Il quarto intervento in dieci giorni ci consente un rinvio ai precedenti e di confermare che la bozza grezza anticipata dalla stampa è divenuto, con marginali varianti, il disegno di legge di bilancio 2018, dopo la bollinatura della Ragioneria dello Stato incardinato al Senato con il n. 2960, il cui articolo 53, in ragione delle competenze attribuite ai dirigenti scolastici, dispone – in aggiunta alle risorse stanziate dalla legge 107/15, di ripristino (molto) parziale dei tagli selvaggi sul FUN – la loro progressiva armonizzazione nella retribuzione di posizione di parte fissa con 37 milioni di euro per il 2018 (fanno poco più di 100 euro al mese), di 41 milioni per il 2019 e di 96 milioni dal 2020: al termine del quale si dovrebbe realizzare lo stratosferico aumento di 400 euro netti mensili, ma per intanto – con il tipico gioco delle tre carte – mandando in cavalleria il primo biennio della tornata contrattuale 2016-2018 che va aggiunto ai cinque disposti dalla Corte Costituzionale.

E, ovviamente, nulla sulle non meno sperequate, rispetto ai normali dirigenti pubblici del medesimo datore di lavoro, retribuzioni di posizione variabile e di risultato; a tacere delle assurde – persistenti – divaricazioni retributive interne, di chi svolge la stessa funzione!

Vorremmo allora (ri)chiedere al tuttora silente granitico cartello CGIL-CISL-UIL-SNALS, se – a queste condizioni – può ritenersi soddisfatta la perequazione economica al resto della dirigenza pubblica, che il nuovo contratto deve assicurare tutta e subito per risolvere finalmente l’intollerabile emergenza salariale dei dirigenti scolastici, stigmatizzata – a parole – nei convegni e nelle assemblee tenute, a tamburo battente, in lungo e in largo lo Stivale.

E vorremmo (ri)chiedere all’ANP se si può sempre tranquillamente affermare che non firmerà un contratto che non preveda la piena perequazione economica con le altre dirigenze (comunicato del 19 luglio 2017). Lo vorremmo (ri)chiedere perché sul suo sito (comunicato del 19 ottobre 2017) si legge che ci si potrebbe accontentare di un’anticipazione dei termini di scaglionamento, per provare poi a spuntare almeno una prima quota del differenziale variabile, in un cammino che sarà ancora lungo.

Per l’appunto, dal ruggito del leone allo squittìo d’un coniglio? E quindi, sempre a braccetto con la Quadriate, pronta a sottoscrivere, dopo le innocue schermaglie di rito, il quarto contratto con il consueto codicillo dell’ennesimo rinvio dell’equiparazione al prossimo giro e a futura memoria?

Di quali altre prove ha bisogno la categoria per dare il benservito a chi continua a ruggire quando il clima è caldo, ma poi squittisce dopo aver distratto l’attenzione scatenando la guerra in famiglia persistendo nel fare paragoni tra dirigenti e docenti? La Costituzione è chiara: a parità di prestazione parità di retribuzione!

Alla fine dovremmo anche ringraziare per questo ennesimo affronto?