclusione o un numero minimo di progetti – privilegiando invece la qualità, la coerenza e l’efficacia delle iniziative realizzate.

 

  1. Distinguere la responsabilità del dirigente da quella della scuola

 

Torniamo sul tema della distribuzione delle responsabilità: molti risultati dipendono dall’azione congiunta di organi collegiali, DSGA, personale amministrativo e altri soggetti dell’istituzione scolastica. La valutazione dovrebbe quindi distinguere chiaramente ciò che è direttamente riconducibile alla leadership del dirigente da ciò che deriva da decisioni collegiali o dall’attività di altri soggetti. È il caso, ad esempio, del PTOF, del RAV, del Piano di miglioramento, della contrattazione integrativa o delle deliberazioni degli organi collegiali: il dirigente deve essere valutato per la capacità di guidare questi processi, non per decisioni che, per legge, spettano ad altri organismi.

 

  1. Un concetto di innovazione più ampio

 

Dirigentiscuola condivide la scelta di valorizzare l’innovazione, ma ritiene che la definizione proposta dal Ministero sia troppo restrittiva. Molte scuole realizzano percorsi innovativi senza rientrare formalmente nelle sperimentazioni previste dal DPR 275/1999 (Regolamento autonomia scolastica). Dovrebbero quindi essere riconosciuti anche modelli organizzativi innovativi, sperimentazioni didattiche, nuovi approcci metodologici, utilizzo sistematico delle tecnologie digitali, reti territoriali e collaborazioni con università, enti locali, imprese e Terzo settore, che spesso producono risultati significativi.

 

  1. Massima trasparenza sui dati utilizzati

 

Per garantire piena verificabilità della valutazione, ogni dirigente dovrebbe conoscere preventivamente la fonte dei dati utilizzati, le modalità di calcolo degli indicatori e le procedure di eventuale rettifica. Dirigentiscuola propone quindi la predisposizione di un Manuale tecnico nazionale che illustri nel dettaglio come vengono costruiti tutti gli indicatori alimentati da sistemi come SIDI, RAV, PTOF, PagoPA, PCC e dalle altre piattaforme ministeriali.

 

  1. Valorizzare la qualità della leadership, non solo gli adempimenti

 

Gli indicatori documentali rappresentano un importante elemento di oggettività, ma non riescono da soli a descrivere la qualità della funzione dirigenziale. Per questo l’Associazione ritiene fondamentale rafforzare la componente qualitativa della valutazione, valorizzando aspetti come la leadership educativa, la capacità organizzativa, la gestione dei conflitti, il governo delle emergenze, la valorizzazione del personale e il rapporto con il territorio. Al tempo stesso vengono richiesti criteri più trasparenti per la valutazione qualitativa e l’istituzione di nuclei tecnici di supporto ai Direttori Generali, così da garantire uniformità applicativa sul territorio nazionale.

 

  1. Meno burocrazia, più risultati concreti

 

Il sistema di valutazione non dovrebbe incentivare la produzione di documenti fini a se stessi. Dirigentiscuola invita a evitare duplicazioni tra PTOF, Piano di miglioramento e altri strumenti programmatori, eliminando gli adempimenti privi di reale valore aggiunto. L’obiettivo dovrebbe essere misurare gli effetti concreti delle azioni intraprese e il miglioramento della qualità del servizio scolastico, piuttosto che la semplice produzione di ulteriore documentazione.

 

  1. Regole specifiche per le situazioni particolari

 

Infine, viene chiesto di disciplinare espressamente la valutazione dei dirigenti che, per lunghi periodi di assenza, collocamento fuori ruolo o altre situazioni particolari, non abbiano potuto esercitare continuativamente la funzione. In questi casi occorrono criteri specifici che evitino di attribuire automaticamente al dirigente risultati maturati esclusivamente grazie all’attività del reggente o di altri soggetti.

 

Secondo Dirigentiscuola, in sintesi, la valutazione della performance rappresenta un passaggio importante per la crescita del sistema scolastico, ma dovrà essere costruita su criteri di equità, proporzionalità e trasparenza, evitando derive burocratiche e rispettando l’autonomia delle istituzioni scolastiche. Un sistema di valutazione credibile deve essere accompagnato dal completamento della perequazione retributiva della dirigenza scolastica rispetto alle altre dirigenze pubbliche, dall’avvio della valutazione dell’intero personale scolastico e da una riforma degli Organi collegiali che renda la governance delle scuole coerente con il modello di autonomia delineato dalla normativa vigente. In sostanza, il nuovo sistema di valutazione potrà rappresentare un reale strumento di miglioramento solo se sarà equo, proporzionato e rispettoso dell’autonomia scolastica. 

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