Archiviato Agosto, è ripresa la pantomima dei tavoli (pseudo) tecnici al MIUR. Come al solito tutti si attribuiscono il merito della convocazione “sparando” comunicati, anche spregiudicati,  che non hanno alcun nesso con il generico argomento posto all’ordine del giorno: “incontro di sintesi dei lavori svolti durante le precedenti riunioni dei tavoli sulla semplificazione”!   Un incontro già previsto e concordato prima della pausa estiva.

Il merito, quindi, non è delle mosche cocchiere che sono riuscite a stimolare il confronto tra i governanti e le altre organizzazioni sindacali rappresentative, nel frattempo reiterando a tutto sbraito – per ora solo sulla RIA, sui tagli del FUN, sul recupero del TFR/TFS, sulla trattenuta ENAM, sullo sblocco delle indennità di vacanza contrattuale –  il business dei ricorsi.

Non è neanche ascrivibile al granitico cartello  FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA/RUA, CONFSAL SNALS; che, preannunciato in pompa magna dal solito comunicato unitario, il 14 settembre si presenteranno – pare – con il coltello tra i denti nel Salone dei ministri di Viale Trastevere a pretendere per la loro controparte datoriale non più una progressiva armonizzazione della retribuzione di posizione parte fissa, come un buon punto di partenza di un percorso che dovrebbe presumibilmente concludersi a fine secolo, ma – nientepopodimeno – l’equiparazione degli stipendi allo stesso livello degli altri dirigenti della P.A. all’interno del nuovo contratto e per ciò chiedendo il sostegno di tutti i dirigenti scolastici in questo momento decisivo per il loro futuro professionale.

Anche se non c’azzecca, come direbbe il Di Pietro nazionale, con l’ordine del giorno, se fosse vero che le storiche OO.SS. del comparto, folgorate sulla via di Damasco, avrebbero deciso di rinunciare alla signoria del contratto in favore dell’equiparazione degli stipendi allo stesso livello degli altri dirigenti della P.A. all’interno del nuovo contratto, DIRIGENTISCUOLA e l’intera categoria sarebbero pronte ad applaudire. Bisognerebbe, però, cambiare tavolo! La palla, ora sta in mano al Governo. Se nella imminente legge di stabilità non saranno stanziati i fondi necessari, non ci sarà alcuna perequazione o allineamento retributivo. La loro voce, forte e chiara, di tutte le OO.SS. rappresentative, con la Fedeli in testa, dovrebbero farla sentire al Governo prima e al Parlamento dopo, imponendo anche all’ARAN  il parallelo inizio delle trattative anche per le AREE dirigenziali da subito, ovvero prima del 31/12/2017, data prevista per la rilevazione della rappresentatività.

In realtà nel predetto ed ennesimo tavolo, aperto anche ai sindacati rappresentativi di comparto, è semplicemente previsto un incontro di sintesi sulla semplificazione: il che ha un sapore provocatorio, dopo l’ultima molestia burocratica degli adempimenti vaccinali, alla scadenza – perentoria – onorati, sembra, dall’appena venti per cento delle famiglie; con la ministra Fedeli che si rivolge ai dirigenti scolastici per tentare di convincere anche i genitori che per scelta non fanno vaccinare i figli e nello stesso tempo per ricordare loro – con toni vagamente minatori – che devono impedire a questi ultimi l’accesso a scuola. Devono, anche se diffidati e minacciati di denuncia alla Procura della Repubblica, perché sono pubblici ufficiali e non possono non ottemperare la legge. Dura lex, sed lex!

L’incontro dunque ci sarà, con l’Amministrazione rappresentata dalle sue seconde file, rigorosamente assente la Signora Ministra, da tempo in silenziosa separazione dalle primigenie promesse ad una dirigenza cruciale per la qualità del sistema scolastico, ma di una loquacità irrefrenabile fuori le mura, con annunci, e improvvisazioni, ad horas, evidentemente non ancora avvertita che un ministro della Repubblica – lo fosse anche a sua insaputa – più che esternare deve proporre piani di azione, promuovere i necessari interventi normativi, individuare – e rivendicare – le risorse finanziarie per provare a sanare le più evidenti e stigmatizzate storture dell’universo mondo: per dirne due, portare i miserabili stipendi dei docenti, se non al livello dei colleghi tedeschi e lussemburghesi, almeno alla media europea; pagare i suoi dirigenti scolastici, rimanendo entro i confini domestici, come tutti i dirigenti di pari seconda fascia.

L’incontro ci sarà. E si reciterà a soggetto, continuandosi a disquisire sul sesso degli angeli. Dopo di che ciascuna sigla licenzierà il suo bravo comunicato, in attesa della prossima.

E ci sarà DIRIGENTISCUOLA, per dire basta alle prese per i fondelli e per inchiodare ognuno alle proprie responsabilità, senza più perder tempo e ribadendo che il nuovo contratto dell’area dirigenziale Istruzione, Università e Ricerca deve realizzare, tutta e subito, la perequazione interna di una categoria che, pur svolgendo la stessa funzione, è assurdamente sottoposta a ben quattro distinti regimi retributivi; e tutta e subito la minimale equiparazione economica con i dirigenti amministrativi e tecnici del medesimo datore di lavoro: gli uni preposti a uffici interni dell’Amministrazione per la cura di circoscritti compiti prevalentemente delegati, gli altri privi di una pur minima struttura organizzativa da dirigere e meri attributari di posizione dirigenziale.

Al quarto contratto – in un Paese normale – la cosa non dovrebbe essere neanche in discussione.

Qualora le apposite risorse finanziarie non si vogliano reperire, allora, in linea con la – seria – armonizzazione imposta dal D. Lgs. 75/17, replicata nell’Atto generale di indirizzo all’ARAN, emanato dalla Funzione Pubblica, occorrerà far confluire il micragnoso specifico FUN nel ben più generoso FUA, da cui attingono le altre dirigenze e grazie al quale raddoppiano le proprie remunerazioni rispetto ai parenti poveri fino ad ora reclusi nella specifica Area quinta della dirigenza scolastica.

Questa redistribuzione solidaristica non potrà di certo essere impedita dai cosiddetti (presunti) diritti acquisiti dalle dirigenze non aggettivate. Che sono piuttosto privilegi, non correlati – a giudizio di tutti i maggiori studiosi giuslavoristici – all’effettiva complessità delle strutture organizzative della P.A. Sono, piuttosto, il lascito di negoziazioni strappate in posizioni di forza ovvero dell’affiliazione politica e delle relazioni amicali; per contro privilegi subiti da una dirigenza scolastica surrettiziamente mantenuta nel comparto scuola e quivi rappresentata dalla sua dichiarata controparte: la stessa cui la categoria ha, con sommo autolesionismo, rimesso il proprio destino consentendole di firmare, con oltre il 50% della rappresentatività, insieme all’ANP,  i tre deteriori precedenti contratti con la solita clausola che ha tutto il sapore della presa in giro della categoria: firmiamo rinviando alla prossima tornata la perequazione! Si replicherà anche con il prossimo contratto…con la presa di distanza dell’ANP che si è impegnata a non firmare ben sapendo che la quadruplice detiene circa il 53% di rappresentatività e che può firmare da sola, così come avrebbe potuto fare nel 2010 allorquando deteneva ben il 56,91% di rappresentatività!!

Dobbiamo ripeterci, ma è necessario.

Se i dirigenti scolastici – tutti i dirigenti scolastici – non vorranno irrimediabilmente votarsi al suicidio dovranno, senza indugi, costringere le OO.SS. che detengono la maggioranza a ridare dignità alla categoria, revocando le deleghe a suo tempo rilasciate alla Quadriate, ora che le stesse serviranno a misurare, da qui a dicembre prossimo, la rappresentatività per il triennio 2019-2021; per riattivarle all’indomani dello stanziamento dei fondi necessari finalizzati al riscatto dal deprimente status di figli di un dio minore, ossia prima del 31/12/2017 anche per evitare di favorire, indirettamente, il Messia che sta investendo ingenti risorse economiche per rastrellare deleghe al fine di diventare rappresentativo nell’AREA. E’ evidente all’universo mondo che l’unico interesse della DIRIGENTISCUOLA è la perequazione, oltre agli aspetti normativi elencati nella propria piattaforma. 

Al danno si aggiungerebbe la beffa!