Il Generale Agosto ha decretato il rompete le righe deludendo chi si attendeva una lieta novella, ma consegnando alla ripresa autunnale delle finte trattative per il rinnovo del nostro contratto una flebile speranza, sebbene tutta da verificare.

L’attesa della lieta novella è stata frustrata dall’interpretazione autentica della segretaria generale della CISL Scuola del primigenio solenne proposito della sempre più defilata ministra Fedeli – la perequazione retributiva della cruciale dirigenza scolastica con tutte le altre dirigenze pubbliche – progressivamente derubricato in armonizzazione, poi graduale armonizzazione, infine in progressiva armonizzazione della retribuzione di posizione parte fissa. Nessuna parola della parte variabile e della retribuzione di risultato comunque legata alla valutazione che tutti vogliono e tutti ostacolano.

E, parlando a nome della sua Segreteria nazionale e, presumibilmente, della Trimurti, si è subito peritata di dichiarare che trattasi di un buon punto di partenza, utile ad avvicinare le posizioni prima ancora che si avvii il tavolo negoziale. Dove sarà inesorabilmente formalizzato l’ultimo passaggio mancante, riprendendosi in fotocopia la dichiarazione congiunta apposta a chiusura del CCNL dell’Area V, Secondo biennio economico 2008-2009: che, in relazione all’obiettivo della equiparazione retributiva dei dirigenti della (ex) Area V con la restante dirigenza pubblica, in coerenza con quanto stabilito dall’ordine del giorno della Camera dei Deputati (A.C. 1746 bis – A), le parti concordano di rinviare al prossimo rinnovo contrattuale, nel rispetto delle autonome determinazioni del comitato di settore, l’ulteriore esame delle connesse problematiche e la definizione delle più opportune soluzioni, nella direzione del suddetto riallineamento retributivo.

Ma ci sarebbe la flebile speranza, costituita dalla dichiarazione della collega segretaria generale dello SNALS, che pure fin qui ha sottoscritto tutti i comunicati congiunti con CGIL-CISL-UIL, sulla firma non scontata del prossimo CCNL a fronte delle posizioni minimaliste, quasi rassegnate, che sembrano aleggiare nell’area dei sindacati confederali: esattamente gli stessi – e i soli – che hanno stipulato l’Intesa del 30 novembre, quella degli 85 euro lordi mensili medi pro-capite, da impiegare prevalentemente per i salari più bassi nella galassia del pubblico impiego e per salvaguardare il bonus degli 80 euro mensili di chi percepisce retribuzioni inferiori ai ventiseimila euro lordi annui.

Cosicché, dopo essersi ufficialmente registrata – alla buon’ora – l’indisponibilità dell’ANP a sottoscrivere un contratto che non realizzi l’equiparazione retributiva, alla finora granitica Quadriate mancherebbero i numeri per decidere le sorti della propria controparte datoriale.

Ma, naturalmente, la firma ci sarà. Però dopo il 31 dicembre 2017, data di scadenza del conteggio dei numeri concernenti la rappresentatività sindacale per il triennio 2019-2021. E firmare prima il nuovo contratto costituirebbe un autentico suicidio. La categoria protesterà? Ma fino alla prossima rilevazione della rappresentatività ci saranno tre anni per …dimenticare!

Sarebbe allora quanto meno un atto prudenziale quello dei colleghi iscritti ai sindacati che finora hanno stipulato tutti i precedenti deteriori contratti della dirigenza scolastica, costringere le loro OO.SS. ad adoperarsi per ottenere gli stanziamenti necessari sottoscrivendo, in primis,  una loro dichiarazione ufficiale che mai più sottoscriveranno un contratto che, come obiettivo minimo ed indilazionabile:

-non renda disponibili le risorse aggiuntive per sanare le sperequazioni retributive interne alla categoria e proceda poi alla perequazione con la retribuzione di posizione fissa nell’importo percepito da tutte le altre dirigenze pubbliche non generali, inclusi i dirigenti dell’Università e della Ricerca, ora collocati, insieme ai dirigenti delle istituzioni scolastiche, nella medesima Area;

– non provveda parimenti ad armonizzare le retribuzioni di posizione variabile e di risultato, tramite la cancellazione di un sempre più micragnoso FUN, come autonoma e distinta identità, facendolo confluire nel più generoso FUA (Fondo unico dell’Amministrazione) da cui attingono le dirigenze non scolastiche; che a giudizio di tutti i maggiori studiosi giuslavoristici, più che essere correlato all’effettiva complessità delle strutture organizzative della P.A., è il lascito di negoziazioni strappate in posizioni di forza ovvero dell’affiliazione politica e delle relazioni amicali. Dunque, non si tratta di diritti acquisiti bensì di privilegi, in ordine ai quali il menzionato D. Lgs. 75/17 prescrive, per l’appunto, un’armonizzazione.

Subito, però.  Perché passata la festa gabbato lo santo. Come? Nell’unico modo che possa costringere le OO.SS. a fare il loro dovere, quel dovere che non hanno fatto in tutti questi anni riducendo la categoria al rango di “pezzente”, peraltro vessata  da decine di molestie burocratiche e sommersa di responsabilità.

L’inversione di tendenza dipenderà solo dalla categoria che, finalmente, ha aperto gli occhi e, ci si augura, sia pronta a presentare il conto previo contezza dei meccanismi appositamente studiati per confondere le idee ai non addetti ai lavori!

DIRIGENTISCUOLA subito dopo la risposta che darà l’ARAN nel già programmato incontro del 28 agosto p.v. e la verifica delle promesse della ministra Fedeli pubblicherà la propria motivata ed argomentata proposta che permetterà alla categoria di decidere del proprio destino.

Per ora DIRIGENTISCUOLA augura buon ferragosto.